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Biocarburanti. La rivoluzione parte dall’Italia: è stato inaugurato a Crescentino, tra le campagne vercellesi, il primo impianto al mondo in grado di produrre biocarburante di seconda generazione su scala industriale. Di proprietà della Beta Renewables, società nata dalla collaborazione tra il Gruppo Mossi e Ghisolfi (colosso italiano della chimica), il fondo americano TPG (Texas Pacific Group)
Biocarburanti. La rivoluzione parte dall’Italia: è stato inaugurato a Crescentino, tra le campagne vercellesi, il primo impianto al mondo in grado di produrre biocarburante di seconda generazione su scala industriale.
Di proprietà della Beta Renewables, società nata
dalla collaborazione tra il Gruppo Mossi e Ghisolfi (colosso
italiano della chimica), il fondo americano TPG (Texas Pacific Group) e la danese
Novozymes,
sarà in grado di produrre 75 milioni annui di biocarburante
non derivante da fonti fossili.
L’impianto sorge su un’ex area industriale di circa 15 ettari ed
è frutto di un investimento di 150 milioni di euro, grazie
anche al sostegno della Commissione Europea nell’ambito del Settimo
Programma Quadro per la ricerca e lo sviluppo.
La seconda generazione. Il bioetanolo qui prodotto
è definito di “II generazione”, ovvero proveniente dalla
lavorazione di biomasse non alimentari. I biocarburanti provenienti
da queste lavorazioni hanno un impatto ambientale estremamente
minore, rispetto a quelli provenienti da coltivazioni intensive di
canna da zucchero o mais e può essere considerato a tutti
gli effetti rinnovabile e sostenibile.
Lignina a km “quasi” 0. La biomassa utilizzata
nell’impianto proverrà per la maggior parte dal territorio
su cui sorge la bioraffineria: paglia di riso, scarti agricoli e
canna gentile (Arundo donax), specie che cresce spontanea sulle
rive del vicino Po.
“Visto l’abbandono delle aree agricole che sta subendo il nostro
Paese – ha sottolineato Guido Ghisolfi, amministratore delegato di
Beta Renawables – stiamo studiando, in accordo con il Ministero
delle Politiche Agricole, un modo per sfruttare nel prossimo futuro
anche terreni abbandonati da più di una decina d’anni”.
PROESA, quando la chimica è verde. È
il nome della tecnologia utilizzata per trasformare la cellulosa in
zuccheri semplici, da poter essere trasformati succesivamente in
molecole alcoliche.
Un processo chimico unico, messo a punto nei laboratori della
Biochemtex, società d’ingegneria del Gruppo Mossi Ghisolfi e
nel Centro Ricerche di Rivalta Scrivia (Alessandria), dove a
partire dal 2009 è entrato in funzione un impianto pilota
per produrre biocarburanti.
Grazie ad un investimento in giovani ricercatori (molti dei quali
italiani), di 150 milioni di euro e di 5 anni di ricerca, è
stata sviluppata la tecnologia “PROduzione di Etanolo da biomasSA”
che, combinata con gli enzimi prodotti dalla danese Novozymes,
utilizza zuccheri complessi per ottenere alcol, carburanti e altri
prodotti chimici.
Un processo competitivo nei costi e che assicura una riduzione
delle emissioni di gas serra vicina al 90% rispetto all’uso di
combustibili di origine fossile.
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