Acqua

Bangladesh, ogni anno migliaia di persone muoiono per l’acqua contaminata da arsenico

Dopo 20 anni da quando l’arsenico è stato trovato nell’acqua in Bangladesh, 43mila persone muoiono ogni anno per contaminazione. Quali le soluzioni possibili?

Nel 2010 l’Organizzazione mondiale della sanità lo aveva definito come “il più grande avvelenamento di massa della storia”. Ora un nuovo rapporto di Human rights watch ha rivelato che ancora oggi in Bangladesh 20 milioni di persone bevono acqua contaminata da arsenico e sono quindi esposte a uno degli elementi chimici più tossici conosciuti al mondo. Queste persone soffrono di malattie gravi come il cancro alla pelle, al fegato, ai reni, alla vescica e ai polmoni, malattie cardiovascolari e polmonari. Nonostante gli interventi di pulizia delle acque messi in atto all’inizio del secolo, la situazione è ancora pessima: più di 43mila persone muoiono ogni anno. Secondo le stime, 5 milioni di bambini nati tra il 2000 e il 2030 saranno vittime dell’arsenico presente nell’acqua a uso domestico.

Un problema diffuso in tutto il Sudest asiatico

L’arsenico rilasciato nell’ambiente non si scompone in sostanze più semplici e meno pericolose. Nelle nazioni fortemente industrializzate le principali cause della contaminazione sono le attività umane che producono scarti chimici industriali o residui di pesticidi. Ma in Bangladesh è la crosta terrestre a rilasciare l’arsenico nelle acque di falda, quindi risolvere il problema diventa molto più difficile. Migliaia di anni fa, quando le rocce ricche di arsenico dell’Himalaya si erosero, la sostanza chimica si depositò proprio nell’area in cui oggi l’acqua viene prelevata. Un problema simile ha colpito l’India, la Cina, il Vietnam e la Cambogia, tutti paesi che si trovano nella parte meridionale del continente asiatico.

 

Com’è iniziata la contaminazione da arsenico

L’inquinamento da arsenico non è il primo problema che colpisce le riserve di acqua del paese. Fino agli anni Ottanta i bengalesi attingevano l’acqua da pozzi, stagni e fiumi e per questo hanno contratto malattie come il colera e la dissenteria. In risposta alla questione, le Nazioni Unite e molti altri benefattori occidentali hanno consigliato ai bengalesi di scavare pozzi più profondi collegati direttamente alle falde acquifere per riuscire ad attingere acqua pulita. Sfortunatamente la profondità consigliata per le perforazioni era quella dove si trovava la roccia più ricca di arsenico. I primi casi di avvelenamento sono stati registrati all’inizio degli anni Novanta ma la questione ha suscitato l’interesse mondiale nel 1995, quando si è tenuta a Calcutta una conferenza internazionale.

https://youtu.be/6_lb5duitm4

Il percorso lento e controverso per risolvere il problema

Tra il 1999 e il 2006 sono stati spesi migliaia di dollari per attenuare la contaminazione. La Banca mondiale ha finanziato l’istallazione di circa 13mila pozzi rurali tra il 2004 e il 2010. Eppure, “il Bangladesh non sta compiendo i passi più ovvi per rimuovere l’arsenico dall’acqua che migliaia di persone persone povere delle zone rurali bevono tutti i giorni. Il governo si comporta come se il problema fosse già stato risolto ma se non agisce insieme ai benefattori, migliaia di bengalesi moriranno di malattie evitabili causate dall’arsenico”, secondo il ricercatore di Human rights watch, Richard Pearshouse. Il lento progresso viene attribuito ai favoritismi da parte del governo: i politici hanno assegnato pozzi sicuri ai loro sostenitori invece di darli alle persone che vivono nelle zone rurali che ne hanno più bisogno.

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