
Con la decisione di proteggere 400mila ettari del Grand Canyon dalle compagnie minerarie, il presidente degli Stati Uniti inizia un’opera di rammendo di una politica ambientale finora contraddittoria.
Alla fine il veto è arrivato. Dopo che i due rami del Congresso degli Stati Uniti avevano approvato la legge per consentire la realizzazione del progetto Keystone XL, Obama ha deciso di usare lo strumento più potente per garantire la sicurezza nazionale.
Per la prima volta da quando è presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha firmato il veto su una legge approvata dal Congresso americano, quella che avrebbe consentito la costruzione dell’oleodotto Keystone XL (un ampliamento di quello già esistente) per trasportare il petrolio estratto dalle sabbie bituminose del Canada allo stato del Texas.
Obama ha giustificato la decisione, ufficializzata il 24 febbraio, affermando che il Congresso, a maggioranza repubblicana, “ha provato ad aggirare le procedure che devono stabilire se costruire e rendere operativo un oleodotto che valica i confini nazionali sia nell’interesse del paese”.
Il presidente americano ha aggiunto che cambierà idea solo se tutte le valutazioni d’impatto ambientale saranno positive. In passato l’amministrazione Obama aveva chiesto pareri a esperti e agenzie per capire se l’ampliamento dell’oleodotto avesse comportato un aumento delle emissioni annuali di CO2 del paese. Un dato rilevante in vista della conferenza sul clima di Parigi che dovrebbe stabilire un obiettivo di riduzione delle emissioni per tutti i paesi che fanno parte della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). Stati Uniti inclusi.
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