Accordo di Parigi, Donald Trump avvia ufficialmente la procedura di uscita

Gli Stati Uniti hanno notificato il 4 novembre al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres la decisione di uscire dall’Accordo di Parigi.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato la volontà della sua amministrazione di uscire dall’Accordo di Parigi sul clima del 2015. Il 4 novembre 2019, ovvero nel corso del primo giorno utile, dal punto di vista legale, ha fatto annunciare l’avvio della procedura di ritiro dal segretario di stato Mike Pompeo. Quest’ultimo, in un comunicato, ha spiegato di aver notificato la decisione al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

La decisione notificata dagli Stati Uniti al segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres

Nella lettera, il responsabile della diplomazia statunitense ha insistito sul fatto che il testo dell’Accordo rappresenterebbe “una zavorra economica ingiusta” per il proprio paese. E ha spiegato che l’amministrazione di Washington “continuerà a proporre un modello realista e pragmatico, sulla base di dati concreti, che mostra che l’innovazione e l’apertura dei mercati garantisce maggiore prosperità, una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e fonti energetiche più sicure”.

obama cop21
Barack Obama, all’epoca presidente degli Stati Uniti, durante il suo discorso alla COP 21 di Parigi nel 2015. © Eric Feferberg/Afp/Getty Images

Pochi giorni prima, parlando ad un convegno sull’energia a Pittsburgh, a poche settimane dall’inizio della venticinquesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, Cop25, il presidente americano aveva ripetuto che a suo avviso gli obiettivi che la comunità internazionale si è posta per ridurre le emissioni di CO2 sarebbero “negativi per gli Stati Uniti”.

Dal punto di vista legale, il lungo processo di uscita dall’Accordo non poteva cominciare prima del 4 novembre e non potrà essere completata in ogni caso prima di un anno. Il che significa che saremo alla fine del mandato presidenziale: qualora Trump non dovesse essere rieletto l’uscita potrebbe dunque essere teoricamente bloccata. Se così non fosse, gli Stati Uniti non saranno più obbligati a rispettare il loro impegno assunto di fronte alla comunità internazionale, che prevede una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 26-28 per cento, entro il 2025, rispetto ai livelli del 2005.

“Occorre evitare il rischio di un effetto-domino”

La tendenza sembra d’altra parte già evidente: secondo i dati dell’Energy Information Administration, le emissioni di CO2 legate allo sfruttamento del carbone sono tornate a crescere (del 3 per cento) lo scorso anno negli Stati Uniti. Ciò dopo aver subito un calo del 12 per cento negli anni precedenti.

Dal punto di vista dei negoziati climatici internazionali, occorrerà evitare infine che la decisione degli Stati Uniti possa rappresentare un precedente. Alcune nazioni, Arabia Saudita ed altri produttori di petrolio in testa, potrebbero infatti scegliere di seguire le orme di Donald Trump. Allo stesso modo, le associazioni ambientaliste sottolineano come non sia escluso che anche il Brasile del climatoscettico Jair Bolsonaro possa pensare ad un’uscita dall’Accordo di Parigi: “Occorre evitare ad ogni costo un effetto-domino”.

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