Veneto, il volontario in azione per la foresta distrutta: “L’odore di resina avvolgeva la valle”

Marco Tosato, agronomo e paesaggista veneto, è stato uno dei primi a raggiungere alcune abitazioni isolate. “Gli abitanti di questa valle hanno una forza e un orgoglio incredibili”.

Chiamato alle 4 del mattino lo scorso primo novembre per intervenire insieme ad altri volontari dell’associazione Escursionisti su ruote Veneto, Marco Tosato, agronomo e paesaggista, è stato uno dei primi a raggiungere alcuni dei luoghi resi inaccessibili dopo la notte di maltempo senza precedenti che ha colpito il Nordest, tra il 29 e il 30 ottobre. Secondo le prime stime si parla di un’area geografica di cinquemila chilometri quadrati spazzata da venti che hanno toccato anche i 190 chilometri orari e che hanno abbattuto in alcune aree interi boschi. Questa la testimonianza di Tosato.

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La riparazione di un tratto di acquedotto da parte dei volontari © Marco Tosato

Chi vi ha contattato e in quanti siete intervenuti?
È stata la protezione civile a chiamarci, dato che siamo in contatto con loro. Siamo partiti in undici e da Belluno siamo stati suddivisi in zone. Il compito era quello di raggiungere le zone più impervie, isolate e difficilmente raggiungibili.

Qual è il primo paese che avete raggiunto?
Il primo intervento è stato effettuato a Bramezza, che si trova poco sopra Alleghe. Qui abbiamo raggiunto il signor Rossi che era rimasto completamente isolato. Sono milioni gli alberi abbattuti. Con l’aiuto dei locali armati di motosega siamo riusciti a raggiungerlo e vedere che stava bene. Ciò che è importante in questi casi è anche non sentirsi soli, abbandonati.

Cos’è che l’ha più colpita in questi due giorni di intervento?
Sicuramente l’odore di resina che avvolgeva l’intera valle. Immagina l’odore di un albero di Natale moltiplicato per milioni di volte. Il carrello della moto ha ancora quell’odore, qualcosa che fa venire le pelle d’oca. Ora è svanito ma appena arrivati impregnava ogni cosa.

Cos’è accaduto invece in quelle valli?
Il paesaggio è devastato, come avete visto dalle immagini trasmesse dai media tradizionali. Purtroppo da tecnico devo aggiungere che questo è solo l’inizio: le montagne sono intrise di acqua e le frane sono tutte in atto. In val zoldana infatti è il dissesto idrogeologico ad aver colpito maggiormente. Qui molte strade stanno cedendo: ad esempio il passo Duran non è transitabile e non è fermo, non stabile. Ci sono fiumi e torrenti che scendono ovunque.

C’è un aneddoto che racconta bene la situazione?
Sì. Venerdì mattina (il 2 novembre, ndr) abbiamo raggiunto il signor Cercenà, totalmente isolato. E qui lo si poteva raggiungere solo in moto. Qui la frana che ha raggiunto la sua casa sembrava una sabbia mobile, intrisa d’acqua com’era. È ferma a passi da casa sua, tenuta da due alberi caduti. La montagna si sta muovendo.

Come stanno rispondendo gli abitanti di quei luoghi?
Gli abitanti hanno un orgoglio incredibile. Lavorano con una forza sovraumana per pulire e sistemare. Non vogliono nemmeno pensare che la loro valle sia ridotta in questo modo. Forse devono ancora rendersi conto della gravità di quanto è successo.

Voi siete intervenuti in luoghi dove si arrivava solo in moto quindi?
Sì esatto. Si trattava di luoghi e case rimasti isolati e raggiungibili in moto, o a piedi. Purtroppo avremmo voluto fare di più, ma la distruzione è tale che ovunque si guardi non si sa da dove cominciare. Normalmente noi motociclisti siamo considerati alla stregua di criminali, invece non è così. Ad esempio le ruote delle nostre moto non hanno la camera d’aria e impattano molto meno di molti altri veicoli che circolano in montagna.

Come mai sono caduti così tanti alberi?
Si tratta di un argomento molto complesso, difficile da semplificare. In sostanza la temperatura più elevata di qualche grado del mare ha determinato correnti più forti e dato il via ad una sciroccata molto intensa, oltre i 100 chilometri orari. Il vento da sud si è poi infilato nelle valli, dando vita a quello conosciuto come effetto Venturi: stringendosi la valle, è aumentata la velocità del vento. Aggiungiamo 24 ore di piogge ininterrotte, che hanno lubrificato il terreno e la siccità dei mesi precedenti che ha portato alla perdita di elasticità del legno e il risultato è quello che abbiamo tutti sotto gli occhi. Certamente unico per tutta una serie di motivi, forse già accaduto secoli fa.

E il ruolo dell’uomo quindi?
Sicuramente l’uomo ha le sua responsabilità, la nostra montagna è stata violentata, perché vista solo come fonte di reddito. Ci sono interi versanti rasi al suolo per fare legname, senza una vera cura del bosco. Senza parlare delle piste, sempre più numerosi e sempre più grandi. Oltre alle ancora numerosissime cave ancora in opera. Dobbiamo tornare a parlare di sostenibilità della montagna.

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