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L’aumento delle temperature combinato all’innalzamento dei livelli di anidride carbonica nell’aria, causerebbe una maggiore concentrazione di arsenico nel riso, con effetti tossicologici in chi lo consuma.
Il riso è consumato da metà della popolazione mondiale ed è un alimento base per miliardi di persone, in particolare in Asia, ma la sua qualità nutrizionale potrebbe peggiorare a causa dei cambiamenti climatici raggiungendo addirittura livelli di tossicità per l’eccessivo assorbimento di arsenico.
Questo quadro è emerso da uno studio di ricercatori cinesi e statunitensi pubblicato su The Lancet Planetary Health. I risultati indicano, infatti, che un aumento delle temperature superiore a 2 °C combinato con l’innalzamento dei livelli di anidride carbonica (CO2) nell’aria, determina un aumento delle concentrazioni di arsenico inorganico nel riso, aumentando potenzialmente i rischi per la salute nel corso della vita per le popolazioni asiatiche entro il 2050.
Per dieci anni i ricercatori hanno coltivato riso in campi controllati, sottoponendolo a diversi livelli di anidride carbonica e temperatura. Hanno scoperto che, all’aumentare di entrambi i livelli, in linea con le proiezioni dei climatologi, aumentava anche la quantità di arsenico inorganico nei chicchi di riso. In seguito gli studiosi hanno preso i dati delle loro sperimentazioni sul campo e, sulla base del consumo pro capite di riso in sette paesi asiatici- Bangladesh, Cina, India, Indonesia, Myanmar, Filippine e Vietnam –, hanno calcolato come potrebbe aumentare anche il rischio di malattie. Secondo le stime, si prevede che la Cina registrerà il numero più elevato di casi di cancro, con una stima di 13,4 milioni di casi legati all’esposizione all’arsenico derivato dal riso.
La contaminazione del riso con l’arsenico è un problema noto: l’arsenico è un metallo presente in natura che viene assorbito dal riso dal suolo e dall’acqua con cui viene sommerso. L’ipotesi è che i cambiamenti climatici modificherebbero il microbioma del suolo causando una maggiore concentrazione di arsenico nel riso. Gli effetti tossicologici dell’esposizione cronica all’arsenico includono tumori ai polmoni, alla vescica e alla pelle, nonché cardiopatia ischemica. Prove emergenti suggeriscono inoltre che l’esposizione all’arsenico possa essere collegata al diabete, a esiti avversi in gravidanza, a problemi di sviluppo neurologico e a effetti sul sistema immunitario.
“Esiste un effetto tossicologico del cambiamento climatico sul riso e il consumo è uno dei fattori che determinano la vulnerabilità a tale effetto”, ha affermato Lewis Ziska, professore presso la Columbia Mailman School e tra gli autori dalla ricerca. “Poiché il riso è un alimento base in molte parti del mondo, questo aumento del livello di arsenico potrebbe portare a un aumento sostanziale del carico globale di cancro, malattie cardiovascolari e altri problemi di salute correlati a questa sostanza”.
Secondo gli studiosi, i risultati sottolineano come i cambiamenti climatici continuino a influire sulla sicurezza alimentare globale e quanto sia urgente agire per ridurre l’esposizione all’arsenico nel riso. Tra le soluzioni, si potrebbe puntare su una migliore gestione del suolo nelle risaie e migliori pratiche di lavorazione, oltre a iniziative di sanità pubblica incentrate sull’educazione dei consumatori e sul monitoraggio dell’esposizione.
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