Cambiamenti climatici in Italia, come si adattano le città

Nuovo dossier di Legambiente affronta il tema dei cambiamenti climatici in corso nel nostro Paese e spiega come le amministrazioni si stiano preparando ad affrontarli. Per non farsi trovare impreparate.

Ondate di calore e alluvioni. Black-out elettrici. Eventi meteorologici estremi. Non è catastrofismo, ma la realtà che ci troviamo ad affrontare quotidianamente, anche in Italia. Solo negli ultimi tre anni son state 18 le regioni colpite da un centinaio di eventi estremi, causando l’apertura di 56 stati d’emergenza. Tra questi, almeno in 126 comuni si sono registrati impatti rilevanti.

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Gli eventi estremi colpiscono in particolare le città, con forti piogge e alluvioni. Foto via David McNew/Getty Images.

Sono solo alcuni dei dati raccolti nel dossier Le città alla sfida del clima di Legambiente che analizza nel dettaglio i numeri di quella che è una vera emergenza, proponendo anche best practice e valorizzando progetti attivi sul nostro territorio, votati alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all’adattamento a un clima che è già cambiato. Un danno non solo al territorio, ma anche alla popolazione: sono 145 le persone decedute, mentre almeno 40mila quelle evacuate.

Inoltre “l’apertura dei 56 stati di emergenza – si legge nel dossier – nei diversi territori colpiti da eventi estremi, ha permesso di censire i danni provocati da frane e alluvioni e di stimare il fabbisogno necessario per fronteggiare l’emergenza: di fronte a danni accertati per circa 7,6 miliardi di euro, lo stato italiano ha risposto stanziando circa il 10 per cento di quanto necessario, 738 milioni di euro”. Il dossier sottolinea come siano “61,5 i miliardi di euro spesi tra il 1944 ed il 2012 solo per danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano”, mentre si calcola che potrebbero aumentare a 10 miliardi l’anno quelli legati alle alluvioni in Europa.

La mappa del rischio climatico in Italia

Legambiente ha elaborato una mappa del rischio climatico in Italia, raccogliendo e mappando le informazioni sui danni provocati dagli eventi estremi. “Sono 242 i fenomeni meteorologici riportati dalla mappa che dal 2010 ad oggi hanno provocato danni sul territorio italiano”. Eventi che hanno colpito città e spesso intere regioni. Danni a infrastrutture, come le metropolitane e le reti ferroviarie, o la rete elettrica, con black-out che a gennaio 2017 hanno lasciato al buio e senza riscaldamento 150mila case in Abruzzo, a causa delle nevicate abbondanti.

Anche le ondate di calore sono aumentate, sia per frequenza che intensità. La serie storica registra il 2003 come annus horribilis, ma le altre anomalie termiche si sono registrate nel 2012, nel 2013 e nel 2015. In questo caso i livelli di criticità si sono attestati al livello 3 (il maggiore) per più di tre giorni, con temperature diurne che hanno superato i 35 gradi centigradi e quelle notturne che non sono scese sotto i 25 gradi.

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Il Rotterdam Pavillion è un prototipo costruito proprio per far fronte ai cambiamenti climatici. Foto Rick Ligthelm/Flickr CC BY 2.0

I piani di adattamento delle città italiane

In tutta Europa sono le città a subire lo stress maggiore. Per questo motivo molte amministrazioni stanno lavorando da tempo per aumentarne resilienza e capacità di adattamento. Da nord a sud, si lavora sulla riqualificazione delle aree urbane, sul ripristino di argini e reti fluviali, sulla gestione delle acque meteoriche e sulla protezione del suolo e del verde pubblico.

Bologna ad esempio sta concentrando gli sforzi per limitare i danni provocati dalla siccità e dalla carenza idrica, oltre a ridurre il cosiddetto “effetto isola”, prevedendo nuove aree verdi sia per quanto riguarda parchi e orti che per quanto riguarda il verde verticale, quello legato agli edifici.

Padova sta puntando alla carbon neutrality entro il 2050 e lavora in collaborazione con le Università e l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, per definire tutta una serie di interventi mirati, sia per quanto riguarda il territorio, che i cittadini.

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Parigi punta decisamente ad una città sempre più verde. ©Ingimage

Cosa fanno le città europee

Il dossier guarda poi anche all’estero. Emblematico il caso di Parigi: 20mila nuovi alberi, 2 nuove piscine all’aperto, 1 milione di metri quadri di tetti verdi e altri 30 ettari di nuovo verde pubblico. Tutto con l’obiettivo di mitigare le ondate di calore.

Stoccarda è forse la città leader per quanto riguarda le strategie di adattamento. “Vanta infatti una lunghissima tradizione di studi nel campo della climatologia urbana, anche e soprattutto in ragione della complessa morfologia del suo territorio”, si legge nel dossier. Ecco quindi corridoi verdi, protezione del suolo, aree di ventilazione.

Per quanto riguarda la gestione dell’acqua e delle precipitazioni, Rotterdam è il faro d’Europa. L’acqua in questa città non è più una minaccia, ma un’opportunità. La città ha varato un piano di adattamento che si snoda in 5 ambiti: dalla sicurezza idraulica all’accessibilità alle aziende ai servizi portuali, dagli edifici galleggianti ad un sistema idrico in grado di stoccare l’eccesso di acque meteoriche, fino ad arrivare a migliorare l’ambiente e la vita all’interno della città.

Questi sono solo alcuni degli esempi, che coinvolgono anche il nostro Paese. Segno che è possibile progettare e costruire città resilienti, in grado di rispondere in maniera adeguata agli eventi che i cambiamenti climatici scatenano sempre più frequentemente.

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