Una mostra moltiplicata per sette

Fino al 6 marzo 2016 il primo piano della Triennale accoglie “Ennesima. Una mostra di sette mostre sull’arte italiana” che ricapitola 50 anni della nostra produzione contemporanea.

Possiamo figurarcelo come una sorta di gioco di matrioske o di scatole cinesi, ovvero come il tentativo di restituire, attraverso un elaborato meccanismo sistematico, una mappa tendenzialmente compiuta degli ultimi 50 anni di arte contemporanea italiana.

 

Proponendosi come una vera e propria “mostra di mostre”, l’itinerario di Ennesima si articola infatti in ben sette percorsi espositivi che includono 120 opere realizzate da oltre 70 artisti tra gli anni Sessanta e i giorni nostri. Accolta al primo piano della Triennale fino al 6 marzo 2016, Ennesima, a cura di Vincenzo De Bellis, trae la sua denominazione da un’opera di Giulio Paolini (“Ennesima. Appunti per la descrizione di sette tele datate”) e si configura come un’autentica “meta-mostra”, cioè come una rassegna dei vari possibili format espositivi, rappresentati appunto da sette itinerari che corrispondono ad altrettanti criteri di catalogazione o inquadramento curatoriale delle varie esperienze artistiche.

 

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Carol Rama, “Trittico, Idilli”, 1993.

 

 

Si parte dunque dal format dell’esposizione collettiva tematica (quella intitolata “Per la scrittura di un’immagine” e dedicata al ruolo dell’iconografia nella produzione artistica italiana contemporanea) per poi approdare alla mostra collettiva riguardante un singolo movimento artistico (nella fattispecie l’avanguardia del cosiddetto “Gruppo 70” e le sue ricerche verbo-visive). Si prosegue con un esempio di personale (ovvero la prima mostra istituzionale italiana dedicata ad Alessandro Pessoli), seguita dall’esposizione collettiva incentrata su un particolare medium espressivo (“La performance del tempo sospeso: il tableau vivant tra realtà e rappresentazione”) e dal format della mostra di documentazione, che verte sull’archivio degli artisti milanesi attivi nell’autogestione dello spazio di via Lazzaro Palazzi, fondatori della rivista “Tiracorrendo” e artefici dell’installazione “Avanblob”.

 

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Paola Pivi, “Senza titolo (asino)”, 2003.

 

 

Si fornisce poi un modello di mostra collettiva generazionale riunendo una serie di opere inedite realizzate tutte nel 2015 da un selezionato gruppo di artisti nati tra la metà degli anni Settanta e Ottanta. Ad integrazione e coronamento di questi sei differenti percorsi, una settima ed ultima mostra appartenente alla categoria delle cosiddette “installazioni site-specific”, ovvero un insieme di opere concepite in funzione della loro collocazione, e qui pensate proprio per scandire l’inizio, la fine e le varie sezioni di Ennesima [nella foto di copertina, “Embroidery of a book: young at any age”, 2000, di Francesco Vezzoli].

 

Ne emerge un affresco variegato del sistema contemporaneo italiano in cui volutamente si evita la ricerca di un fil rouge unitario a tutti i costi, privilegiando grammatiche soggettive ed autonome, ovvero prospettive ed approcci eterogenei il cui obiettivo consiste appunto nel rendere giustizia alla complessità, all’eccentricità e all’anticonformismo di ciò che oggi chiamiamo arte.

 

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