Zatoichi

Un massaggiatore vagabondo e cieco che sfodera la spada per combattere le ingiustizie. Sembra la classica storia di samurai, invece Kitano riesce a stupire mischiando e destrutturando i generi.

Durante i suoi peregrinaggi, Zatoichi giunge in una sperduta
cittadina di montagna e scopre presto che l’intera popolazione
è in balia della crudele banda dei Ginzo e del potente
samurai-ronin Hattori, il più recente acquisto della
banda.

In una bisca clandestina, Zatoichi ed il suo giovane e fidato
amico Shinkichi incontrano un’affascinante coppia di geishe: Okinu
e sua sorella Osei, bellissime quanto pericolose. Sono giunte nella
cittadina per vendicare la morte dei loro genitori con un unico
indizio, il misterioso nome “Kuchinawa”…

Si apre la caccia a Zatoichi: il suo sarà un percorso
destinato a lasciare una scia rossa come la guaina di bambù
della sua spada…

Takeshi Kitano su ‘Zatoichi’. “È il mio
primo film d’ambientazione storica. Pensavo che sarebbe stato
difficile girarlo, perché normalmente dirigere un film in
costume è considerato faticoso. Invece si è rivelata
essere un’esperienza divertente. Tutto il processo di realizzazione
di un film d’ambientazione storica è molto più di
fantasia, perché ho dovuto inventarmi tutto. Questo mi ha
permesso di fare delle cose assurde e di esplorare nuovi territori.
Senza dubbio è stata una delle esperienze più
gratificanti della mia carriera, sia in senso artistico che
creativo.”

La leggenda.
“Zatoichi è uno degli eroi
più famosi del dramma storico giapponese. Credo che chiunque
abbia più di trent’anni, in Giappone, conosca Zatoichi.
L’ultimo film su Zatoichi è stato fatto più di dieci
anni fa e perciò i giapponesi più giovani non lo
conoscono. Spero che il mio film dia loro l’opportunità di
riscoprirlo”.

La forza.
“Zatoichi è praticamente
invincibile. Può battere chiunque. Ci si domanda come. E’
cieco e pertanto, non potendo vedere gli avversari, non dovrebbe
avere quella forza. Alla fine ho deciso che il segreto della forza
di Zatoichi era racchiuso nell’affermazione: ‘questo è un
film!’. Verso la fine del film ho persino giocato con la
cecità di Zatoichi. Che non sia affatto cieco? Ma ho solo
giocato. Ci stupisce, e questo è il suo ruolo”.

La spada…

La spada.
“Ho pensato che per il bastone di
bambù che nasconde la spada, il colore rosso sarebbe stato
il più giusto. Un bastone di colore neutro avrebbe reso
tutto troppo concreto e avrebbe potuto trasformare il film in una
storia di gente ordinaria.
Per le scene d’azione non volevo contare sulla computer grafica o
sugli effetti visivi. Mi piace fare lo stunt nei combattimenti di
spada e ne volevo fare il più possibile, senza controfigura.
Nella storia Zatoichi sguaina la spada tenendola in una sorta di
impugnatura rovesciata. Questo mi ha imposto delle notevoli
restrizioni nel maneggiare la spada. Avevo solo poche scelte
rispetto alle azioni da compiere: brandirla verso l’alto, verso il
basso o di lato. Per poter riprendere i movimenti della spada in
composizioni visive adeguate, dovevo muovermi in posizioni
fisicamente innaturali. E’ stato molto doloroso torcere i polsi, i
gomiti e le spalle ed ho dovuto allenarmi tanto.”

