Spectrum. Un viaggio attraverso i suoni e la vita della periferia di Milano

Spectrum è un viaggio di riscoperta della periferia di Milano fatto di suoni e immagini. È un video immersivo che fa riscoprire la vitalità e l’integrazione nelle zone più marginali della città, attraverso le storie dei suoi luoghi e dei suoi volti.

La periferia è quel luogo esterno, marginale, che si contrappone al centro cittadino. È spesso una parte stigmatizzata, ignorata, ma che è in realtà casa di dimensioni che la città ha perso nel tempo: inclusione, integrazione, comunità. Con l’obiettivo di offrire un nuovo sguardo su questi temi e affrontare quelli che vengono ideologizzati, le periferie della città di Milano (Giambellino-Lorenteggio, Adriano-Padova-Rizzoli, Corvetto-Chiaravalle-Porto di Mare, QT8-Gallaratese) sono state protagoniste grazie alla residenza UP – Urban people, che ha chiesto a fotografi e videomaker di raccontarle.

Spectrum, un video sui suoni della vita in periferia di Milano

In questo contesto è nato il cortometraggio Spectrum APR, realizzato dalla videomaker specializzata in sociologia Beatrice Surano che, scegliendo l’area di Adriano-Padova-Rizzoli, ha raccontato uno scorcio della periferia milanese attraverso i suoi suoni. Il video è quindi un percorso – circolare, che può essere guardato in loop – che fa dimenticare la veste di periferia dell’area, facendola diventare il centro e animandola con i suoi rumori frenetici, energici, surreali. La colonna sonora è quindi la vita stessa dei quartieri e dei suoi abitanti, un’immersione in una nuova dimensione da scoprire e sperimentare, senza etichette geografiche e sociali. Abbiamo incontrato Beatrice Surano che ci ha parlato del suo lavoro.

[vimeo url=”https://vimeo.com/349030513″]Video Cano Cristales[/vimeo]

Come hai scelto i quartieri Adriano-Padova-Rizzoli in particolare?
Mi sono innamorata dell’area di Adriano-Padova-Rizzoli perché mi ha colpito la dimensione multietnica. È la prima cosa che ti colpisce entrando in via Padova, insieme all’accoglienza e la voglia delle persone di raccontare il quartiere. Questo mi ha spinto ad approfondire i contatti con le persone, con le associazioni, sia livello umano che di territorio.

Ho respirato la voglia di fare uscire via Padova dallo stigma di zona pericolosa legata allo spaccio, alla prostituzione, al degrado e c’è stata una collaborazione da parte delle associazioni, delle realtà del luogo incredibile, che sinceramente non mi aspettavo.Beatrice Surano, videomaker
Spectrum apr, Beatrice Surano
© Spectrum/Beatrice Surano

Perché hai deciso di veicolare il racconto, oltre che attraverso le immagini, soprattutto attraverso i suoni?
Di base io sono molto legata alla dimensione sonora del video e in generale musicale, quindi l’idea era quella di provare a lavorare sui suoni che ho trovato fortissimi all’interno dell’area, e soprattutto sulle variazioni lungo l’asse di via Padova: caos e vitalità incredibile prima del cavalcavia, e poi invece un contrasto fortissimo con Adriano e Rizzoli che sono quartieri invece molto più residenziali, molto più silenziosi, quasi lunari.

I suoni sono stati registrati a volte in presa diretta, a volte con azioni di sound design grazie al contributo del sound designer Francesco Ameglio. Ed esplorando il quartiere in diversi modi, a piedi, in bici, in autobus, mi sono resa conto di poter creare effettivamente un loop, una narrazione circolare che tenesse conto sia di un impatto visivo, quindi le immagini significative di questa esplorazione, e l’universo sonoro che è prevalente. Ad esempio, via Padova mi ha ispirato il jazz, il caos, unendo il suono dei drum della batteria a quello che accadeva effettivamente all’interno del quartiere.

Spectrum apr, Beatrice Surano
© Spectrum/Beatrice Surano

Dove ci porta questo viaggio attraverso i quartieri periferici di Milano?
Nel mio percorso, ho deciso di partire da un “allunaggio” in Adriano, dove i suoni sono davvero rarefatti. Quando sono arrivata, erano appena finiti dei giorni di pioggia e c’era uno dei piloni dell’elettricità che emetteva un ronzio continuo. E quindi in questo posto dove non c’era nessuno, con questo ronzio, mi è sembrato veramente di essere in un altro universo.

Poi man mano semplicemente ho seguito le suggestioni che ho incontrato durante l’esplorazione. Quindi sono scesa per il naviglio della Martesana, dove ricomincia a fluire la vita, si anima la città, sia dal punto di vista del traffico ma anche da un punto di vista di natura, di persone che iniziano ad animare il quartiere con le passeggiate, in bici. Si ha una sensazione completamente diversa.

