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Nei parchi nazionali marini thailandesi, i turisti dovranno evitare le creme che possono sbiancare i coralli. Pena multe salatissime.
I turisti che da adesso in poi si recheranno nei parchi nazionali marini della Thailandia non potranno più utilizzare creme solari che contengono sostanze chimiche dannose per la vita marina. Lo ha deciso il Dipartimento dei parchi nazionali e della conservazione della flora e della fauna thailandese. Obiettivo del paese del sud-est asiatico è soprattutto quello di proteggere i coralli a crescita lenta, provando così ad evitare gli sbiancamenti, i problemi di riproduzione e la distruzione delle larve di questi fragilissimi animali.
Il rischio è noto soprattutto grazie alle ricerche di un team italiano, guidato da Cinzia Corinaldesi, professoressa del Dipartimento di Scienze e ingegneria della materia, dell’ambiente ed urbanistica (Simau) dell’Università Politecnica delle Marche. Secondo lo studio, responsabili dello sbiancamento dei coralli sarebbero alcune delle sostanze utilizzate per proteggere la pelle dai raggi UV. Tra queste vi sarebbero ossibenzone e ottinossato (ottil-metossicinnamato), due degli ingredienti banditi anche nei parchi marini thailandesi. Il Dipartimento dei parchi nazionali del paese asiatico ha inoltre messo al bando il 4-metilbenzilidene-canfora e il butilparabene.
Questo è uno degli ultimi tentativi messo in atto dalla Thailandia per proteggere il proprio patrimonio naturalistico dall’industria del turismo che porta sulle sue coste migliaia di persone ogni anno. Maya Bay, per esempio, l’iconica spiaggia sull’isola di Ko Phi Phi Leh resa famosa dal film The Beach, è stata chiusa nel 2018 dopo che la maggior parte della sua barriera corallina è stata distrutta a causa del comportamento dei vacanzieri.
Sempre lo studio italiano ha calcolato infatti che sarebbero dalle 4mila alle 6mila le tonnellate di creme solari rilasciate in mare nei pressi delle barriere coralline ogni anno. Numeri che sono destinati ad aumentare nel prossimo futuro assieme alla crescita del mercato. Come deterrente, la Thailandia fa sapere che i trasgressori rischieranno multe salate, fino a 100.000 baht, pari a circa 2.500 euro. I funzionari statali, tuttavia, non hanno detto in che modo intendono far rispdettare questa nuova regola.
Il paese asiatico, comunque, non è l’unico ad aver preso questa iniziativa. Divieti simili sono già stati introdotti anche dall’arcipelago di Palau, che fa parte della Micronesia e che si trova nell’oceano Pacifico, e dallo stato americano delle Hawaii.
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