La strage al supermercato Dollar General di Jacksonville è terrorismo bianco

Il 26 agosto un uomo ha aperto il fuoco nel parcheggio di un supermercato della catena Dollar General a Jackonsville, in Florida. Ha ucciso tre persone, tutte nere.

  • A Jacksonville, in Florida, un uomo ha ucciso tre persone nere in un supermercato della catena Dollar General.
  • L’attentatore è stato motivato dall’odio razziale, come ha confermato la polizia.
  • L’attentato è chiaramente ispirato ad altri di estrema destra, e pertanto rientra nel cosiddetto “terrorismo bianco”.

A Jacksonville, un comune nello stato dela Florida, Stati Uniti, la prima persona a cadere sotto i colpi dell’arma da fuoco è la 52enne Angela Michelle Carr.

Il killer – con il volto coperto da una maschera, armato di un fucile in stile AR-15 e protetto da un giubbotto antiproiettile – è poi entrato nel supermercato. All’interno ha sparato ancora, uccidendo il commesso 19enne AJ Laguerre e il 29enne Gerrald Gallion, che stava facendo la spesa. La polizia, allertata dalla prima sparatoria, è arrivata subito sul posto; lo stragista a quel punto si è barricato nel supermercato, decidendo infine di togliersi la vita.

Una strage con motivazioni razziste

Gli agenti l’hanno identificato in Ryan Palmeter, un 21enne residente nella vicina cittadina di Orange Park, senza precedenti penali di sorta. Nel 2017 era stato però detenuto per 72 ore in base al Baker Act, una specie di equivalente del nostro trattamento sanitario obbligatorio (Tso).

Gli inquirenti hanno poi fatto una scoperta ancora più inquietante: il Dollar General non era il suo obiettivo principale. Prima di recarsi al supermercato Palmeter si era presentato all’ingresso della Edward Waters University (Ewu), una piccola università privata frequentata storicamente da neri.

Mentre si stava preparando per compiere una strage è stato tuttavia intercettato dalla sicurezza del campus, che l’ha costretto alla fuga. La Ewu è stata chiusa per qualche ora, e gli studenti obbligati a rimanere all’interno delle loro stanze. Ovviamente, Palmeter non ha scelto quei luoghi a caso: voleva colpire specificamente persone nere. E tutte le sue vittime lo erano.

Le motivazioni razziste sono state confermate dallo sceriffo T. K. Waters. “Questa strage è stata dettata dall’odio razziale“, ha detto durante una conferenza stampa. “[L’attentatore] odiava i neri. Questo è un giorno drammatico nella storia di Jacksonville”. Lo sceriffo ha anche aggiunto che Palmeter aveva scritto “diversi manifesti” in cui dettagliava ulteriormente la sua ideologia razzista e di estrema destra. Al momento la polizia non li ha diffusi, e probabilmente non lo farà mai.

Sono state invece rese pubbliche le foto delle armi: l’assassino aveva ricoperto l’AR-15 di scritte suprematiste e di svastiche – esattamente come avevano fatto l’attentatore di Christchurch in Nuova Zelanda nel 2019 e quello di Buffalo negli Stati Uniti nel 2022.

L’assassino non era un “lupo solitario”, è terrorismo bianco

Le modalità della strage di Jacksonville, insomma, non sono affatto inedite. Anzi: sono la copia carbone di altri attentati di estrema destra, che rientrano nel cosiddetto “terrorismo bianco”. Questa forma di violenza politica di estrema destra è molto diversa da quella degli anni Sessanta e Settanta, che era portata avanti da gruppi organizzati, rigidamente gerarchici e legati ad apparati statali (basti pensare a Ordine nuovo in Italia).

Jacksonville
Palmeter voleva colpire specificamente persone nere © Getty Images

In questi casi siamo di fronte a un modello “post-organizzativo”, come l’ha descritto il ricercatore Milo Comerford, ricercatore dell’Institute for Strategic Dialogue che si occupa di estremismo di destra. Nel senso che è formato da piccole cellule e singoli individui che condividono le stesse idee, frequentano gli stessi spazi online e si radicalizzano sulle stesse teorie del complotto. Anche se gli attentatori agiscono da soli, è sbagliato definirli “lupi solitari” – un’espressione fin troppo abusata e utilizzata a sproposito, che non permette di cogliere appieno l’essenza del fenomeno.

Secondo il giornalista Jason Burke, autore di un lungo articolo sul tema pubblicato dal Guardian, quello del “lupo solitario” è più che altro un mito: nessun “lupo” è davvero “solitario”. E infatti queste persone fanno parte di una rete più vasta e fluida, che è tenuta insieme da teorie razziste – come la “sostituzione etnica” – e da miti neonazisti violenti – come quello della “guerra razziale”.

A Jacksonville, il terrorismo nel formato copia e incolla

In più – e questa è un’altra caratteristica cruciale del “terrorismo bianco” che lo rende particolarmente pericoloso – c’è una fortissima componente emulativa.

Palmeter aveva chiaramente preso a modello altri attentatori. Come ha riportato NBC News, indossava una toppa dell’esercito della Rhodesia, l’ex stato segregazionista retto da una minoranza bianca che nel 1979 divenne lo Zimbabwe al termine di una guerra civile.

Anche Dylann Roof, l’autore della strage di Charleston – in cui ha ammazzato nove persone nere in una chiesa – era ossessionato dalla Rhodesia: diverse foto lo ritraevano con toppe dello stato, e lui stesso si autodefiniva “l’ultimo rhodesiano”.
Un’altra evidente espirazione di Palmeter è Payton Gendron, il 18enne che ha ucciso 10 persone – anche in questo caso tutte nere – in un supermercato di Buffalo, nello stato di New York.

Come ha scritto lui stesso nel diario e nel manifesto, Gendron voleva replicare le gesta di Brenton Tarrant – autore del massacro di Christchurch del 15 marzo del 2019, in cui erano morte 51 persone di fede musulmana. Tarrant si era a sua volta ispirato a Anders Behring Brevik, l’attentatore norvegese di Oslo e Utøya, che ad oggi rimane il più letale attentatore individuale di estrema destra con 77 vittime in un solo giorno.

Insomma: ogni attentatore si rifà al precedente, che aveva lasciato un manifesto in cui spiegava di essersi rifatto ad un altro ancora, in una reazione a catena potenzialmente inesauribile. Proprio per questo, è ragionevole aspettarsi che Jacksonville non rimarrà l’ultimo attentato che aderisce a questo modello; un modello che, per l’appunto, è replicabile e globale.

E da cui nessun paese può dirsi immune – nemmeno l’Italia.

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