Aborto, in Italia discriminati i medici che lo praticano

In molte regioni gli obiettori superano l’80 per cento. Il rischio di dover ricorrere ad ambulatori privati per l’aborto. Stupita la ministra Lorenzin: “dati vecchi”.

L’Italia discrimina i medici che praticano gli aborti, nonostante la legge sancisca il diritto all’interruzione di gravidanza. È questo, in sintesi, quanto espresso dal Consiglio d’Europa nell’accogliere un ricorso della Cgil, uno dei più importanti sindacati italiani.

 

I medici obiettori fanno meno carriera

Secondo il comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa “la Cgil ha fornito un ampio numero di prove che dimostrano come il personale medico non obiettore affronti svantaggi diretti e indiretti, in termini di carico di lavoro, distribuzione degli incarichi, opportunità di carriera”.

 

C’è inoltre da tener conto di un aspetto non irrilevante. Se all’interno di un ospedale sono pochi i medici ad essere disposti a praticare le interruzioni di gravidanza, si troveranno a fare quasi solo quelli, con una limitazione della pratica professionale e, presumibilmente, con un maggior stress psicologico.

 

Il rischio di spingere le donne a rivolgersi ad altri

Nelle conclusioni del documento con cui viene dichiarato ammissibile il ricorso, si legge che: “le donne che cercano accesso ai servizi di aborto continuano ad avere di fronte una sostanziale difficoltà nell’accesso” con la conseguenza che “le donne che vogliono un aborto possono essere forzate ad andare in altre strutture (rispetto a quelle pubbliche), in Italia o all’estero” o a ricorrere ancora all’aborto clandestino.

 

ministra Salute Lorenzin
La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin – © Elisabetta Villa/Getty Images

 

Stupita la ministra: sono dati vecchi

Si dichiara stupita la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin (Nuovo centrodestra), che spiega: “dalle prime cose che ho letto mi sembra che si rifacciano a dati vecchi, che risalgono al 2013”. Precisando poi che da dati più recenti: “non ci risulta una sfasatura. Ci sono soltanto alcune aziende pubbliche che hanno qualche criticità, dovuta a problemi di organizzazione”.

 

“In alcuni casi le percentuali di adesione all’obiezione di coscienza fra i ginecologi sono superiori all’80 per cento” e “quattro ospedali pubblici su dieci di fatto non applicano la legge 194 del 1978″, ha invece dichiarato la deputata del Partito democratico, Roberta Agostini, che ha presentato diverse interrogazioni parlamentari su questo tema. Come quella che garantisce e regola l’interruzione volontaria della gravidanza.

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