Terremoto in centro Italia, la ricostruzione parte dalle scuole

Il commissario Vasco Errani punterà sul dialogo con popolazioni e sindaci. Il governo: le case sorgeranno dove erano prima. Ma per i geologi non c’è stata prevenzione.

Vasco Errani, ex presidente della regione Emilia-Romagna, è l’uomo incaricato dal governo per gestire la ricostruzione delle zone del centro Italia colpite dal terremoto dello scorso 24 agosto. Errani, già presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni, è stato scelto per la sua grande esperienza di raccordo tra gli enti locali. La ricostruzione, secondo le idee del governo, non dovrà avvenire dall’alto, come successo all’Aquila dopo il sisma del 2009, ma “ascoltando le esigenze delle popolazioni, dei sindaci e delle regioni coinvolte”. Parole, queste ultime, pronunciate davanti al parlamento dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Claudio De Vincenti.

Vasco Errani, nominato dal Consiglio dei ministri commissario alla ricostruzione © Getty Images
Vasco Errani, nominato dal Consiglio dei ministri commissario alla ricostruzione © Getty Images

“Dobbiamo ridare una prospettiva alla gente, facendo bene, presto e in trasparenza”, ha detto De Vincenti. “Abbiamo già definito le linee di fondo e il quadro di governance. Vasco Errani in questo affiancherà il capo della Protezione civile. Si tratterà di muoverci in un confronto continuo con le popolazioni e con gli enti locali: un modello di governance condiviso, sia della gestione dell’emergenza che della ricostruzione”.

Le case sorgeranno dove erano prima

La prima richiesta va proprio in questo senso: “Gli edifici andranno ricostruiti lì dove erano, ovviamente con precisi criteri antisismici ma in modo da garantire una continuità culturale: è quello che ci hanno chiesto le popolazioni – ha detto De Vincenti – Il primo passo è ripristinare le condizioni di vita nei luoghi colpiti, con occupazioni che siano temporanee ma degne”. Un segnale è l’inaugurazione dell’anno scolastico il prima possibile. Facile a dirsi, meno a farsi: la scuola Romolo Capranica di Amatrice, il paese del reatino risultato il più colpito dal terremoto, è crollata impietosamente nonostante il regolare certificato antisismico. Un fatto che ha portato la Guardia di finanza a sequestrare ciò che resta dell’edificio e ad aprire un’inchiesta sulla concessione d’appalto che parla di mancanza di certificazione adeguate dell’azienda Edil Qualità e di omissioni da parte del comune di Amatrice.

L’allarme dei geologi laziali

I resti della scuola Romolo Capranica di Amatrice, sequestrata dalla Finanza © Getty Images
I resti della scuola Romolo Capranica di Amatrice, sequestrata dalla Finanza © Getty Images

Intanto, sempre dal Lazio, arriva il grido d’allarme degli esperti che attaccano i politici locali che, dice il presidente dell’Ordine regionale dei geologi, Roberto Troncanelli “di fronte a tv e giornalisti versano lacrime di coccodrillo, spiegando l’importanza della prevenzione, quando non addirittura denunciandone la mancanza, come se non fossero loro deputati, di nome e di fatto, a programmarla e attuarla”.

Un esempio pratico, che si lega perfettamente alla vicenda della scuola, è quello della recentissima revisione del regolamento regionale per il rilascio delle autorizzazioni sismiche, in vigore da aprile 2016 “che evidenzia la totale ignoranza da parte del legislatore, delle problematiche relative a risposta sismica locale, microzonazione sismica ed effetti di sito, temi da cui è impossibile prescindere per attuare una corretta attività di prevenzione dei terremoti. E’ evidentemente una precisa scelta politica: quella di allargare ancora le già ampie maglie dei controlli sui progetti presentati, incrementando anche le classi di intervento per le quali non è previsto il controllo”. Su problemi come questo dovrebbe intervenire però “Casa Italia”, il piano di prevenzione che il governo ha in mente di varare al più presto possibile.

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