Venezia, cosa c’entrano i cambiamenti climatici con l’acqua alta

I cambiamenti climatici non sono la causa diretta dell’acqua alta a Venezia. Ma contribuiranno a rendere tale fenomeno sempre più frequente ed intenso.

Quasi l’intera città inondata. Negozi, case, alberghi, opere d’arte, monumenti. E ancora vaporetti e motoscafi affondati, teatri e scuole chiusi, turisti in fuga. I danni derivanti dall’episodio eccezionale di acqua alta a Venezia sono incalcolabili. E mentre si attendono le indicazioni degli esperti del ministero dei Beni culturali, che dovranno verificare le lesioni patite dalla Basilica di San Marco, ci si interroga sulle cause del disastro e sulla possibile incidenza dei cambiamenti climatici.

L’acqua alta del 12 novembre a Venezia frutto del vento e della marea

Partiamo dai dati. Attorno alle 23 del 12 novembre, l’acqua alta ha raggiunto in alcuni punti della città lagunare i 187 centimetri: valore confermato anche dal sindaco Luigi Brugnaro. Un livello poco al di sotto dell’eccezionale acqua alta del 4 novembre 1966, quando la marea raggiunse quota 194 centimetri. Un evento che ha portato il mare a sommergere oltre l’80 per cento della città.

Ciò che occorre distinguere, dunque, è da una parte la situazione specifica del momento; dall’altra le conseguenze generali dei cambiamenti climatici. L’evento del 12 novembre può essere infatti ricondotto ad una serie di concause: “La situazione di Veneziaha spiegato all’Ansa Bernardo Gozzini, climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) – è stata determinata dalla combinazione di due fenomeni: i forti venti di scirocco, con raffiche fino a 100 chilometri orari che stanno soffiando su tutto l’Adriatico, sommati alla marea astronomica”. Quest’ultima determina l’innalzamento del livello del mare in funzione della posizione della Luna nella sua orbita terrestre.

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Il 12 novembre 2019 l’acqua alta a Venezia ha raggiunto un livello record, secondo solo ad un episodio del 1966 © Stefano Mazzola/Awakening/Getty Images

I cambiamenti climatici incrementeranno frequenza e intensità dei fenomeni

Secondo l’esperto, perciò, la situazione non sarebbe attribuibile in modo diretto ai cambiamenti climatici. Il meteorologo francese Guillaume Woznica, tuttavia, sottolinea che “il clima ha comunque un ruolo, poiché rischia di accentuare nei prossimi decenni il fenomeno dell’acqua alta. Ciò a causa dell’innalzamento del livello dei mari, previsto nell’ordine di 2-3 millimetri all’anno”. Derivante dallo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari, conseguenza dell’aumento della temperatura media globale.


Ciò significa che Venezia deve prepararsi ad affrontare un incremento della portata e della frequenza di episodi come quello del 12 novembre. “È ciò che emerge da qualsiasi modellizzazione – ha confermato l’esperta di idrologia Emma Haziza – nel bacino del Mediterraneo. E va ricordato che aumenterà in maniera generalizzata anche l’intensità dei cicloni”. E dunque delle tempeste di vento.


Come quella denominata Vaia, che il 29 ottobre del 2018 soffiò oltre i 200 chilometri orari e colpì tutto il Triveneto e parte della Lombardia. Un fenomeno originato anche dalla temperatura insolitamente alta del mar Adriatico. La cui energia si è scaricata a terra su 42.800 ettari, abbattendo migliaia di alberi.

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