Aldo Manuzio e i più bei “font” rinascimentali in mostra a Venezia

È stato un grande imprenditore. Un grande scopritore d’arte e di talenti. Un grande innovatore. Un grande italiano. Ecco perché è importante riscoprire il nome di Aldo Manuzio, in questi giorni a Venezia nel nuovo museo delle Gallerie dell’Accademia.

Un personaggio di enorme importanza per la storia culturale non solo italiana, ma internazionale, ingiustamente confinato anche nei libri di letteratura a poche, frettolose menzioni. In realtà Aldo Manuzio, il più grande stampatore dell’età moderna, ha creato il primo canale di diffusione delle opere classiche in tutta Europa, e per primo ha trasformato l’invenzione di Gutenberg in un motore di modernizzazione del mondo. E lo ha fatto con molta eleganza.

Fondò nel 1490 a Venezia la più celebre tipografia d’Italia e, a quell’epoca, del mondo: i suoi libri presero il nome di edizioni aldine. Un presidio di cultura e innovazione ancora oggi ammirato e, a tratti, insuperato, per eleganza e maestria.
Può considerarsi lo stampatore-umanista tipo. È al tempo stesso un uomo colto che ama la compagnia di sapienti e artisti e un abile mercante la cui fama varca i confini.

La mostra “Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia” fino al 19 giugno alle Gallerie dell’Accademia

Il 19 marzo è stata inaugurata a Venezia la mostra per il Cinquecentenario Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia fino al 19 giugno alle Gallerie dell’Accademia.

Curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto, Giulio Manieri Elia, l’esposizione mostra i frutti più pregiati di una stagione unica e gloriosa della cultura occidentale. Dopo la rivoluzione di Gutenberg, con Aldo Manuzio il libro per la prima volta esce dai monasteri e delle università e diventa un prodotto culturale, irrompe nella società, dando inizio al Rinascimento di Venezia e alla sua storia di capitale europea dell’editoria.

La mostra si collega al quinto centenario del più grande editore di tutti i tempi, fondatore dell’editoria come impresa, nato nei pressi di Sermoneta (1449-1515). E vuole esaltare il genio di questo coltissimo stampatore, editore e tipografo, compagno di studi dei più grandi scrittori e pensatori del suo tempo, da Giovanni Pico della Mirandola a Erasmo da Rotterdam (che pubblicò con lui gli Adagia e visse proprio nella sua casa).

97 opere per raccontare Aldo Manuzio e il Rinascimento a Venezia

Delle opere in mostra, tre sono della Galleria dell’Accademia di Venezia e le altre frutto di prestiti da altri importanti musei, tra cui la National Gallery di Washington, la Morgan Library di New York, la National Gallery di Londra e la Pinacoteca di Brera. Nel percorso della visita possono essere ammirate più di trenta rare edizioni stampate tra la fine del XV e i primi anni del XVI secolo. Si vedono quindi qui le aldine provenienti da Cambridge, Eaton, Manchester, dalla British Library e dalla Vaticana. Attraverso poi opere di Giorgione, Carpaccio, Bellini, Tiziano, Lotto, la mostra racconta come il progetto editoriale di Aldo di pubblicare i grandi classici greci, latini e poi contemporanei ha radicalmente cambiato l’arte, la cultura e la società.

Quella di Aldo Manuzio per il libro fu una vera missione culturale congiunta a un’utilissima capacità imprenditoriale fatta di precisione, innovazione e raffinatezza di gusto estetico, il tutto sostenuto da una visione del futuro che ha dato inizio all’editoria moderna.

Aldo Manuzio può essere considerato lo stampatore-umanista tipo. È al tempo stesso un uomo colto che ama la compagnia di sapienti e artisti e un abile mercante la cui fama varca i confini.
Aldo Manuzio può essere considerato lo stampatore-umanista tipo. È al tempo stesso un uomo colto che ama la compagnia di sapienti e artisti e un abile mercante la cui fama varca i confini.

Scelse proprio di pubblicare in latino, greco ed ebraico, elaborando con il bolognese Francesco Griffo bellissimi caratteri tipografici in piombo (che oggi chiamiamo font) che si imposero in tutto il mondo per la loro bellezza, per secoli, fino a oggi. Un nome che è arrivato a condizionare la vita dei nostri giorni, segnando tra l’altro anche i destini (tipo)grafici di un’azienda come Apple. Un emblema dell’eccellenza italiana nel mondo.

