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Cosa succede ai vitelli nell’industria casearia

Una nuova indagine in un allevamento che produce Grana Padano svela le pratiche dell’industria casearia e lancia una petizione per cambiare le cose.

Riuscite a immaginare qualcosa di più crudele che separare un cucciolo appena nato dalla propria madre? Eppure è quello che succede, legalmente, ogni giorno negli allevamenti di mucche per la produzione di latte. Lo abbiamo documentato nella nostra ultima indagine. Un nostro investigatore sotto copertura ha lavorato in un allevamento con annesso caseificio in provincia di Bergamo, al cui interno vivono 2.700 animali, tra mucche e tori, e circa 300 vitelli. L’azienda produce Grana padano, il formaggio dop più consumato al mondo, con oltre 5 milioni di forme prodotte solo nel 2020, di cui il 40 per cento è esportato all’estero.

Un vitello in un allevamento oggetto dell'indagine di Essere Animali
Un vitello in un allevamento oggetto dell’indagine di Essere Animali © Essere Animali

Cosa ha documentato l’indagine sulla produzione del Grana padano

Il Grana Padano è considerato un’eccellenza del made in Italy che, come mostrano le immagini che abbiamo raccolto, produce profonda sofferenza sia ai vitelli che alle mucche. Appena nato, un cucciolo viene messo in una carriola senza alcuna cura, allontanato dalla madre perché il latte dev’essere interamente destinato alla produzione di Grana Padano. Per immobilizzarlo, un operatore gli accavalla una zampa attorno al collo. In un’altra sequenza, un lavoratore insulta un vitellino chiamandolo “maschio di…”, un’offesa molto probabilmente legata al fatto che nell’industria del latte i vitelli maschi sono considerati un sottoprodotto che genera pochi introiti, a differenza delle femmine che possono essere reintrodotte nella filiera del latte.

Cosa succede dopo che i vitelli vengono separati dalle madri

Una volta sistemati nelle gabbie i vitelli vivono isolati e nutriti con un surrogato del latte materno. “La separazione precoce dei vitelli dalla madre interrompe bruscamente il rapporto parentale, importante comportamento etologico, per cui si genera una forte sofferenza a entrambi, dimostrata dai segnali vocali emessi da madre e figlio”, spiega Enrico Moriconi, medico veterinario consulente in etologia, garante per i diritti animali della regione Piemonte. I vitelli nei box singoli sono privati del rapporto comunicativo con la madre che ricercano come basilare per lo sviluppo etologico, privazione che ugualmente genera sofferenza”.

Un vitello isolato dalla madre
Una volta sistemati nelle gabbie i vitelli vivono isolati e nutriti con un surrogato del latte materno © Essere Animali

Alcuni box presentano cattive condizioni igieniche, un’ulteriore causa di malattie che rende necessario l’utilizzo di antibiotici, i quali, a causa della pressione infettiva negli allevamenti intensivi, vengono impiegati di frequente. Come spesso documentiamo con le nostre indagini, anche in questo caso gli operatori hanno degli atteggiamenti violenti verso gli animali — che prendono a calci e pugni — e ammettono di compiere procedure illecite come la bruciatura dell’abbozzo corneale su vitelli di 2-3 mesi di vita, che dovrebbe invece essere effettuata nei primi giorni di vita da un veterinario e con l’utilizzo di anestesia e analgesia.

“Tutti i fattori documentati in questa indagine sono fonte di stress per gli animali e abbassano le loro difese immunitarie”, ha spiegato Anja Dijkstra, presidentessa di Caring Vets, associazione di veterinari olandesi. “Questo aumenta il rischio di contrarre malattie e compromette il benessere degli animali, con nessuna possibilità di avere un’esperienza positiva [negli allevamenti] o condurre una vita che valga la pena vivere”.

Alcuni box presentano cattive condizioni igieniche
Alcuni box presentano cattive condizioni igieniche, un’ulteriore causa di malattie che rende necessario l’utilizzo di antibiotici © Essere Animali

È necessario rivedere la normativa

Per la produzione di latte, anche quello destinato alle eccellenze italiane come il Grana padano, i vitelli sono allevati in condizioni di deprivazione sociale, sottoposti a stress e sofferenza. Cambiare è possibile, considerato anche il crescente numero di cittadini europei che chiedono maggiori standard di benessere per gli animali allevati. Per questo, assieme a 77 on di tutto il mondo, esortiamo la Commissione europea a una completa revisione della legislazione sulla protezione degli animali da allevamento.

Nel caso dei vitelli chiediamo di: consentire il contatto tra il vitello e la madre per almeno le prime otto settimane di età, durante le quali gli animali devono essere tenuti in un sistema di contatto di almeno mezza giornata, con allattamento consentito; fornire condizioni abitative che soddisfino le esigenze comportamentali dei vitelli, i quali dovrebbero essere allevati in gruppi e avere accesso ad aree all’aperto.

Abbiamo tempo fino a settembre: firma la petizione e chiedi un futuro migliore per milioni di animali.

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