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Un camion imbottito di esplosivo è stato fatto saltare in aria in un mercato della città di Azaz, nel nord della Siria, a pochi chilometri dal confine turco.
Un terribile attentato ha scosso la città di Azaz, nella provincia di Aleppo, in Siria. Un’autocisterna è esplosa nella giornata di sabato 7 gennaio provocando la morte di almeno 48 persone, assieme al ferimento di circa più di cento, secondo quanto indicato dall’Osservatorio siriano per i Diritti dell’uomo.
L’attentato è stato effettuato in un mercato, non lontano dal tribunale islamico della città, attualmente controllata dai ribelli. La località, situata a circa dieci chilometri dalla frontiera con la Turchia, rappresenta un punto strategico dal punto di vista militare, dal momento che collega la stessa Aleppo al centro urbano di Gaziantep. Per questo è stata oggetto, in passato, di diversi attacchi di matrice jihadista.
Un anno dopo l’inizio della guerra civile in Siria, Azaz fu conquistata dalle forze armate ribelli. Era il luglio del 2012: nell’estate successiva l’Isis ha tentato di attaccarla, contando sui miliziani del Fronte al-Nosra, ma dopo mesi e mesi di combattimenti, all’inizio del 2014 gli jihadisti sono stati respinti. A partire febbraio del 2016, inoltre, sia i guerriglieri curdi dell’Ypg che l’esercito della Turchia hanno provato a conquistare la città. Un tentativo effettuato anche dalle forze governative di Assad, appoggiate nell’operazione da gruppi di combattenti iraniani.
Più di recente, nello scorso mese di novembre, gli integralisti islamici sono stati accusati di aver fatto esplodere un’autobomba che aveva ucciso 25 persone, tra civili e ribelli. Un mese prima, un’altra esplosione costata la vita ad una ventina di persone era stato registrata ad un posto di blocco tenuto dagli insorti.
Il nuovo attentato – che per ora non è stato rivendicato – arriva a nove giorni dall’entrata in vigore di un cessate il fuoco che appare fragile e non comprende la battaglia che, soprattutto nel nord della Siria, continua contro i combattenti dello Stato Islamico. Ciò nonostante, il governo di Damasco ha fatto sapere di voler guardare oltre la guerra, annunciando un piano per la ricostruzione della città di Aleppo, riconquistata dalle forze governative dopo anni di combattimenti.
La città è ridotta ormai ad un cumulo di macerie: non esistono più infrastrutture, né ospedali e sono poche perfino le abitazioni agibili. Il progetto lanciato da Assad prevede il ripristino delle forniture di acqua potabile, elettricità e carburante, l’apertura di una serie di strade e un censimento degli edifici che possono essere riparati. Si prevede anche la riapertura di una cinquantina di scuole e dell’aeroporto, assieme a 18 chilometri di ferrovie. Tutto ciò, ovviamente, a condizione che la tregua regga.
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