L’Artico si sciolse 14mila anni fa. E il mare si alzò fino a 20 metri

Studio italiano conferma i legami tra scioglimento delle calotte artiche, i cambiamenti climatici e il rapido innalzamento del livello dei mari.

L’Artico è sempre più caldo. E l’ultima volta che questo accadde, la calotta si sciolse portando uno sconvolgimento climatico in tutto il pianeta. Il livello dei mari ai tropici si alzò fino a 20 metri in 340 anni. Un evento estremo che mise fine all’ultima era glaciale e che spianò la strada alla nascita della civiltà umana come la conosciamo oggi.

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Un orso polare, simbolo del riscaldamento globale. Foto Wolfgang Kaehler/LightRocket via Getty Images

 

A confermare quanto avvenuto è il Progetto Arca (Arctic: present climatic change and past extreme events), finanziato dal ministero dell’Istruzione, università e ricerca e con il coinvolgimento del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in qualità di coordinatore, dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

L’obbiettivo è quello che i ricercatori di tutto il mondo tentano di comprendere da decenni, ovvero quali siano i “meccanismi che regolano la fusione della calotta polare artica e il flusso di acqua di fusione glaciale negli oceani,  quali importanti fattori capaci di forzare i cambiamenti climatici”, spiega il Cnr in una nota.

Studiare l’Artico per comprendere i cambiamenti climatici

“A partire da 20mila anni fa, durante l’ultima deglaciazione, tali cambiamenti nella circolazione oceanica hanno causato fasi di raffreddamento del nord Europa”, hanno spiegato Michele Rebesco e Renata G. Lucchi dell’Ogs, che hanno coordinato le attività del progetto. “Fino ad allora la calotta glaciale occupava tutto il Mare del Nord e si estendeva fino all’Europa settentrionale. Sciogliendosi ha alterato l’equilibrio ambientale dando origine a periodi particolarmente freddi”. Uno scioglimento che ha causato un repentino aumento del livello dei mari che nelle aree tropicali raggiunse circa 20 metri nell’arco di soli 340 anni.

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La nave laboratorio naviga tra i ghiacci. Foto Arca

Il valore della ricerca italiana nell’Artico

L’Artico è oggi una delle frontiere più importanti per lo studio dei cambiamenti climatici e la comprensione dei fenomeni ad essi legati. Tanto da essere nato un forum intergovernativo denominato Consiglio Artico che si occupa dello sviluppo sostenibile e della tutela ambientale della regione attorno al polo Nord, oltre che a valutare le opportunità economico scientifiche che questi fenomeni hanno aperto in tutta l’area artica.

Il nostro Paese è presente come osservatore e fornisce supporto scientifico a tutta la ricerca, come sottolinea Stefano Aliani, oceanografo dell’Istituto di scienze marine del Cnr che ha coordinato l’integrazione delle attività portate avanti dai diversi gruppi di ricerca: “I meccanismi che regolano la fusione della calotta polare artica e il flusso di acqua di fusione glaciale negli oceani sono molto complessi e la loro comprensione richiede l’integrazione di competenze multidisciplinari”.

“L’Artico – conclude il Cnr – si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro luogo sulla Terra, e questo si traduce in un altrettanto rapido cambiamento ambientale. Negli ultimi anni in particolare appare evidente un’accelerazione dei cambiamenti, al punto che la possibilità che si ripetano eventi estremi non è più un’ipotesi remota”.

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