Cooperazione internazionale

Terzo settore. Come cambia il mondo del no profit dopo la riforma

Approvati i decreti attuativi: nasce il Registro unico per censire oltre 300mila organizzazioni e un fondo dotato di 38 milioni, molte più occasioni per i giovani

Il terzo settore da oggi è un mondo meno disordinato rispetto al passato grazie all’istituzione di un registro unico che censirà e metterà in rete le circa 300mila organizzazioni no profit italiane esistenti che impiegano circa un milione di lavoratori e che producono il 4,3 per cento del pil nazionale. È una delle novità istituite dalla riforma del Terzo Settore, approvata lo scorso 26 maggio ma resa operativa solo adesso dai decreti attuativi del Consiglio dei ministri, che presenta altri interventi importanti: la nascita del servizio civile universale, la creazione di un codice del terzo settore che chiarisca finalità e istituisca obblighi di trasparenza. Una svolta anche nella concessione dei fondi: sarà più semplice per il no profit italiano accreditarsi per accedere al 5 per mille, poi arriveranno fondi direttamente dallo stato, circa 38 milioni di euro nei prossimi 18 mesi.

 

Le novità: un sistema più chiaro e più occasioni per i giovani

Registro unico e codice del terzo settore, insieme al rafforzamento dei centri di servizio per il volontariato, avranno lo scopo di riordinare e inquadrare una costellazione in cui la frammentazione e lo scarso coordinamento hanno spesso portato a uno sperpero di risorse. “La novità principale è che ora almeno si sa cosa è il  terzo settore – spiega Mario Marazziti, che oggi lavora in commissione Affari sociali alla Camera, ma che è uno dei fondatori storici della Comunità di Sant’Egidio –. Si è chiarito il perimetro, distinguendo chi è terzo settore e chi non lo è pur facendo cose utili, per esempio le fondazioni bancarie: è necessaria una finalità in campo civico e solidaristico”.

 

Il servizio civile diventa universale

Il servizio civile arriverà a soddisfare le domande di tutti i ragazzi tra i 18 e i 28 anni che lo desiderino, anche stranieri. Il servizio, secondo la legge, “sarà finalizzato alla difesa non armata della patria, e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica”. Nel 2015, a fronte di 160mila domande, i posti disponibili erano meno di un terzo. E poi nasce un fondo presso il ministero del Lavoro, che per il 2016 finanzierà progetti per 17 milioni di euro, che nel 2017 diventeranno 20 milioni. Un altro milione è contenuto poi nella ‘Fondazione Italia Sociale’, creata per attrarre le donazioni di imprese e cittadini a favore degli enti del terzo settore individuando progetti ad elevato impatto sociale.

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