Recitare alla cieca.
“Era difficilissimo
brandire la spada con gli occhi chiusi quando avevo la macchina da
presa di fronte. A volte non sapevo neanche dove stavo colpendo con
la spada. Compiere tutte le azioni con gli occhi chiusi mi ha dato
un grande senso di disorientamento. Non avevo idea di quale fosse
lo spazio tra me e gli altri attori e quando recitavo non potevo
vedere le espressioni sulle loro facce o i loro movimenti. E’ stato
più difficile di quanto immaginassi…
Sul set c’era un coreografo per i combattimenti di spada, ma ho
finito per coreografare tutte le scene di spada io stesso. Ho
tentato di fare qualcosa di diverso rispetto alle ben note sequenze
di combattimento coreografate dagli esperti. Non mi piacciono i
duelli in cui le spade dettano legge e tutto finisce in un gran
sferragliare e tintinnare. Per fortuna, Zatoichi normalmente sferra
un unico colpo e così sono riuscito ad evitare quel tipo di
duello. Io provengo dalla scuola comica di Asakusa e negli anni ho
dovuto fare un bel po’ di pratica di combattimento con la spada,
perché a quel tempo era richiesto ed obbligatorio per ogni
comico che si rispettasse. A quei tempi usavamo spesso i
combattimenti per i nostri sketch sulla scena. Il nostro maestro ci
faceva vedere dei movimenti e poi noi li adattavamo per renderli
più comici. Da allora mi sono sempre rimaste in testa alcune
idee per delle complesse scene di combattimento che mi sono
ripromesso di usare se mai avessi diretto un film in costume.”

I combattimenti.
“I combattimenti di spada sono
incentrati tutti sul tempismo. Non si può essere lenti.
Dovevo essere veloce. A volte il colpo sferrato mi passava
velocemente accanto. Ma ciò era contrastato dai movimenti
più lenti dell’avversario. Per riprendere i movimenti di
spada veloci abbiamo usato due macchine da presa, una ad alta
velocità ed una normale. Il vantaggio, usando due macchine
simultaneamente, sta nel fatto che se una delle due non ha ripreso
un movimento si può contare sull’altra. In alcuni casi una
macchina non riusciva a riprendere nessun attimo del movimento e
dovevo contare sul fatto che l’altra avesse ripreso l’intera
azione”.

Il metodo Kurosawa.
“Normalmente, Akira
Kurosawa faceva diversi ciak di un combattimento di spada ben
preparato. E questo a mio parere funziona benissimo. Ma ci vuole
molta capacità di resistenza per lavorare come Kurosawa. La
sequenza della pioggia è il mio omaggio ai Sette Samurai di
Kurosawa.”

Un tocco d’umorismo.
“Volevo che ci fosse un
senso di equilibrio nel film. Non volevo un film solo pieno di
scene d’azione. Ho cercato di aggiungere un po’ di umorismo per
alleggerire tutto il film. Il personaggio di Ogi (interpretato da
Saburo Ishikura) doveva essere uno dei più cattivi ma faceva
talmente tante battute che ho deciso di tenerle. E così si
è trasformato in un cattivo divertente. Il buono divertente,
la spalla di Zatoichi, Shinkichi è interpretato da un mio
allievo comico di lunga data, Guadalcanal Taka.”

Un inedito happy end col ‘tip tap’.
“Era mia
abitudine prendere in giro i drammi di ambientazione storica
giapponesi che avevano tutti la stessa fine. Per esempio quando
l’eroe lascia la città e s’incammina sulla strada che
costeggia i campi di riso, tutti i contadini iniziavano
improvvisamente a cantare e ballare in mezzo ai campi. Quando ho
accettato la regia del mio primo film in costume ho pensato di fare
anche la mia versione del tipico Happy End in un dramma
d’ambientazione storica. Mettere in scena le tipiche danze
folkloristiche giapponesi con un mucchio di dilettanti oltre ad
essere noioso non mi sembrava offrisse un granché né
dal punto di vista visivo né musicale. E poi ho avuto la
folgorazione: “perché non fargli ballare il tip tap?”. Ho
pensato che la premessa di base della storia di Zatoichi – un
massaggiatore cieco che maneggia una spada nascosta nel suo bastone
con la velocità di un fulmine – fosse abbastanza assurda da
poter continuare e farne un film di intrattenimento a tutto tondo.
E così ho realizzato una versione moderna delle tipiche
danze celebrative in un dramma in costume. Ho lasciato che i
danzatori di tip tap più famosi del Giappone, impersonando
contadini e falegnami, vestiti con kimono tradizionali, zoccoli di
legno e sandali di paglia, si esibissero nello stile di tip tap
più recente accompagnato da ritmi hip-hop.”

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