Bologna Città 30 è realtà, qual è il bilancio di questi primi giorni e perché Salvini è contrario

Dal 16 gennaio Bologna è diventata Città 30: poche multe, qualche protesta di cittadini e tassisti. I dati dicono che si riducono incidenti e morti, ma per il Mit “non è una scelta ragionevole”.

  • Dal 16 gennaio Bologna è diventata Città 30, la seconda in Italia dopo Olbia: poche le multe, qualche protesta di cittadini e tassisti.
  • Il ministero dei Trasporti oggi si è detto contrario all’iniziativa, perché “blocca la città”.
  • Nelle metropoli europee dove è già in vigore il limite di 30 km/h però ha ridotto incidenti, feriti e vittime.

 

Aggiornato al 22 gennaio.
Dopo il botta e risposta polemico con il sindaco di Bologna Matteo Lepore, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato di star lavorando a una ordinanza per ostacolare la nuova norma delle Città 30.

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È entrato ufficialmente in vigore dal 16 gennaio, a Bologna, il progetto Città 30, ossia il limite di 30 chilometri orari per la maggioranza delle strade cittadine, con multe per i trasgressori che vanno da un minimo di 30 euro ad un massimo di 845 euro e soprattutto una rivisitazione complessiva del piano della mobilità del capoluogo emiliano, voluta dal sindaco Matteo Lepore. Nel primo giorno dell’entrata in vigore ufficiale, sono state solo 7 le sanzioni emesse per il superamento del limite dei 30 km/h, (la prima in assoluto per un automobilista che viaggiava a 39 km/h!) sulle 42 emesse in tutto e 5 per superamento del limite dei 50 km/h. Nel secondo giorno, invece, solamente una.

Bologna Città 30: i dubbi di tassisti e ministero dei Trasporti

L’impatto, dunque, sembra essere sostanzialmente basso per la quotidianità dei cittadini bolognesi, anche se non è mancata qualche segnalazione di disagi, in particolare qualche coda e autobus in ritardo (anche di 23 minuti, secondo il sindacato Uiltrasporti). Un problema, quest’ultimo, che il sindaco Lepore imputa però alla carenza della flotta a disposizione, dovuta alla mancanza “di risorse a livello nazionale”, più che ai nuovi limiti. Di contro, un’altra parte dei cittadini si è mostra favorevole all’iniziativa della Città 30.

Di fatto, negli ultimi sei mesi il Comune aveva già avviato una fase di sperimentazione, lavorando sulla segnaletica verticale e orizzontale, sostituendo o installando almeno 500 cartelli stradali e altrettante scritte sull’asfalto. E il progetto comprende anche la creazione di nuove piazze scolastiche pedonali e saranno effettuati interventi di messa in sicurezza di marciapiedi, strade e aree pubbliche. Oggi però contro Bologna Città 30 sono scese in piazza le opposizioni del Consiglio comunale, ovvero gli stessi partiti che a livello nazionale compongono invece la maggioranza, e con loro anche cittadini semplici e soprattutto i tassisti bolognesi: proprio i lavoratori del trasporto privato, infatti, sono la categoria che più si sente minacciata dalla nuova realtà cittadina.

A loro è arrivato anche il messaggio del ministero dei Trasporti, che ha preso una posizione di netta contrarietà a Città 30: “Costringere un’intera città a bloccarsi a 30 all’ora rischia di essere un danno per tutti, a partire da chi lavora, senza benefici proporzionali in termini di sicurezza e riduzione delle emissioni – ha detto il ministro Matteo Salvini – Sono molto sorpreso che il Comune di Bologna motivi il provvedimento anche con la necessità di non coprire il cinguettio degli uccellini col frastuono dei veicoli. Imporre il limite in tutto il comune (e non solo nelle zone più a rischio) tradisce lo spirito della norma. Ho chiesto al mio ministero tutte le verifiche possibili a tutela dei bolognesi, e sono pronto al confronto con l’amministrazione, auspicando buonsenso e concretezza”.

Tutti i vantaggi della Città 30

In realtà, Città 30 è un provvedimento che non serve certo a dar risalto al cinguettio degli uccellini, o almeno non solo e non in primis. Il motivo fondamentale, infatti, è che in tutti i luoghi in cui il progetto Città 30 è già in vigore, questo si è dimostrato la strategia migliore per ridurre gli incidenti stradali e la loro gravità, per rendere più sicure le vie della città, per tutte le persone, in qualsiasi modo si muovano. Da quando un limite analogo è in vigore a Londra, la capitale britannica ha ottenuto risultati positivi: -25 per cento di collisioni totali, -25 per cento di morti e feriti gravi, -36 per cento le collisioni con utenti vulnerabili, -63 per cento i pedoni investiti.

Ma anche Lione, Bruxelles, Valencia, Bilbao, Bordeaux, Parigi, Helsinki, Barcellona hanno già intrapreso la stessa strada. Secondo Legambiente le proteste di cittadini e cittadine sulle prime multe “sono legate alla paura del cambiamento e perciò fisiologiche”, come ha spiegato il presidente nazionale Stefano Ciafani. “Esprimiamo pieno sostegno al sindaco Matteo Lepore nel portare avanti un provvedimento innovativo e importante, che ha come obiettivo la salvaguardia della vita delle persone e l’azzeramento delle morti in strada nelle aree urbane, oltre che l’integrazione tra le diverse composizioni modali di trasporto, il rispetto degli impegni climatici, la significativa fluidificazione del traffico e la riqualificazione dell’ambiente urbano mediante la restituzione di spazio pubblico alle persone, migliorando la loro vivibilità, sicurezza e socialità”.

Ora la palla passa di nuovo alle istituzioni nazionali: Legambiente, per esempio, chiede di approvare tutti gli emendamenti sul nuovo Codice della strada che riguardano la moderazione della velocità e le Città 30, attualmente all’esame della Commissione trasporti della Camera, “per avere un Codice della strada che sia innovativo e che non lasci Bologna essere l’unica città europea in tutta Italia (insieme ad Olbia) a misura di persona”. Ma la presa di posizione di oggi del ministero dei Trasporti potrebbe cambiare le cose (in peggio…).

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