Le idee vincenti di Aldo Manuzio

Innanzitutto, la scelta di Venezia come sede delle edizioni aldine, che all’epoca, grazie ai commerci, è il fulcro della ricchezza europea.
È sua l’idea rivoluzionaria di stampare i classici contemporanei: Dante, Pietro Bembo, Erasmo da Rotterdam.
È sua l’invenzione del corsivo con Francesco Griffo.
È sua quella del formato tascabile, in ottavo, che rende il libro, prima per dimensioni intrasportabile, un oggetto leggibile ovunque.
È sua sua la definizione della punteggiatura in chiave moderna.
È suo il primo libro con le pagine numerate su entrambi i lati.
È sua l’intuizione di creare un catalogo della sua casa editrice.
È sua l’idea delle edizioni lussuose in carta azzurra dieci volte più costose, da vendere ai clienti più facoltosi.

La storia di Francesco Griffo, l’inventore del corsivo, accanto a Aldo Manuzio

Orafo abile e di finissima sensibilità e manualità, Francesco Griffo intraprende la carriera di incisore di caratteri a Bologna, dal libraio ed editore Faelli, e a Padova, dove fonde – su modello di Nicolas Jenson – due serie di caratteri gotici. A Venezia ottiene l’impiego più ambito nella capitale tipografico-editoriale del Cinquecento, cioè al servizio di Aldo Manuzio. Per lui a partire dal 1494 incide numerosi punzoni di splendidi caratteri tondi, romani, traendo ispirazione dall’epigrafia romana di età classica e imperiale, e delineando modelli di stile insuperabili, tra cui quello dell’Hypnerotomachia Poliphili (1499) di Francesco Colonna, libro di culto per bibliofili di ogni epoca, e del carattere corsivo, disegnato nel 1500.

Francesco Griffo, un formidabile artigiano-artista che non solo ci ha lasciato il corsivo ma, sintetizzandolo dalla calligrafia manuale alla stampa, ha permesso la nascita delle edizioni economiche.
Francesco Griffo, un formidabile artigiano-artista ci ha lasciato il corsivo. Consentiva la riduzione del formato per l’edizione di testi classici destinata a collane da bisaccia, ovvero tascabili. Dopo avere fatto capolino nelle Epistole di s. Caterina (settembre 1500), il corsivo griffiano è inaugurato dalle Bucoliche aldina del 1501.

Da lui eseguiti sono il tondo del paratesto latino degli Erotemata di C. Lascaris (1495), il tondo “Decamerone” (1495), il tondo “Gaza” (quello delle Introductivae grammatices del dicembre 1495), l’eccellente tondo Bembo (impiegato nella princeps del De Aetna del 1496), il tondo “Leoniceno” (1496), rinomato per le inclinazioni calligrafiche delle lunghe e sinuose grazie, per concludere con il tondo maiuscolo della Hypnerotomachia Poliphili, che fissa nelle maiuscole il rapporto tra larghezza e altezza in 1:9, in armonia con le indicazioni dei maestri calligrafi e matematici del tempo tra cui Luca Pacioli. Non fu tutto un idillio: quando nel 1500 Manuzio brevetta il corsivo, Griffo va nelle Marche dove impianta una sua tipografia. A distanza di oltre quattro secoli, la bravura di Griffo e di Manuzio viene riconosciuta dallo stesso Mardersteig, che nel riprodurre modernamente il carattere utilizzato nella celebre aldina del Bembo ne nota l’inimitabile fattura.

Il più bel libro illustrato dell’umanesimo, l’Hypnerotomachia Poliphili

Leonardo Grassi finanzia nel 1499 il più bel libro illustrato dell’umanesimo, quell’Hypnerotomachia Poliphili che fa di sé bellissima mostra nell’esposizione veneziana.

Il più bel libro illustrato dell’umanesimo, l’Hypnerotomachia Poliphili (1499)
Il più bel libro illustrato dell’umanesimo, l’Hypnerotomachia Poliphili (1499)

Questa edizione è il più bel titolo d’onore aldino. Le luminose xilografie, attribuite al Mantegna, gareggiano in eleganza con i tipi romani impiegati. L’opera, del frate domenicano Francesco Colonna, è famosa per l’argomento simbolico (“la lotta d’amore in sogno”) e per il modo in cui cerca di rendere lo splendore della vita in una continua ricerca d’arte.

La mostra è grazie a Marsilio: il catalogo e le parole di Cesare de Michelis

Il catalogo della mostra dedicata ad Aldo Manuzio pubblicato da Marsilio, omaggio al più famoso stampatore della storia dell’editoria, racconta dunque come il libro cambiò il mondo, e come e perché questo cambiamento avvenne a Venezia, città cosmopolita e porta fra oriente e occidente.

“Prima di lui, gli artisti non conoscevano i classici greci e latini – dice con toni appassionati Cesare de Michelis, il grande editore anima di Marsilio, promotore della grande mostra in omaggio al celebre stampatore – Lui fu il primo a stamparli, e quindi a diffonderli: e l’influenza su tutto il mondo, e anche sull’arte, fu dirompente. Basti pensare ad esempio a Giovanni Bellini: fino ad allora dipingeva soltanto temi religiosi, grazie a lui iniziò a raffigurare scene mitologiche“.

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