Virginio Merola, sindaco di Bologna. La sostenibilità deve essere un fattore di rigenerazione urbana

Intervista al sindaco di Bologna Virginio Merola. Dalle politiche ambientali locali al coordinamento climatico internazionale, passando per la “spinta dal basso”.

Virginio Merola è sindaco di Bologna dal 2011. Dopo un primo mandato alla guida del capoluogo emiliano, è stato riconfermato nel 2016 con il 54,6 per cento dei voti. Sui temi ambientali è un convinto sostenitore della necessità di agire a più livelli: se, ad esempio, molto è stato fatto e si sta facendo sulla questione della mobilità, temi come l’edilizia dovranno essere affrontati in futuro in modo più deciso se si vogliono centrare gli obiettivi climatici. E il coordinamento nazionale e internazionale sarà cruciale.

Nello scorso mese di giugno, in vista del G7 Ambiente, Bologna è stata indicata come  “capitale della sostenibilità”. Quale slancio è partito dalla sua città?
Bologna ha saputo cogliere un’opportunità arrivata dal G7 Ambiente, ovvero un incontro con tutte le città metropolitane che ha portato ad un punto di partenza: la Carta di Bologna per l’ambiente. Un documento condiviso, al cui interno abbiamo riassunto tutti gli obiettivi delle Nazioni Unite e dell’Unione europea in materia di sostenibilità ambientale. Va detto che in realtà la sostenibilità non è solo legata all’ambiente, ma è da qui che siamo partiti perché coscienti del fatto che quello dei cambiamenti climatici è un problema che abbiamo il dovere di aggredire.

Concretamente quali passi avanti avete compiuto?
Abbiamo fissato una serie di obiettivi e, soprattutto, li abbiamo messi a bilancio. I finanziamenti sono cruciali per dare concretezza ai temi che sono stati posti anche dall’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile. La realtà è che le azioni da fare sono moltissime, ma vanno integrate tra le varie città affinché siano utili: dalla mobilità ai programmi per il clima. Noi ad esempio abbiamo già un piano di adattamento della città ai cambiamenti climatici e uno sull’energia sostenibile. E anche in tema di mobilità ci stiamo spostando verso l’incremento del trasporto pubblico, incentivando al contempo quello privato elettrico non inquinante.

In che modo si può garantire le condivisione delle politiche tra le varie città di cui parla?
Noi chiediamo che il governo lanci un’agenda urbana nazionale che sia in grado di coordinare tutte queste attività. Ci vuole una regia unica. Anche perché, tra l’altro, nell’Unione europea esiste un’agenda mentre in Italia ancora non ne siamo dotati…


Ha parlato di piano di adattamento di Bologna ai cambiamenti climatici: cosa rischia la città?
Il clima è cambiato e sta cambiando ovunque. A Bologna ci stiamo concentrando in particolare sulle fognature: un problema che viene sottovalutato, ma che con le precipitazioni a volte tropicali che si abbattono sul territorio è in realtà attualissimo. Inoltre occorre lavorare sulla gestione dell’acqua: abbiamo una serie di canali sotterranei che attraversano la città e dobbiamo assicurare investimenti per evitare che le risorse idriche diminuiscano troppo, il che rischierebbe di provocare delle stagnazioni. In questo senso, occorre manutenzione. Al contempo, bisogna lavorare sul settore dell’edilizia in termini nuovi: abbiamo vietato le costruzioni sui terreni agricoli della città e dobbiamo puntare sulla bioedilizia e sul risparmio energetico. C’è poi la questione del riscaldamento delle abitazioni. Questo per dire che se sul tema della mobilità abbiamo già fatto parecchi passi in avanti, esiste una questione più ampia da affrontare. Una questione di rigenerazione urbana. Ovvio che il problema dei cambiamenti climatici resta globale, ma occorre prendere sul serio il lavoro delle città. Supportandolo, lo ripeto, a livello nazionale.

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La città di Bologna è amministrata da Virginio Merola dal 2011 © Steffen Brinkmann/Wikimedia Commons

A Parigi il sindaco socialista Anne Hidalgo, presidente del C40, ha deciso di lottare duramente contro i diesel. Obiettivo: impedirne l’accesso sul territorio urbano nel medio periodo. E sul lungo periodo, l’idea è di bloccare anche le auto a benzina. In Italia siamo pronti a politiche? 

Concordo sul fatto che non dovremo più accettare i veicoli inquinanti, non soltanto i diesel. Se la proposta è quella di dire: “Troviamo una data limite al di là della quale le città europee non fanno più circolare le auto inquinanti”, io sono d’accordo.

Al di là delle scelte dei poteri pubblici, però, ci sono i comportamenti delle aziende che incidono. Negli Stati Uniti alcune grandi città hanno denunciato le grandi multinazionali delle fonti fossili: è qualcosa di ripetibile anche in Italia?
Più che avviare azioni legali preferirei dire che siamo pronti a fare ponti d’oro a chi decide di abbandonare le fonti fossili e di riconvertirsi.

Magari anche grazie alla pressione dell’opinione pubblica. I cittadini a suo avviso sono sufficientemente coscienti dei problemi ecologici?
Penso di sì. La richiesta di interventi ambientali è fortissima.

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Una marcia di sostegno alla lotta ai cambiamenti climatici © Carsten Koall/Getty Images

A suo avviso è possibile immaginare un “movimento ambientalista trasversale”? Non tanto connotato dunque politicamente quanto dalla necessità – trasversale appunto – di salvaguardare il Pianeta?
Il buon senso vorrebbe questo. Il punto però è che oggi ci sono negli Stati Uniti personaggi come Donald Trump. E altrove democrazie autoritarie nelle quali il tema dell’energia non è più solo ambientale, ma riguarda altre questioni. Detto ciò, un movimento ecologista trasversale dovrebbe essere per lo meno europeo. Certo, se qualcuno nel mondo sostiene che bisogna proteggere le proprie produzioni contro le altre, non so quanti passi in avanti si possano fare…

Serve quindi una collaborazione anche internazionale: ci racconta cos’è e quali risultati ha raggiunto il Patto dei sindaci su clima e ambiente?
Si tratta di un’iniziativa di respiro europeo. Abbiamo fissato 17 obiettivi che vanno dal quantitativo di metri quadrati di verde pubblico da creare entro determinate scadenze, alle azioni da adottare per ridurre l’inquinamento. È bene però che tutto ciò sia supportato da un impegno in termini di finanziamenti: per questo abbiamo inserito nel nostro bilancio pluriennale gli stanziamenti che servono. L’utilità di avere degli obiettivi concreti è che i cittadini avranno modo di giudicare facilmente il nostro operato, perché hanno a disposizione un parametro di misurazione chiaro.

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