Un team di ricercatori in Portogallo ha analizzato i polifenoli nell’olio extravergine d’oliva biologico e in quello da agricoltura integrata osservando che sono più elevati in quello bio.
Se siamo quello che twittiamo, molti americani sono molto, molto malmessi nel rapporto tra cibo e salute. Un interessante studio dell’università dell’Utah ha preso in considerazione circa 80 milioni di tweet e ha scoperto che il caffè è il genere di consumo alimentare più twittato negli Stati Uniti e Starbucks è di gran lunga il
Se siamo quello che twittiamo, molti americani sono molto, molto malmessi nel rapporto tra cibo e salute. Un interessante studio dell’università dell’Utah ha preso in considerazione circa 80 milioni di tweet e ha scoperto che il caffè è il genere di consumo alimentare più twittato negli Stati Uniti e Starbucks è di gran lunga il ristorante più menzionato.
Lo studio, pubblicato nel Journal of Medical Internet Research Public Health and Surveillance, ha utilizzato Twitter come database per acquisire una visione della salute degli americani.
“Stiamo vedendo sempre più studi che guardano la salute al di là della malattia, incorporando indicatori di benessere – spiega Quynh Nguyen, autore principale dello studio – questo è un promettente metodo nuovo e conveniente per studiare le influenze sociali e ambientali sulla salute”. Lei e la sua squadra hanno zoomato su tweet geolocalizzati circa il cibo, l’attività fisica e la felicità, e li ha confrontati con dati di censimento e indagini sulla salute.
Dalla metà del 2014 alla metà del 2015 sono stati analizzati oltre 2,8 milioni di messaggi postati negli Usa e geolocalizzati, in particolare, nelle zone di Salt Lake, San Francisco e New York. Da questi, hanno quindi estratto quelli focalizzati sul cibo, inserendolo in due categorie: da un lato i meno salutari in quella “fast food”, dall’altro quelli “salutari”, con carni magre, frutta e vegetali.
Quindi, hanno stilato una top ten. I risultati hanno rivelato che “caffé” è la parola più twittata negli Stati Uniti continentali, seguita da “birra” e “pizza”. Al quarto posto “Starbucks”, che è stato fatto rientrare nella categoria fast food, mentre il primo (e unico) cibo considerato salutare si è collocato al settimo posto, il pollo, pur non essendo questo, di per sé, un cibo salubre. Anzi, c’è da scommettere che le ricette condivise son più simili alle polpettine dei fast food o alle alette fritte e intinte nel glutammato, che in dietetici petti di pollo alla piastra.
I risultati forniscono ad esempio indizi sulla qualità di vita di un quartiere e su come questo può impattare su salute e benessere dei residenti. Incrociando successivamente i due tipi di tweet con i dati provenienti dalla localizzazione e da alcuni censimenti precedenti, i ricercatori hanno scoperto che i tweet provenienti dai quartieri poveri o dalle regioni con famiglie numerose difficilmente facevano riferimento a cibi sani. Inoltre, quelli provenienti da persone che in quel momento si trovavano in aree con alta densità di ristoranti fast food parlavano più spesso di cibo spazzatura.
Il team ha progettato algoritmi per tracciare cibi, menzioni ed emozioni, ma con qualche inciampo. Per esempio, i ricercatori rimasero sconcertati dall’immensa popolarità del curry prima di rendersi conto che Twitter era pazzo per la stella di basket Stephen Curry, non per il piatto piccante.
Lo studio ha i suoi limiti comunque, dato che i tweet campione sono solo una frazione del totale e che Twitter è utilizzato perlopiù da utenti di età compresa tra i 18 e i 49 anni. Oltre al fattore geografico limitato agli Usa, bisogna tener conto del fatto che gli algoritmi che categorizzano i post sono precisi all’85 per cento, per cui non tutti i tag “food” ricadono nella giusta categoria. Infine, gli utenti potrebbero preferire di gran lunga pubblicare un post su una torta appetitosa, al posto dell’insalata che stanno mangiando.
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