Vendite di armi in calo nel mondo, ma non perché sia scesa la domanda

Il nuovo rapporto del Sipri indica un calo delle vendite di armi del 3,5% nel 2022, di peso però da problemi nelle catene di approvvigionamento.

Le vendite di armi e servizi militari, da parte delle cento più importanti imprese del settore della difesa di tutto il mondo, sono scese del 3,5 per cento nel 2022, rispetto all’anno precedente. Ciò, però, non per un calo dell’interesse, degli investimenti o degli ordinativi da parte dei governi, bensì per problemi tecnici legati alla produzione. Le aziende, in altre parole, non sono riuscite a far fonte ad un aumento della domanda, amplificata in particolare dalla perdurante guerra in Ucraina.

Il valore globale delle vendite di armi a 597 miliardi di dollari

A fornire i dati, relativi al 2022, è l’Istituto l’internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri), secondo il quale il valore delle vendite ha raggiunto a livello globale i 597 miliardi di dollari (549 miliardi di euro). “Ciò che mostra in realtà questa diminuzione è uno scostamento tra un’impennata della domanda, come quella provocata dalla guerra in Ucraina, e la capacità delle imprese di aumentare la loro produzione in modo sufficientemente ampio da rispondervi”, ha spiegato Diego Lopes da Silva, ricercatore del Sipri, all’agenzia Afp.

Secondo l’istituto scandinavo, la situazione si spiega in gran parte con il calo delle vendite da parte dei principali produttori di armi degli Stati Uniti. questi ultimi, infatti, si sono trovati costretti a fronteggiare problemi nelle catene di approvvigionamento e mancanze di manodopera” che non sono mai state risolti dal periodo della pandemia. Il Sipri specifica che le imprese della nazione nordamericana sono particolarmente vulnerabili da questo punto di vista, poiché fabbricano armi mediamente più complesse rispetto a quelle prodotte in altre nazioni.

Dalle aziende americane il 51 per cento delle vendite globali

Proprio le grandi aziende americane, non a caso, hanno registrato un calo del 7,9% delle loro vendite di armi nel corso del 2022: “Le supply chain nel loro caso sono più articolate e presentano più passaggi”, ha aggiunto Lopes da Silva. Ciò nonostante, rappresentano ancora il 51% delle vendite mondiali. E delle cento maggiori imprese mondiali, 42 sono proprio statunitensi.

Guerra in Ucraina e armi
La guerra in Ucraina ha riacceso il dibattito sulle armi © Ming Yeung/Getty Images

Al contempo, a contribuire al calo complessivo sono state, paradossalmente, anche le aziende produttrici russe. nonostante l’invasione dell’Ucraina, infatti, hanno registrato un calo significativo, pari al 12%, a 20,8 miliardi di dollari. in questo caso, tuttavia, a pesare sono state soprattutto le sanzioni imposte contro Mosca da parte del mondo occidentale.

Dalla classificano escluse aziende russe per mancanza di dati

Ma non va sottovalutato anche un fattore tecnico nella metodologia utilizzata dal Sipri: la guerra avviata dal Cremlino ha portato con sé un netto calo della trasparenza nel settore. Di conseguenza, alcuni fabbricanti di armi russi non sono stati inclusi nella classifica delle prime 100 aziende del mondo semplicemente per “la mancanza di dati disponibili”.

Al contrario, i produttori del Medio Oriente e della regione Asia-Pacifico sono stati in grado di rispondere alla domanda, aumentando rispettivamente dell’11 per cento (a 17,9 miliardi di dollari) e del 3,1 per cento (a 134 miliardi di dollari dollari). In particolare l’impresa turca Baykar, che produce droni fortemente utilizzati in Ucraina, ha registrato un aumento dei ricavi del 94 per cento. Per quanto riguarda la Cina, infine, sono otto le imprese che figurano nella classifica: i loro ricavi totali sono saliti del 2,7 per cento, a 108 miliardi di dollari.

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