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Zabargad, l’isola che non c’era

Nel mar Rosso c’è una perla che ha conosciuto popolarità schizofreniche. Si chiama Zabargad e oggi è una delle mete egiziane più note per chi ama la biodiversità marina. L’itinerario di Mille Battute.

Quando si pensa di conoscere un luogo, significa che è giunto il tempo di approfondire la sua comprensione per scoprire che nessun luogo può considerarsi posseduto. Con questo gioco di parole possiamo raccontare la storia di Zabargad, un’affascinante isola che si trova nel sud del mar Rosso egiziano ancora poco inflazionata dal turismo. Esistono ancora oggi microscopiche perle di cui pochi conoscono l’esistenza e di quei pochi, ancora meno si domandano quale sia la loro storia, l’isola di Zabargad è una di queste.

Collocato 28 miglia a sudest dall’estremità della penisola di Ras Banas, in prossimità del confine con il Sudan, dieci miglia a nord del Tropico del Cancro, ecco spuntare dal blu profondo un’isola apparentemente simile a tante altre, baciata dalla magia dei colori della barriera corallina, dalla straripante ricchezza di pesci, da un’acqua così trasparente da sembrare infinita. Tutto ciò sembra più che sufficiente per fare parlare di Zabargad e di Rocky island, la sua sorella minore. La verità è che in pochi conoscono la storia dell’isola fuori dall’acqua.

Le forme di Zabargad

L’isola appare all’orizzonte con la sua forma inconfondibile composta da un monte centrale dalla colorazione scura che si eleva verso il cielo, mentre ai due lati, terre color sabbia sembrano scivolare sotto la superficie blu. Zabargad è unica ma ciò che la distingue ancora di più da tutte le altre isole del mar Rosso sono la sua storia passata e la particolare conformazione geologica.

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Zabargad è un vero miracolo della natura, una lunghissima spiaggia dalla sabbia fine e bianchissima inserita all’interno di una laguna dall’acqua color smeraldo © Massimo Bicciato/Mille Battute

L’isola selvaggia e disabitata, conserva ancora oggi una natura straordinaria per l’aspro paesaggio e per una fauna ricca di animali che qui trovano un habitat ideale. Passeggiando alla sua scoperta sul versante sudest, quello che si presenta ai nostri occhi è un vero miracolo della natura, una lunghissima spiaggia dalla sabbia fine e bianchissima inserita all’interno di una laguna dall’acqua color smeraldo, formatasi grazie alla barriera corallina che la circonda, creando in alcuni punti vere e proprie piscine di acqua cristallina. Da questo punto in avanti l’isola assume un aspetto meno aspro, più dolce.

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I falchi pescatori intenti a prendersi cura dei loro piccoli, hanno nidificato sulla spiaggia i loro imponenti nidi, diventando i veri guardiani di questa fetta di paradiso © Massimo Bicciato/Mille Battute

Del tutto indifferenti alla presenza umana, i falchi pescatori intenti a prendersi cura dei loro piccoli, hanno nidificato sulla spiaggia i loro imponenti nidi, diventando i veri guardiani di questa fetta di paradiso. I rapaci hanno trovato un habitat ideale rimanendo rintanati durante il periodo più cocente del giorno fino a quando il sole cala dietro i rilievi frastagliati delle colline. Solo allora la temperatura diventa più sopportabile e Zabargad comincia ad animarsi di vita e con essa inizia la lotta per la sopravvivenza. Nella stagione primaverile l’isola è meta di nidificazione per le sterne che trovano nella laguna facili prede per sfamare i loro pulcini, mentre sulla sabbia sono ben visibili le lunghe tracce segnate dalle tartarughe che culminano in profonde buche entro le quali sono state deposte le uova che il caldo del sole farà schiudere per restituire al mare questi splendidi animali che presto compiranno a ritroso il cammino delle loro madri. Nelle notti estive si può osservare l’arrivo dal mare delle mastodontiche tartarughe, che trascinandosi a fatica lungo la spiaggia cercano il luogo ideale per deporre le uova.

Rocky island è la sorella minore

A 3 miglia a sudest da Zabargad si trova Rocky island, un microscopico lembo di terra le cui pareti sprofondano verticali ad oltre 600 metri di profondità. Sulla sua superficie depongono le uova centinaia di rondini di mare che vi rimangono sino a quando queste non si schiuderanno, ma l’isola di Rocky è soprattutto una perla unica dal punto di vista subacqueo, le sue caratteristiche morfologiche fanno si che lo spettacolo offerto dai suoi fondali, abbia pochi paragoni al mondo. Le pareti cadono per centinaia di metri nel blu più profondo e le sue acque sono popolate dalla presenza di grosse quantità di pesce pelagico. Gli squali sono i veri padroni, ma anche branchi di carangidi, tonni e barracuda si alternano durante l’immersione. Barriere coralline ancora vergini e intatte, nascondono i segreti di un mare tutto da scoprire, pareti ricoperte di coloratissimi alcionari, formazioni madreporiche attraversate da profonde spaccature e suggestive grotte danno vita a vere e proprie cattedrali di corallo.

