Mostra Anthropos, “un messaggio di integrazione e universalità”

Anthropos e la mostra di 26 eccezionali opere provenienti dai Musei Vaticani, visitabile fino al 30 novembre al Belvedere di Palazzo Pirelli. Ecco cosa raccontano gli organizzatori.

Ancora per qualche giorno, fino al 30 novembre, al Belvedere del Grattacielo Pirelli di Milano si potrà visitare la mostra Anthropos: 26 opere provenienti da tutto il mondo appartenenti alle raccolte etnologiche dei Musei Vaticani sono esposte qui, tra le nuvole, per raccontare l’umanità nella sua interezza, senza barriere fisiche e culturali.

 

Ci raccontano meglio la mostra Padre Nicola Mapelli, Responsabile dei reparti per le raccolte etnologiche dei Musei Vaticani e Luciano Valaguzza, Presidente AICCRE – Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e le Regioni d’Europa.

 

Intervista a padre Nicola Mapelli:

 

Le raccolte etnologiche dei Musei Vaticani raccolgono 100.000 opere. Con che criterio sono state scelte e riunite le opere oggi in mostra a Palazzo Pirelli fino al 30 novembre?

Il messaggio che abbiamo voluto trasmettere è strettamente legato all’Expo 2015, quindi abbiamo voluto scegliere degli oggetti che parlassero dell’alimentazione, non solamente da un punto di vista materiale, ma anche da un punto di vista spirituale. Per trasmettere questo messaggio abbiamo voluto far conoscere ai visitatori della mostra il fatto che i Musei Vaticani non sono solo Michelangelo e Raffaello, ma includono l’arte di tutto il mondo e quindi abbiamo scelto oggetti provenienti dall’Africa, dall’America, dall’Asia, dall’Oceania e dall’Europa antica con l’idea di mostrare la ricchezza culturale dei musei del Papa.

 

Qual è il messaggio che i Musei Vaticani hanno voluto trasmettere attraverso questa mostra?

Prima di tutto, un messaggio di integrazione. Bisogna far vedere quanto sia importante l’alimentazione, ma anche l’alimentazione spirituale, una visione olistica che ci possa trasmettere un messaggio di armonia fra l’uomo, l’ambiente e il mondo spirituale. per noi è molto importante il rapporto che si stabilisce tra l’uomo e la natura.

 

Qual è nella mostra Anthropos il reperto più antico e quello che la emoziona di più?

Il pezzo più antico proviene dal Sud Africa ed è una pietra preistorica di 2 milioni di anni fa con cui, allora, si spezzavano le ossa degli animali per estrarne il midollo. Dal punto di vista artistico, quello che emoziona di più per la sua particolarità è l’uovo di Emu inciso che proviene dall’Australia. E’ un’opera molto delicata e considerando che si tratta del guscio di un uovo e che sia stato inciso con tale precisione per mostrare il volto di una donna e un paesaggio è qualcosa che emoziona sicuramente.

 

 

Intervista a Luciano Valaguzza

 

Come è avvenuto l’incontro tra L’AICCRE, di cui lei è Presidente, e i Musei Vaticani?

Tra le diverse attività dell’Aiccre (Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni D’Europa) prevalgono le collaborazioni internazionali che si concretizzano con gemellaggi di diversa natura (istituzionali, sportivi, culturali e altro). In questo contesto si inserisce anche l’attenzione per le esperienze di restauro europei ed extra europei di cui i Musei Vaticani sono una delle massime espressioni.

Quando Aiccre e l’Associazione Consiglieri Regionali hanno iniziato a considerare cosa fare per Expo è parso subito evidente che era necessario riflettere privilegiando aspetti non prettamente commerciali. Ecco perché si è deciso di presentare le nostre idee ai Musei Vaticani per ottenere opere provenienti dai cinque continenti, che parlassero della presenza dell’Uomo sul pianeta. Dopo le prime perplessità, lo staff dei Musei Vaticani hanno capito lo spirito della nostra azione e ci hanno accompagnato in questa sfida, mettendoci a disposizione pezzi veramente unici ed eccezionali.

 

Com’è stata per lei questa esperienza?

Molto sinteticamente definirei questa esperienza coinvolgente e faticosa, piena di sorprese ed emozioni, arricchente per tutti perché ha costretto a riflettere sull’essere uomo in un piccolo mondo, con le opere che nella loro diversità e semplicità parlavano tra loro, interrogandoci sul presente e sul futuro.

La suggestiva vista del Belvedere, al 31 piano del Palazzo Pirelli sede del Consiglio Regionale, ha contribuito a creare stupore e curiosità, portando tutti veramente tra le nuvole.

 

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