Il clima impazzito si abbatte sui siti patrimonio mondiale dell’Unesco

L’Unione internazionale per la conservazione della natura: “Il 25% dei siti naturali protetti dall’Unesco è minacciato dai cambiamenti climatici”.

Un quarto dei siti naturali classificati patrimonio mondiale dell’Unesco è minacciato dai cambiamenti climatici. A lanciare l’allarme è l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), in un rapporto che è stato pubblicato nei giorni in cui si è svolta la ventitreesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 23) a Bonn.

Il 7% dei siti naturali Unesco è già in stato critico

Il documento, intitolato “Iucn World Heritage Outlook 2”, rappresenta un aggiornamento di uno studio analogo, realizzato nel 2014. Se all’epoca il numero di siti naturali considerati a rischio risultava pari a 35 (su un totale di 228), ora il dato è quasi raddoppiato: a rischiare di subire danni, se non addirittura di scomparire, sono ormai 62 siti su 241. In particolare, 17 luoghi (il sette per cento del totale) sono considerati in “stato critico”: tra questi figurano il parco nazionale delle Everglades, in Florida (Stati Uniti), così come il lago Turkana in Kenya e il parco dei Virunga nella Repubblica democratica del Congo.

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Il parco nazionale dei Virunga, nella Repubblica democratica del Congo, fa parte dei siti naturali protetti dall’Unesco e considerati in pericolo a causa dei cambiamenti climatici ©Brent Stirton/Reportage by Getty Images

Un aumento così vertiginoso registrato in soli tre anni – ha affermato la direttrice generale dell’Iucn Inger Andersen – ci ha lasciati di stucco. Nel rapporto, inoltre, sottolineiamo il fatto che il numero è destinato probabilmente ad aumentare”. Secondo l’organizzazione internazionale, infatti, ci sono oltre 50 siti che risultano già “potenzialmente a rischio”: “I cambiamenti climatici – ha aggiunto la dirigente – sono veloci e non risparmiano i tesori del nostro pianeta. Per questo servono impegni urgenti e ambiziosi al fine di rendere operativo l’Accordo di Parigi”, siglato al termine della Cop 21, nel dicembre del 2015.

Dai coralli al Kilimangiaro, passando per le Alpi

Tra i 62 siti considerati in pericolo figurano la Grande barriera corallina in Australia, la regione costiera del Belize e l’atollo di Aldabra alle Seychelles (il secondo più grande del mondo): tutti a causa del fenomeno dello sbiancamento dei coralli, dovuto all’aumento della temperatura degli oceani e del loro tasso di acidificazione. A rischio ci sono poi numerosi ghiacciai, compresi quelli del parco nazionale del Kilimangiaro, in Tanzania, o quello di Jungfrau-Aletsch nelle Alpi svizzere. Potrebbero essere colpiti poi luoghi che ospitano zone umide e delta fluviali. Mentre in altre zone la spada di Damocle è rappresentata dalla crescita del rischio di incendi.

Lo Iucn ricorda che le conseguenze sociali dell’eventuale danneggiamento o distruzione dei siti naturali patrimonio dell’Unesco possono essere devastanti per le comunità locali. Al di là del valore ecologico e paesaggistico, infatti, c’è quello economico: per molte popolazioni tali luoghi rappresentano una fonte di ricchezza definita “cruciale” dal rapporto. A farne le spese potrebbero essere infatti anche il turismo e lo sviluppo delle infrastrutture.

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