Valdobbiadene, un tour nella terra dell’arte, del vino e delle colline da sogno

Nelle sinuose colline venete, tra vigneti e borghi da scoprire, per un itinerario nella zona del Valdobbiadene: terra dai panorami unici, tanto da essere stata candidata a patrimonio dell’umanità Unesco.

Una terra dai paesaggi sognanti, da cartolina, capace di regalare quiete ma anche preziose testimonianze d’arte e l’eccellenza del vino italiano: andiamo in Valdobbiadene per un tour tra borghi, cantine e siti storici.

Pievi, molini e castelli: le meraviglie del Valdobbiadene (oltre il vino)

Sono terre di vigneti, eccellenti, che hanno fatto la fortuna della regione e in particolare di questa zona: in Valdobbiadene non si può non parlare del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg ma in un tour in questa porzione della Provincia di Treviso sono tante le tappe da prevedere, alla scoperta di piccoli grandi gioielli architettonici e artistici. Cominciamo col segnalare la pieve di S.Pietro in Feletto: dall’esterno non vi colpirà molto ma già andando sotto il porticato si possono apprezzare i numerosi affreschi che lo decorano. Il più celebre e curioso è quello dedicato al “Cristo della domenica” il cui messaggio per i credenti è chiaro: di domenica non si lavora e chi lo fa nel giorno del Signore fa soffrire il Cristo che, colpito dagli attrezzi di lavoro, versa sangue dalle ferite. Con questo soggetto si dà un monito preciso al popolo ma si mostrano anche gli strumenti e gli attrezzi della vita dei campi. Fare una tappa qui e ammirare il panorama delle dolci colline coneglianesi è d’obbligo.

Per i nostalgici consigliamo una visita al Molinetto della croda nella valle del Lierza: si tratta di un caratteristico esempio di architettura rurale del secolo XVII il cui nome si riferisce alle fondazioni della primitiva costruzione che poggiano sulla nuda roccia, detta la “croda” della montagna. Ha macinato fino al 1953 mentre ora testimonia solo come fosse la vita di un tempo, scandita da questi lavori legati alla terra. La posizione in cui si trova, accanto all’acqua e in mezzo al bosco, lo rendono un luogo incantevole e rilassante. Da qui poi sono numerosi sono numerosi i percorsi che partono tra le colline e i vigneti.

Castello di San Salvatore Susegana
ll castello di San Salvatore fu costruito dalla famiglia dei Conti Collalto nella seconda metà del 1200. © Simona Denise Deiana

In un altro sito incantevole, a Farra di Soligo, si trova la chiesa di San Vigilio che domina dall’alto Col San Martino e tutta la vallata fino e oltre il fiume Piave. La struttura è davvero suggestiva e quel suo campanile, forse un po’ tozzo, la rende unica. Difficile trovarla aperta purtroppo, accade solo in poche manifestazioni. Se girate intorno all’edificio invece, su un lato della chiesa, un cancello in ferro porta direttamente in splendidi vigneti. Mentre durante il periodo natalizio, di solito viene illuminata ed è ancora più bella.

A Susegana, salendo una dolce collina, si arriva al castello di San Salvatore, una struttura che risale alla seconda metà del 1200 e si staglia sulle colline delle Prealpi, posizione un tempo strategica per controllare i guadi sul Piave, dominando il paese e tutta la pianura veneta fino alla laguna. Oggi, dopo i pesanti bombardamenti della prima guerra mondiale, rimane solo parte del castello ma l’atmosfera è ancora quella d’altri tempi: i giardini curati, la torre, le statue. Una splendida ambientazione per visite guidate, ricevimenti ed eventi culturali.

Nella cittadina più grande e popolosa della zona, Conegliano, due sono a nostro parere le tappe imperdibili: all’interno del Duomo, la pala d’altare collocata nel presbiterio, recentemente restaurata, eseguita da Giambattista Cima da Conegliano nel 1493 che raffigura la Madonna col bambino e angeli, tra i santi Giovanni Battista, Nicola, Caterina d’Alessandria, Apollonia, Francesco e Pietro; e sempre a fianco alla cattedrale la sala dei Battuti con un ciclo di affreschi realizzato per la maggior parte da Francesco da Milano in due momenti distinti.

Cantina La Tordera
Degustazioni ma non solo alla Cantina La Tordera a Vidor in Provincia di Treviso.

Valdobbiadene: andar per cantine, sostenibili

Nella Provincia di Treviso, come detto, la tradizione vitivinicola è importante sia dal punto di vista economico, che socio culturale e turistico. Questa zona vanta uno dei percorsi alla scoperta dell’arte di fare vino più antichi d’Italia, quella che in passato era chiamata “Strada del vino bianco” e oggi, ridisegnata, ha preso il nome di “Strada del Prosecco e vini dei colli Conegliano Valdobbiadene“.

Programmare un tragitto, in bicicletta o in auto, tra vigneti, colline e cantine è il modo migliore per fruire di un territorio meravigliosamente bello. Nelle centinaia di cantine che popolano tutta la zona e producono le eccellenze del “Prosecco”, come semplicemente lo chiamano i meno esperti, noi abbiamo scelto di segnalarvi una cantina che, oltre a fare un ottimo vino, abbia a cuore la sostenibilità della propria produzione e quindi dell’azienda.

La cantina è La Tordera a Vidor che con il programma “Naturale balance” mira a raggiungere il traguardo di una viticoltura sempre più green, in armonia con l’ambiente e sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Si comincia con la certificazione Casa clima wine per ricevere la quale è stata valutata la compatibilità ambientale dell’edificio e il comfort abitativo, il consumo di energia e acqua nella produzione dei vini, la scelta degli imballaggi ma anche le conseguenze del trasporto.

L’azienda copre il 70 per cento del proprio fabbisogno energetico, utilizzando fonti rinnovabili. Ha poi aderito al programma innovativo Rafcycle, sistema per il riciclaggio degli scarti delle etichette. Inoltre, la bottiglia personalizzata, creata appositamente per l’azienda, pesa soltanto 720 grammi ed è composta per oltre l’80 per cento da vetro riciclato: ciò permette una più bassa temperatura di fusione e quindi una dispersione minore di anidride carbonica nell’atmosfera. Per gli imballaggi viene utilizzata carta riciclata al 100 per cento e legno di pino vergine essiccato senza altri trattamenti. L’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto della cantina permette all’azienda una buona autonomia dal punto di vista energetico. Per quanto riguarda l’utilizzo d’acqua, quella impiegata per il lavaggio delle vasche e per alcune fasi d’imbottigliamento, è ridotta e fortemente razionalizzata. La cantina in legno inoltre garantisce un’ottima coibentazione e fa sì che non ci siano scambi di calore tra esterno e interno così da mantenere gli ambienti alle temperature adeguate. Gli ambienti vivibili dell’azienda sono riscaldati totalmente con caldaie a legna. L’uso di combustibili è riservato solo ai mezzi agricoli, cercando comunque di ottimizzarne al massimo l’utilizzo.

Per scoprire i vini della cantina e farsi raccontare dalla famiglia dei proprietari il loro impegno in merito all’ambiente, vengono organizzate delle experience, degustazioni con qualcosa in più che consigliamo come tappa di ristoro dopo aver visitato la zona.

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