Spectrum apr, Beatrice Surano
Il naviglio della Martesana © Spectrum/Beatrice Surano

Che differenze hai trovato tra le zone?
Le zone di Adriano, Padova e Rizzoli sono molto diverse, le ho divise un po’ con l’accetta. L’area di via Padova inizia da piazzale Loreto con questa enorme frenesia di colori, odori, persone, attività. Poi c’è la grande suggestione della divisione della via con il cavalcavia. Dopo il cavalcavia cambia tutto, è quasi una barriera. Fa molto effetto. C’è la costante presenza dei treni che passano e il sottopasso rappresenta veramente una divisione tra ciò che sta prima e dopo, e l’ho voluto accentuare.

Adriano a dicembre sembrava un quartiere lunare. C’erano dei crateri, che sono le fondamenta dei palazzi, che sorgono dal nulla. Era abbastanza impressionante, anche in senso positivo però. Mi aveva colpito anche il contrasto con le persone: lì non c’è praticamente nessuno, è molto residenziale, quasi un quartiere dormitorio. La linea 56 diventa quindi il centro focale, c’è tutto il mondo sul 56, è un esperienza bellissima, senti parlare tutte le lingue del mondo, è super affollato, è l’unico che passa lì.

Spectrum apr, Beatrice Surano
I lavori nell’area di Adriano, nella periferia di Milano © Spectrum/Beatrice Surano

Invece dall’altra parte nell’area intorno a via Rizzoli c’è questa vecchia fabbrica, la Rizzoli appunto, che è abbandonata. Lì forse è una delle zone più problematiche. Via Padova sembra la parte su cui ci si concentra di più, ma in quella zona mi sono state segnalate dagli abitanti situazioni di disagio, legate a giri di spaccio e a problemi urbanistici, situazioni di cui si parla meno rispetto alla vicina via Padova, forse perché via Rizzoli si trova in una zona molto più periferica.

A livello di persone, che tipo di spaccato hai visto? Migrazioni, seconde generazioni, integrazione?
Lungo questo asse la popolazione è cambiata tanto: via Padova ad esempio ha una storia e una tradizione di immigrazione molto antica, iniziata con le migrazioni del sud e dal Veneto. E adesso ci sono tantissime seconde generazioni.

C’è una ragazza nel video, Yara, che rappresenta in toto la seconda generazione: una ragazza di origini egiziane cresciuta in Italia, che ascolta la musica che le piace, canta in entrambe le lingue, un mix. C’è una crescente inclusione e integrazione delle varie culture sullo stesso territorio.

Spectrum apr, Beatrice Surano
© Spectrum/Beatrice Surano

Anche la dimensione delle attività commerciali che ci sono in via Padova è bellissima, perché si mescolano delle attività storiche, ad esempio un negozio di coppe e trofei che è lì da tantissimi anni o un negozio di cappelli, e davanti magari c’è un alimentari etnico da altrettanti anni. Quindi ci sono queste interazioni tra commercianti, tra persone, anche legate al cibo.

Superando il cavalcavia, si apre una realtà completamente diversa. Anche lì c’è molta migrazione però ho notato la presenza di una fascia di vecchiaia che c’è tra la bocciofila Caccialanza e degli orti di via Padova: sostanzialmente ci sono gli anziani del quartiere che si ritrovano per fare delle attività. Sugli orti il discorso è interessante. Collaborano tantissimo con le scuole, fanno vedere e aprono gli orti ai bambini. Quindi c’è connessione e una voglia di integrazione non solo culturale ma anche generazionale.

Spectrum apr, Beatrice Surano
Gli orti di via Padova © Spectrum/Beatrice Surano

Pensi che queste zone saranno soggette a gentrificazione?
Sta già iniziando. Basta vedere il concetto di Nolo, North of Loreto, che sarebbe l’inizio di via Padova sostanzialmente. Qualcuno odia questo concetto, qualcuno se ne vuole appropriare. Perché da una parte si qualifica anche solo a livello concettuale il quartiere, nel senso che lo fa diventare qualcos’altro. E poi è un sintomo del fatto che stia diventando una zona un po’ radical chic. Quindi secondo me è via Padova il prossimo alla gentrificazione, ma spero solo che non si porti dietro tutte le problematiche di questa, quindi innalzamento degli affitti e così via. È bello che ci sia questo tipo di commistione, è bello il fatto che si possano mescolare la città e il quartiere stigmatizzato, camminarci in maniera serena dimenticandosi di quell’alone di paura. Però allo stesso tempo spero che non siano dei cambiamenti troppo radicali perché andrebbero un po’ a snaturare le realtà che ci sono.

Spectrum apr, Beatrice Surano
Nei quartieri ci sono interazioni tra commercianti, tra persone, anche legate al cibo © Spectrum/Beatrice Surano

Perché il nome spectrum?
Spectrum è lo spettro d’audio, una rappresentazione visiva e sonora di un quartiere. Spettro come rappresentazione grafica dell’audio, ma anche come lo spettro di possibilità, per la periferia.

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