Secondo un nuovo report, i fanghi ittici degli allevamenti di pesce in Norvegia sono paragonabili alle acque reflue non trattate di milioni di persone e riducono l’ossigeno nell’acqua dei fiordi.
Allergia al latte, all’uovo, al cioccolato, alle fragole? Unità operativa di Allergologia dell’ospedale Burlo Garofolo.
Desensibilizzare: questa la parola d?ordine dell?Unità
operativa di Allergologia dell?ospedale Burlo Garofolo. Ovvero
somministrare dosi crescenti dell?alimento proibito fino a
rieducare l?organismo ad accettarlo. La nuova terapia è il
risultato di tre anni di ricerche su 60 bambini provenienti da
tutta Italia, accomunati dall?essere stati diagnosticati
?superallergici? ad alcuni alimenti: bambini molto sensibili agli
allergeni, ai quali talvolta è sufficiente il breve contatto
o addirittura sentire il semplice odore dell?alimento sotto accusa
perché nell?organismo si scatenino reazioni violente, anche
fatali.
Grazie alla nuova terapia, gli specialisti della Clinica
pediatrica sono riusciti a guarire un terzo dei bambini presi in
esame, in particolare, precisano, quelli ipersensibili alle
proteine dell?uovo e del latte. La tecnica del ?riaddestramento?
graduale dell?organismo nel campo delle allergie alimentari, ha
già sortito ottimi risultati anche
grazie al lavoro di un noto allergologo e
immunologo di Milano, il dott. Attilio Speciani.
Spiega Speciani ?L’esperienza clinica dei medici dell’ospedale
di Trieste è di fortissimo impatto per almeno due motivi.
Viene percorsa una strada di rieducazione dell’allergia che
corrisponde a quanto, almeno dal 2004 viene detto in ambito
scientifico. L’allergia alimentare non è un difetto, ma una
perdita di controllo e può essere rieducata. E il secondo
motivo è invece di tipo concettuale. Il gruppo di lavoro del
Burlo sta opponendosi ad una visione attualmente dominante che
prevede per l’allergia solo l’evitamento del cibo e il trattamento
farmacologico. La loro esperienza si affianca a quella di chi
già da anni (Patriarca per il nickel, Speciani per le
intolleranze alimentari, Sampson per le arachidi) sta muovendosi
nella direzione di riattivare i principi dello svezzamento e
aiutare le persone a riconquistare il controllo della tolleranza.
Finalmente la applicazione pratica di un principio ecologico di
relazione col mondo esterno. Il cibo non più nemico, ma
amico da riconquistare?.
E proprio di riconquista si tratta: il 36% dei bambini messi in
terapia al Burlo ha riacquistato pienamente la libertà di
cibarsi dell?alimento proibito; il 54% è in grado comunque
di inserirne quantità limitate nella dieta, senza che
l?organismo consideri l?alimento come ?nemico?.
La rieducazione si svolge in due fasi. La prima, di dieci
giorni, si effettua con il bambino in ospedale, dove gli vengono
somministrate dosi sempre crescenti e frequenti dell?alimento
incriminato. La seconda fase prosegue a casa, dove mamma e
papà continuano a somministrare l?alimento una volta al
giorno seguendo uno schema ben preciso, fino alla completa
desensibilizzazione.
Anche se a Trieste non è successo, in alcuni casi la
desensibilizzazione può dare complicazioni. Secondo gli
esperti, questo è un rischio che vale la pena correre: la
strategia dell’eliminazione totale di un cibo, infatti, è
statisticamente altrettanto pericolosa. Nonostante le precauzioni,
sono tantissimi gli allergici che venendo casualmente a contatto
con l’alimento proibito sviluppano reazioni molto violente.
Paola Magni
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