Diritti umani

La mortalità infantile è in calo, ma sono ancora troppe le vittime sotto i 5 anni secondo l’Unicef

Cyberbullismo, obesità e cambiamenti climatici le nuove sfide che riguarderanno sempre più bambini secondo l’Unicef. La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza compie 30 anni e grazie alle sue attività la mortalità infantile è diminuita del 60%, ma non basta.

La povertà, la disuguaglianza, la discriminazione continuano a privare milioni di minori dei loro diritti ogni anno, e addirittura 15 mila bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno, principalmente o causa di malattie curabili o per altre cause prevedibili. È il dato più incredibile che ancora siamo costretti a leggere nell’ultimo rapporto dell’Unicef, pubblicato due giorni prima del trentesimo anniversario della ratifica della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (che coincide anche con la giornata mondiale dei diritti dei bambini) e nonostante i grandi progressi fatti nel campo della tutela dei minori dal 1989 a oggi.

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In questi 30 anni, infatti, si sono registrati aumenti significativi del tasso di sopravvivenza dei bambini e dell’accesso ai servizi sanitari ed educativi: miglioramenti che però sono stati ridotti, in un certo senso, da questioni relative alla bassa qualità e da un certo rallentamento della crescita e dello sviluppo nell’ultimo decennio, quello della crisi globale.

Bambini poveri in Italia, Save the children, Atlante infanzia a rischio. Unicef
La quantità di bambini poveri in Italia è passata dal 3,7 per cento al 12,5 per cento in dieci anni © Annie Spratt/Unsplash

Miglioramenti non ancora sufficienti

Ad oggi, nonostante negli ultimi 30 anni i tassi globali di mortalità dei bambini  sotto i 5 anni siano diminuiti del 60 per cento, il numero di piccole vittime quotidiane rimane impressionate. Molte di queste morti sono dovute alle guerre o ai disastri naturali, dal momento che un bambino su quattro vive in paesi che ne sono coinvolti. Ma ad incidere sono anche le malattie, a causa delle condizioni igieniche precarie ma anche di mancanza di accesso ai medicinali: quasi 20 milioni di bambini infatti sono a rischio di contrarre malattie prevenibili con i vaccini.

Secondo Henrietta H. Fore, direttore esecutivo di Unicef, in questi tre decenni “abbiamo ridotto di quasi il 40% il numero di bambini che abbandonano la scuola primaria. Tre decenni fa, la poliomielite paralizzava o uccideva quasi mille bambini al giorno. Oggi, il 99 per cento di questi casi sono stati eliminati. Ma persistono sfide ostinate, e noi (governi, società civile, agenzie dello sviluppo, settore privato) non le abbiamo ancora adeguatamente affrontate. Come risultato, il progresso nella realizzazione dei diritti dei bambini più poveri e marginalizzati è stato troppo lento”. 

Nuove sfide e cambiamenti climatici, anche l’Unicef si schiera

Accanto ai miglioramenti e alla scomparsa di alcune minacce, c’è anche l’insorgere di nuovi pericoli trent’anni fa inesistenti o sotto controllo: il nuovo insorgere del morbillo, un aumento del tasso di obesità infantile, il cyberbullismo, gli abusi, lo sfruttamento e l’impatto del cambiamento climatico.

A proposito dei cambiamenti climatici, anche l’Unicef si accoda al lungo elenco delle istituzioni che avvisano come sia necessaria una tempestiva inversione di rotta: “se gli attuali trend persistono, nel corso dei prossimi trent’anni i bambini si troveranno a dover fronteggiare previsioni peggiori. Senza un cambiamento fondamentale in questa direzione il cambiamento climatico diventerà irreversibile, infliggendo effetti disastrosi sul pianeta e sull’umanità intera, ben prima che la Convenzione possa raggiungere il sessantesimo anniversario”.

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Lo scenario peggiore è disegnato: se non si fermano le emissioni di Co2, l’insicurezza alimentare e la scarsità idrica sono destinate a diventare una realtà per milioni di bambini. Malattie virali diventeranno ordinarie in posti dove oggi non sono nemmeno una minaccia. Tre quarti del mondo vivrà nelle città, ma la maggior parte dei contesti urbani saranno privi di qualsiasi pianificazione e non idonei alla crescita e allo sviluppo dei bambini. Milioni  bambini saranno in movimento, poiché la scarsità di risorse genera conflitti e violenza.

Tutto questo “a meno che non interveniamo ora”, conclude il rapporto Unicef, che cita le parole di uno dei suoi numerosi ambasciatori, la giovanissima attivista e rifugiata siriana Muzoon Almellehan, che all’assemblea generale delle Nazioni Unite dello scorso settembre aveva ricordato il movimento globale di Fridays for future: “I bambini egli adolescenti stanno già prendendo posizione: stiamo marciando, stiamo organizzando campagne e stiamo parlando in nostro favore. Abbiamo bisogno che vi uniate o noi”. Possibilmente, senza dover aspettare altri 30 anni.

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