83 ultra-ricchi chiedono di essere tassati per fronteggiare la crisi del coronavirus

Un gruppo di ultra-ricchi ha chiesto ai governi di imporre sui più abbienti tasse onerose, al fine di finanziare la crisi del coronavirus.

La crisi innescata dall’epidemia di coronavirus e dai conseguenti lockdown sarà la peggiore dai tempi della Grande depressione del 1929? Il mondo sarà chiamato ad uno sforzo epocale per riavviare i sistemi economici (e, auspicabilmente, a farlo in modo sostenibile)? Serviranno enormi quantitativi di denaro per investimenti pubblici e sostegno ai più vulnerabili? Bene, la soluzione è allora (almeno in parte) quella di tassare, fortemente, gli ultra-ricchi.

“Le tasse sui più ricchi siano immediate e permanenti”

A chiederlo non è una rete di organizzazioni non governative ma un gruppo di 83 multimilionari, che il 13 luglio hanno lanciato un appello affinché venga imposto ai più abbienti del mondo di fare la loro parte. Con tasse “immediate”, “alte” e facendolo non in modo estemporaneo “ma in maniera permanente”.

coronavirus Richard Curtis
Il regista britannico Richard Curtis © Jemal Countess

“Mentre la crisi generata dalla pandemia colpisce il Pianeta, gli ultra-ricchi come noi possono giocare un ruolo essenziale”, scrivono i firmatari della lettera aperta, rivolta ai governi di tutto il mondo. Tra i promotori dell’iniziativa – battezzata Millionaires for Humanity – figurano il cofondatore del colosso americano dei gelati Ben & Jerry’s Jerry Greenfield, il regista inglese Richard Curtis e l’erede dell’impero Disney, Abigail Disney.

La richiesta indirizzata ai governi di tutto il mondo

Il documento era stato pubblicato in vista della riunione dei ministri delle finanze del G20, che si è tenuta in Arabia Saudita. E del summit straordinario dei governi dell’Unione europea, cominciato venerdì 17 luglio e che ha mostrato profonde divergenze tra gli esecutivi in merito al modo in cui occorre affrontare la crisi e sostenere le nazioni più in difficoltà.

“Non siamo – hanno scritto gli 83 multimilionari – le persone che curano i malati nelle unità di terapia intensiva. Ma abbiamo a disposizione denaro, e molto. E di denaro abbiamo bisogno oggi e avremo bisogno nel corso dei prossimi anni”. Ciò per fronteggiare un’emergenza le cui conseguenze si faranno sentire “per anni” e che potrebbe “spingere mezzo miliardo di persone verso la povertà”.

Il pil mondiale crollerà nel 2020, anche senza una seconda ondata di coronavirus

Il ragionamento parte da un assunto che è stato ripetuto più volte dalle autorità internazionali. Ovvero il fatto che con il coronavirus occorrerà convivere. Per questo occorrerà adeguare i sistemi sanitari, le scuole, i servizi pubblici. Il tutto contrastando la recessione mondiale, che secondo le previsioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sarà senza precedenti: il Prodotto interno lordo perderà il 6 per cento quest’anno. Cifra che potrebbe aumentare al 7,6 per cento in caso di seconda ondata.

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