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Rocky island è un microscopico lembo di terra le cui pareti sprofondano verticali ad oltre 600 metri di profondità © Massimo Bicciato/Mille Battute

Zabargad evoca sogni e misteri

Zabargad, fascinosa e leggendaria, evocatrice di sogni e di mistero, entra nella storia con Plinio il Vecchio, il primo narratore di luoghi che, nella sua Naturalis Historia racconta di “un’isola che si trova nel mar Rosso a 300 stadi dal continente” alla quale i Trogloditi diedero il nome di Topazos. Plinio il Vecchio la descrive come nuvolosa e battuta da forti venti e “per questo cercata a lungo dai naviganti”. La leggenda narra che in quest’isola del mar Rosso egiziano, un giorno di un’età vicina al periodo di Tolomeo II, dove erano giunti i pirati Trogloditi sfiniti dalla fame e dall’inclemenza del tempo, mentre dissotterravano erbe e radici, estrassero dalla terra una pietra verde alla quale diedero il nome di topazos che nella loro lingua significa “cercare”. Da qui potrebbe iniziare la storia dell’isola, descritta da uno dei più grandi viaggiatori di sempre.

Negli antichi scritti il limite tra leggenda e realtà è indefinito, è certo però che fin dal 1500 avanti Cristo, al tempo dei faraoni, furono estratte dal suo sottosuolo splendide olivine, lucenti pietre verdi simili a smeraldi, uniche per dimensioni e trasparenza, tanto apprezzate nel mondo occidentale che diversi sovrani le utilizzarono per impreziosire i propri gioielli. L’olivina è una pietra di colore verde-giallognolo che sfuma in varie tonalità sino al verde-oliva.

Il nome attuale dell’isola deriva dall’arabo Zebirjed che indica la pietra verde estratta dalle antiche miniere. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’attività estrattiva nelle miniere proseguì in modo sporadico fino al 1958 quando l’allora presidente Gamal Abd el-Nasser decise di nazionalizzarla tornando ad essere quell’isola nuvolosa e misteriosa battuta da forti venti descritta duemila anni prima da Plinio il Vecchio.

Per trent’anni nessuno si è più ricordato della sua esistenza. Solo nel 1990, grazie alla curiosità e alla perseveranza di alcuni giovani subacquei italiani, amanti della scoperta e incuriositi dalla presenza dell’isola sconosciuta situata nel sud del mar Rosso egiziano, Zabargad riprese a vivere la sua seconda vita lasciandosi alle spalle il passato per diventare una tra le mete subacquee più ambite di tutto il mar Rosso.

La storia, le anfore

Zabargad non ha mai smesso di sorprendere e allora, un pomeriggio di una giornata di settembre, all’interno di un piccolo atollo corallino, sono state casualmente rinvenute un gruppo di anfore risalenti al Primo secolo a.C.. Si ipotizza che le anfore appartenenti all’imbarcazione naufragata all’interno della laguna di Sataya fossero destinate al trasporto d’acqua dolce e di derrate alimentari per il sostentamento degli uomini addetti all’estrazione delle olivine sull’isola, mentre il contenuto numero di anfore presenti al momento della scoperta, fa supporre che si potesse trattare di un natante di piccole dimensioni. La zona d’immersione si trova sul versante orientale della laguna, dove il fondale sabbioso crea un’ampia distesa tra i 10 ed i 15 metri di profondità. Appena immersi si nota un primo nucleo composto da una decina di anfore, a poca distanza se ne individuano altre. L’immersione è molto semplice poiché la ridotta profondità e l’assenza totale di correnti permette d’osservare nei dettagli questo singolare e importante ritrovamento archeologico. Si tratta delle più antiche anfore romane rinvenute nel mar Rosso.

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I delfini ci accompagnano ogni imbarcazione in ogni momento nel paradiso si Zabargad © Massimo Bicciato/Mille Battute

Salutando Zabargad

Compagni inseparabili di ogni spostamento, custodi supremi del mare, i delfini ci accompagnano e ci tengono d’occhio in ogni momento delle giornate trascorse navigando in questo paradiso. A loro è dedicato l’ultimo saluto di questo viaggio a cavallo tra passato e presente. Topazos o Zabargad sono in fondo soltanto i nomi che le sono stati attribuiti nei secoli, certo è che, come i vecchi naviganti del passato, oggi si resta rapiti dall’incanto e dalla magia di quest’isola misteriosa.


 

Lo spirito di Mille Battute è quello di soffermarsi per vedere meglio. Ogni viaggio è rigorosamente accompagnato da un componente dello staff che, a seconda della propria inclinazione, imposta il viaggio con un taglio personale. Le spedizioni di Mille Battute sono consigliate a tutte le persone che vogliono vivere l’esperienza di un viaggio da raccontare attraverso la fotografia e la scrittura.

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