Acqua

La Trump Tower di Chicago inquina il fiume, la denuncia per aver violato le leggi ambientali

La procuratrice generale dell’Illinois Lisa Madigan ha sporto denuncia contro la Trump Tower per avere inquinato il fiume Chicago, violando le leggi ambientali.

Da quando è stato eletto presidente Donald Trump non si è fatto di certo notare per le sue decisioni a favore dell’ambiente, ma a quanto pare anche come imprenditore non ha dato un’impronta incline alla protezione degli ecosistemi alle sue imprese ed attività private. La procuratrice generale dello stato dell’Illinois Lisa Madigan ha deciso di sporgere denuncia contro il grattacielo di Chicago che porta il nome del presidente, la Trump international hotel & tower, perché colpevole di aver estratto grandi quantità d’acqua dal fiume della città, inquinandolo e mettendo a rischio la salute dei pesci che lo popolano – senza presentare un resoconto dell’attività di sfruttamento, come previsto dalla legge.

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Il Trump international hotel & tower utilizza milioni di litri d’acqua del fiume Chicago e li riversa a temperature molto più alte, una minaccia per i pesci. Per questo la struttura è stata denunciata dalla procuratrice generale dell’Illinois, Lisa Madigan © Scott Olson/Getty Images

Di cosa è accusata la Trump Tower di Chicago

L’edificio è stato costruito nel 2005 e col tempo è diventato uno dei grattacieli maggiormente riconoscibili dello skyline di Chicago, soprattutto per l’enorme scritta “Trump” in lettere maiuscole posizionata su un lato. Situato a ridosso del fiume Chicago e a poca distanza dal lago Michigan, il palazzo ospita un albergo, un centro congressi, degli appartamenti e fino a poco tempo fa anche uno dei pochi ristoranti con una stella Michelin della città più popolosa dell’Illinois. L’accusa rivolta da Madigan riguarda l’utilizzo e lo scarico dell’acqua del fiume.

Acqua del fiume per raffreddare l’edificio

Secondo la denuncia presentata dalla procuratrice, l’hotel di Trump ha sfruttato oltre i limiti consentiti l’acqua del fiume. Questa viene utilizzata per gli impianti di raffreddamento da quasi tutti gli edifici presenti a ridosso del fiume Chicago, ma il palazzo di Donald Trump ne ha fatto un uso eccessivo – si parla di circa 75 milioni di litri al giorno – senza riportare la quantità prelevata agli organi competenti, come previsto dalla legge federale. Infatti, secondo il Clean water act, gli enti che fanno un utilizzo massiccio di fonti d’acqua sono tenuti a documentare l’impatto di questa attività sui pesci.

Trump Tower a Chicago
Il grattacielo di Donald Trump si affaccia sul fiume Chicago © Diego Delso

Inoltre, il grattacielo rigetta nel fiume acqua troppo calda, con temperature più alte di 35 gradi centigradi rispetto a quella prelevata, e quindi dannosa per i pesci che vi abitano. Negli ultimi anni, grazie alle politiche ambientaliste di Chicago il fiume è tornato ad essere popolato da molta flora e fauna, permettendo anche ai cittadini di riscoprire la natura e la biodiversità della città. Inoltre, secondo la denuncia di Madigan, da oltre un anno l’edificio operava senza una licenza per l’utilizzo dell’acqua.

La risposta della Trump Organization

Mentre i dipendenti dell’hotel sembrano non preoccuparsi molto delle accuse e hanno continuato a pubblicare contenuti sulle pagine social, la Trump Organization, un gruppo di circa 500 aziende il cui principale proprietario è il leader della Casa Bianca, ha risposto a Madigan, che appartiene al Partito democratico, accusandola di essere in cattiva fede: “Siamo dispiaciuti che il procuratore generale abbia deciso di sporgere denuncia quando di solito queste cose si risolvono a livello amministrativo. Questo ci fa pensare che si tratti di un attacco politico”.

In realtà, fa notare il Chicago Tribune, la denuncia da parte di Madigan è avvenuta in seguito a una segnalazione dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente dell’Illinois, la Iepa, che è sotto la giurisdizione del governatore Bruce Rauner, repubblicano come il presidente. Ed è a questo ente che la Trump Tower di Chicago dovrà pagare una multa. Ma è il danno d’immagine e non quello economico che probabilmente preoccupa maggiormente Trump e il suo entourage.

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