Che lezione possiamo trarre dai fatti dell’adunata degli Alpini di Rimini

Dietro alle denunce per molestie sulle donne all’adunata degli Alpini di Rimini, e ad alcune minimizzazioni, c’è una cultura sessista e razzista.

In un presente distopico, in una città qualsiasi d’Italia, all’indomani di un raduno di migranti e richiedenti asilo iniziano a moltiplicarsi le voci, i racconti, perfino le denunce di molestie verbali e fisiche su un numero elevato di donne: all’inizio pochi casi, poi oltre cento, nel giro di pochi giorni fino a 500 segnalazioni. Lo sdegno di tutta l’opinione pubblica è immediato e fortissimo, e una gran parte della politica italiana torna alla carica sul tema immigrazione, da tempo ormai spesso al centro di ogni campagna elettorale: c’è un limite all’accoglienza, servono leggi più dure e pene esemplari. Basta con il buonismo.

Cosa è successo a Rimini all’adunata degli Alpini

Il fatto di cui sopra, nella realtà, non è mai accaduto. Nel presente reale invece, all’indomani di un’adunata degli Alpini a Rimini svoltasi dal 5 all’8 maggio, iniziano a moltiplicarsi le voci, i racconti, perfino le denunce di molestie verbali e fisiche su un numero elevato di donne: all’inizio pochi casi, poi oltre cento, nel giro di pochi giorni, appunto, fino a 500 segnalazioni.

Lo sdegno delle donne è immediato e fortissimo, tenuto alto da associazioni femministe come Non una di meno, quello di una buona fetta dell’opinione pubblica e della società civile anche, ma fioccano i distinguo, di diverso tenore, da parte di politica e istituzioni: dapprima si fa notare che alle segnalazioni non corrispondono ancora altrettante denunce formali. Quindi si chiede di isolare le cosiddette “mele marce”, ma di non infangare il nome degli Alpini. Infine addirittura si tenta quasi di giustificare il tutto come qualcosa di fisiologico: tra tante gente, è normale che ci sia qualche episodio di maleducazione.

La politica e il doppio standard

In un’epoca in cui è diventata di moda, in riferimento alla guerra, la locuzione di “doppio standard” (nello specifico, nella presunta diversità di approccio alle azioni della Russia di Putin rispetto a quelle della Nato), si applica benissimo anche a quanto avvenuto nei giorni scorsi a Rimini.

Senza arrivare al caso di Elena Donazzan, assessore con delega alle Pari opportunità del Veneto, per la quale “se uno mi fischia dietro io sono contenta”, per averne un esempio basta scorrere le più recenti uscite social del leader della Lega, Matteo Salvini che l’8 maggio, all’indomani delle prime voci di molestie avvenute a Rimini, scriveva: “Viva gli Alpini, più forti di tutto e di tutti!”.

Qualche giorno dopo, di fronte al moltiplicarsi delle segnalazioni, una parziale rettifica: “Giusto condannare episodi di molestie o maleducazione, se sono stati segnalati (anche se all’Ana non risulta depositata alcuna denuncia). Scorretto e indegno invece additare il glorioso corpo degli Alpini, da sempre esempio di generosità, sacrificio e rispetto, come simbolo di violenza e volgarità. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi, ma giù le mani dalla storia, dal passato e dal futuro degli Alpini”.

E poi, il più recente in ordine di tempo, il post contro l’abolizione dell’adunata degli Alpini: “Idea davvero stupida direi, che ne pensate?”. È giù commenti pro-alpini da parte degli utenti.

Naturalmente, è sempre bene essere garantisti, come prevede la nostra Costituzione e la nostra giustizia. È il 30 aprile quando però Salvini, sempre sui social, commenta con un tenore molto diverso un episodio avvenuto a Roma: “Nigeriano molesta verbalmente una ragazza, poi la palpeggia e infine si scaglia contro gli agenti… Serve una pena esemplare! Solidarietà alla giovane aggredita e ai poliziotti colpiti”. Praticamente, due pesi e due misure.

Cosa ci raccontano le reazioni dell’opinione pubblica

Prese di posizione che raccontano due cose: la prima, come spiega Non una di meno Rimini, riguarda il ruolo della donna nella società ed è che “i fatti di Rimini, come quelli avvenuti alle precedenti adunate o in qualsiasi evento pubblico che richiami un certo numero di persone, ci dicono che la cultura della violenza maschile e di genere è diffusa, parte integrante della società in cui viviamo. Per questo non si tratta di un fenomeno che riguarda poche mele marce”.

La seconda è che esiste un doppio standard morale, da sempre messo in atto nei confronti dei migranti, e ora perfino tra tipi di migranti: quelli in arrivo dall’Ucraina, ormai 116mila in due mesi, non rappresentano un’emergenza.

Quelli che sbarcano sulle nostre coste dal Mediterraneo, circa 60mila l’anno scorso, invece sì.

Anche secondo Grazia Naletto, presidente di Lunaria, onlus che si batte per la pace e contro il razzismo, il doppio standard esiste: “Ovviamente, per prima cosa sono molto offesa come donna: è assolutamente inconcepibile che ancora oggi ci si trovi di fronte a comportamenti di questo genere” ci racconta. Dopodiché “se gli stessi comportamenti fossero stati adottati da un gruppo di cittadini stranieri, la reazione dell’opinione pubblica starebbe stata diversa. È già successo in passato, reati analoghi sono stato raccontati e resi visibili in modo molto diverso tra loro, e i casi più esemplari sono proprio quelli delle violenze commesse sulle donne”. Violenze compiute da cittadini stranieri: “Mi vengono in mente casi che hanno subito grande risonanza sui media, come quello di Giovanna Reggiani nel 2007 o la violenza della Caffarella del 2009” per i quali furono condannati due cittadini romeni. “Ebbero grandissima visibilità sui media e furono l’occasione per stigmatizzare interi gruppi sociali”.

In 30 anni abbiamo documentato più di 8mila casi di razzismo con Cronache Di Ordinario Razzismo: non abbiamo mai smesso…

Posted by Lunaria on Sunday, May 15, 2022

Ma, prosegue Naletto, “la gravità non deve interessare la nazionalità ma la gravità dell’atto, e oggi è gravissimo che ci troviamo di fronte a comportamenti sessisti”. Il fatto poi che, come spesso accade, le denunce per maltrattamenti o molestie tardino ad arrivare, finisce spesso per instillare il dubbio sulla realtà entità dall’accaduto. Ma se per le violenze domestiche “è sempre molto complicato denunciare, c’è ancora molta paura, in Italia non abbiamo una grande tradizione di denunce” e forse qualcosa sta migliorando solo negli ultimi anni con l’introduzione di leggi che tutelano la denunciante, in casi come quello di Rimini “è evidente che è maggiormente complicato perché si parlava di un evento con migliaia di uomini. E molestie verbali compiute da sconosciuti difficili da individuare a posteriori. A meno di non denunciare contro ignoti”.

Al di là del singolo episodio relativo agli Alpini, però, secondo la presidente di Lunaria “il tema è culturale, andrebbe affrontato con altre modalità. Eventi di questo genere potrebbero tranquillamente essere superati, ma siamo convinti che sia importante lavorare a livello preventivo. Il problema riguarda tutto il paese, sappiamo bene che nei corpi militari c’è un tipo di cultura particolarmente consolidata, ma la questione della difesa dei diritti delle donne riguarda tutta la società, bisogna andare molto più a fondo”.

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