Acqua, consumi e clima la renderanno sempre più rara sulla Terra

Un rapporto delle Nazioni Unite spiega che, nel 2050, il 52 per cento della popolazione mondiale subirà problemi legati alla scarsità di acqua dolce.

Meno accessibile, limitata in termini di quantità e peggiore in termini di qualità. Il futuro dell’acqua potabile rischia di essere compromesso dai cambiamenti climatici. In molte regioni della Terra si registreranno problemi di approvvigionamento. Anche in luoghi nei quali, oggi, le precipitazioni sono abbondanti. A spiegarlo è un rapporto pubblicato il 22 marzo dalle Nazioni Unite, secondo il quale già oggi circa 4 miliardi di persone nel mondo sono costrette ad affrontare episodi di penurie severe per almeno un mese all’anno.

Il consumo di acqua è sestuplicano in un secolo

Una pressione legata al riscaldamento globale, ma anche all’impennata del consumo mondiale. Nel corso degli ultimi cento anni, l’aumento è stato infatti due volte più rapido rispetto alla crescita demografica. Ciò significa che, in termini assoluti, il quantitativo di acqua potabile consumata in tutto il mondo è sestuplicato nell’ultimo secolo. E continua a crescere di un punto percentuale all’anno. Il tutto è poi aggravato dall’inquinamento sempre più forte delle falde acquifere sotterranee e dei fiumi.

acqua di casa
L’acqua è un bene prezioso che diventerà sempre più raro per colpa dei cambiamenti climatici © Ingimage

Il quadro disegnato dal rapporto delle Nazioni Unite è inquietante. “Sarebbe un grave errore non parlare dell’acqua come di un problema», ha dichiarato la direttrice generale dell’Unesco Audrey Azoulay. Secondo la quale è necessaria “una migliore gestione della risorsa, al fine di adattarsi ai cambiamenti climatici”. Già oggi, d’altra parte, 2,2 miliardi di persone non dispongono di un accesso all’acqua potabile. E 4,2 miliardi, ovvero la metà della popolazione mondiale, è priva di sistemi di purificazione sicuri.

Il peso del settore agricolo

Una situazione che si aggraverà in futuro. Di qui al 2050, secondo il rapporto, circa il 52 per cento della popolazione mondiale subirà gli effetti delle penurie di acqua. Grandi centri urbani come Amman, in Giordania, o Melbourne, in Australia, rischiano di dover affrontare un calo di acqua potabile disponibile compreso tra il 30 e il 49 per cento. A Santiago del Cile si supererà il 50 per cento rispetto a oggi. Senza parlare dei piccoli stati insulari in via di sviluppo, che già oggi sono particolarmente vulnerabili dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico.

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Ma ad essere minacciata è anche l’agricoltura. Il settore, oggi, è di gran lunga il maggiore consumatore di acqua potabile: per irrigare i campi di tutto il mondo si utilizza il 69 per cento del totale annuo. Un problema gigantesco, se si considera che, come ripetuto dalle Nazioni Unite, “con un aumento della temperatura media globale di soli 2 gradi centigradi, secondo le previsioni, tra 540 e 590 milioni di persone potrebbero ritrovarsi malnutrite”. Il tutto con possibili gravi ricadute anche dal punto di vista sanitario e di perdita di biodiversità.

Le soluzioni: adattamento e attenuazione

Di fronte a tale scenario, il rapporto propone due strategie complementari: l’adattamento e l’attenuazione. Nel primo caso l’idea è di adottare “una combinazione di opzioni naturali, tecniche e tecnologiche, nonché misure sociali e istituzionali finalizzate a diminuire i danni e sfruttare i pochi vantaggi concessi dai cambiamenti climatici”. Al contempo, occorre attenuare gli effetti del riscaldamento globale, “riducendo le emissioni di gas ad effetto serra e adottando sistemi in grado di captare la CO2 presente nell’atmosfera”. Ma occorrerà anche gestire in modo più sostenibile le acque usate.

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, celebrata il 22 marzo, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha spiegato sul tema dell’acqua “tutti dobbiamo fare la nostra parte”. Limitando la crescita della temperatura media globale, alla fine del secolo, a non più di 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, “il mondo sarà maggiormente in grado di risolvere la crisi idrica che già oggi dobbiamo fronteggiare”.

“L’acqua – ha concluso Guterres – rappresenta il principale strumento a nostra disposizione per valutare gli effetti dei cambiamenti climatici. Attraverso i fenomeni meteorologici estremi, come le siccità e le inondazioni, fino allo scioglimento dei ghiacci polari e all’innalzamento del livello dei mari”

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