Uragano Florence, gli Stati Uniti si preparano al peggio

L’uragano Florence dovrebbe raggiungere Carolina del Nord e del Sud nella giornata di giovedì 13 settembre, con venti alla velocità di 200 chilometri orari. Trump: “Non c’è da scherzare”.

“Non ci riprenderemo nel giro di qualche giorno. Sarà una lenta guarigione”. Jeff Byard, dell’Agenzia federale per la gestione delle emergenze negli Stati Uniti, è sicuro che l’uragano Florence sarà devastante.

Con venti alla velocità di circa 200 chilometri orari, Florence ha già raggiunto la categoria 4 sulla scala Saffir-Simpson che misura l’intensità dei cicloni tropicali – il valore più alto è 5. Si prevede che giovedì mattina l’uragano arriverà sulle coste della Carolina del Nord e del Sud, raggiungendo la massima intensità in serata con alto rischio di inondazioni. Lo stato di emergenza è stato dichiarato anche in Virginia, Maryland e nella capitale, Washington.

Segui il percorso dell’uragano, con aggiornamenti in tempo reale, qui

Gli abitanti della costa orientale degli Stati Uniti si preparano all’arrivo dell’uragano Florence

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo in guardia la popolazione, intimandola di non sottovalutare la situazione. Le abitazioni di almeno un milione di persone sono a rischio: qualcuno ha deciso di rimanere e munirsi di pannelli di compensato facendo la fila al supermercato preso d’assalto; moltissimi hanno preferito spostarsi nell’entroterra, dove tante famiglie si sono rese disponibili ad ospitare gli sfollati. “È surreale pensare che potremmo non avere più una casa dove tornare”, ha confessato Kelley Shinn alla Cnn. Suo marito l’ha svegliata alle tre di notte per preparare le valigie e fuggire nell’Ohio dal padre.

Gli uragani sono sempre più potenti

“Se è vero che un singolo uragano non può dipendere unicamente dai cambiamenti climatici, è altrettanto vero che i cambiamenti climatici si chiamano così per un motivo: modificano il clima – e il meteo. Gli uragani stanno diventando più potenti, le tempeste più frequenti, così come la siccità e le ondate di calore”, scrive David Leonhardt, editorialista del New York Times. “Considerando che i dati e gli studi accademici sembrano non aver persuaso l’attuale governo degli Stati Uniti – e buona parte degli elettori – a prendere sul serio il riscaldamento globale, forse il meteo ci riuscirà”, conclude.

Quel che è certo è che stavolta gli americani non vogliono farsi cogliere impreparati, memori dell’esperienza dello scorso anno quando gli uragani Irma e Harvey hanno devastato, rispettivamente, Florida e Texas causando almeno 165 vittime e 175 miliardi di dollari di danni.

Articoli correlati