Tutte le vite degli orti urbani

Le aree dimenticate della città diventano orti urbani a chilometro zero. Una pratica sempre più diffusa che ha origini lontanissime.

Gli orti urbani fanno parlare di sé. Coltivare gli ortaggi in città diventa una pratica educativa, un motivo estetico e una risorsa per la riqualificazione delle nostre aree urbane. Eppure è sufficiente tornare al secolo scorso per capire che non è nulla di nuovo.

 

Nei regolamenti comunali è ormai quasi normale trovare la voce “orti urbani”. Con cifre annue davvero esigue, questi piccoli fazzoletti di terra vengono consegnati alla tutela degli over 65 anni, ai centri sociali, alle scuole o anche alle cure collettive degli abitanti di un quartiere. Esistono i cosiddetti corporate gardens, gli orti aziendali, che trovano agricoltori appassionati dietro le scrivanie degli uffici. E infine i nostri terrazzi, sempre più popolati da prezzemolo, basilico, rosmarino e in alcuni casi zucchine, insalata, pomodori e molti altri ortaggi.

 

ortopensile

 

L’orticoltura è una passione comune. Una riscoperta che prolifera spontaneamente sotto la spinta della ricerca di qualità alimentare e di ristabilire un contatto tra la vita cittadina e l’agricoltura. Per questo i balconi, le aree abbandonate, i giardini o i tetti condominiali diventano spicchi di natura tra le mura della città. Una micro realtà alternativa alla produzione intensiva, più sana e sostenibile dall’ambiente.

 

Eppure gli orti urbani si sono sempre integrati con le trasformazioni urbanistiche e sociali. Gli orti di guerra degli anni quaranta e quelli nelle case degli operai migranti dal sud Italia sono gli esempi più vicini a noi. Simbolo di una condizione disagiata vengono dimenticati durante gli anni del boom economico per rinascere nei periodi di crisi. Oggi gli orti urbani rimediano ai danni del consumismo alimentare costituendo la rete verde delle metropoli, recuperando le aree degradate e soprattutto educando a pratiche ambientali sostenibili e alla conoscenza di un mondo molto prossimo alla città a volte sconosciuto.

 

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Le iniziative sono davvero numerose. A Roma, per esempio, il progetto piante al telefono trasforma le cabine telefoniche in serre urbane, dove gli ortaggi vengono coltivati dai passanti. A Milano, la divisione verdepensile di Harpo propone interventi di riqualificazione energetica a basso costo installando giardini o orti sui tetti delle abitazioni. Mentre il progetto Miraorti vuole la riqualifica di Mirafiori sud, la storica area industriale di Torino, con programmi di agricoltura civica e produzione agricola.

 

Queste iniziative dimostrano che oggi gli orti urbani vogliono costituire una comunità integrando anche le categorie emarginate dalla società, vogliono ricordare che l’uomo nasce coltivatore e vogliono dirci che la terra è il punto di partenza per migliorare il futuro del pianeta.

 

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