Sardegna, isola dei cammini: sentieri percorsi un tempo da minatori, pastori, pellegrini, oggi destinati ai viandanti del nuovo millennio, per riconnettersi con la natura e lo spirito
Andiamo a scoprire i cammini della Sardegna, seguendo i sentieri assolati un tempo battuti da pastori, minatori e pellegrini che nei secoli si sono mossi sui tanti itinerari oggi raggruppati nel progetto Noi camminiamo in Sardegna. Un’iniziativa ambiziosa, promossa dall’Assessorato del Turismo della Regione Sardegna e dalla casa editrice Terre di Mezzo, per far conoscere il volto più intimo e autentico di quest’isola magica, avvolgente quanto accogliente. Non solo quindi spiagge paradisiache e mare cristallino per le vacanze estive: in Sardegna si fa avanti un nuovo modello turistico, lento e consapevole, che punta sull’esperienza, sull’incontro con le comunità e la riscoperta delle tradizioni. In quest’ottica rivestono un ruolo chiave gli otto itinerari e la rete delle sette destinazioni proposte, che fanno di questa regione “l’isola dei cammini”.
“Basterebbe una passeggiata in mezzo alla natura, fermarsi un momento ad ascoltare, spogliarsi del superfluo e comprendere che non occorre poi molto per vivere bene”. Le parole dello scrittore Mario Rigoni Stern ci ricordano quanto sia vitale il tempo trascorso in natura. Ed è questa la filosofia di Noi camminiamo in Sardegna, che propone sette cammini con un’impronta religiosa e spirituale, ma che – va da sé – possono essere vissuti in maniera totalmente laica. Alcuni sono ancora in fase di sviluppo e tutti hanno in comune il fatto di essere nati dal basso, da singole persone o associazioni che in maniera volontaria si sono attivate per dar vita a questi itinerari.
Cammino Minerario di Santa Barbara (un anello da Iglesias, 500 km)
Cammino di San Giorgio Vescovo in Sardegna (500 km, da Cagliari ad Oliena)
Cammino di Santu Jacu (da Cagliari a Porto Torres, si dirama nell’isola, 1600 km totali)
Cammino di Sant’Efisio (da Cagliari a Nora, 65 km)
Cammino 100 Torri (periplo dell’isola, 1284 km)
Via dei Santuari (400 chilometri, venti novenari, luoghi in cui ci si raduna per nove giorni prima della festività intorno ad un santuario in campagna)
Cammino Francescano in Sardegna (unisce 17 centri da sud a nord)
Per dare l’idea delle diverse suggestioni e della varietà di luoghi che si incontrano, descriviamo brevemente alcuni itinerari. Pensiamo per esempio allo splendido Cammino minerario di Santa Barbara, un percorso tematico di 500 chilometri che prende il nome della santa protettrice dei minatori.
Siamo nella parte sud-occidentale dell’isola: punto di partenza e arrivo è Iglesias. L’itinerario si snoda nel parco geominerario della Sardegna, tra antichi sentieri, mulattiere e ferrovie dismesse, inanellando villaggi disabitati dove un tempo risiedevano i minatori, attraversando gallerie a strapiombo sul mare e paesaggi mozzafiato. Un cammino che rende omaggio al patrimonio geologico e speleologico della Sardegna che ricordiamo è uno dei frammenti più antichi d’Europa, in cui si trovano rocce risalenti a 500 milioni di annifa. Un percorso carico anche di una forte componente storica e umana, come testimoniano i racconti degli ex minatori che oggi accompagnano le visite guidate in molti siti.
Il Cammino di Santu Jacu (San Giacomo) si dirama invece attraverso tutta l’isola per un totale di 1.600 chilometri. Come avviene per i cammini spagnoli, in particolare quello di Santiago de Compostela, c’è una credenziale, il riconoscimento di un testimonium e si utilizzano per la segnaletica i tradizionali simboli di San Giacomo, ovvero conchiglia e freccia gialla. È percorribile a piedi, in bici e a cavallo.
Altro percorso di straordinario fascino, nonché l’ultimo ad essere stato realizzato, è il Cammino delle 100 torri che compie il periplo dell’isola con i suoi 1284 km suddivisi in 70 tappe.
Le destinazioni
Oltre ai sette itinerari, vengono valorizzate otto destinazioni di pellegrinaggio, note per feste, processioni e ricorrenze della tradizione religiosa. Luoghi che possiamo considerare delle oasi spirituali. Tra queste destinazioni ci sono Dorgali, Galtellì, Gesturi-Genoni-Laconi, Sant’Antioco, Luogosanto, Orgosolo, Borutta. Borghi suggestivi in cui si intrecciano riti e tradizioni intorno alle figure di santi e beati.
Tra le destinazioni, in provincia di Sassari troviamo la chiesa di San Pietro di Sorres con l’adiacente monastero, un luogo che per certi versi assomiglia a un hub culturale, con progetti legati alla promozione della socialità e che fa rete con le realtà locali per valorizzare un territorio poco conosciuto, afflitto dal problema dello spopolamento.
Siamo nel nord-est dell’isola, nell’area di Melogu (letteralmente “luogo di mezzo”) e più precisamente nel comune di Borutta, in cui vivono circa 270 persone. Qui intorno si estende la valle dei vulcani: il paesaggio è costellato da emersioni antiche che a prima vista possono essere scambiate per semplici colline. Proprio sulla sommità del colle di Sorres svetta la chiesa risalente all’epoca romanica (di cui è uno splendido esempio sardo dal punto di vista architettonico), mentre il monastero dal 1950 ospita una comunità di monaci Benedettini. Chi è in viaggio qui può trovare vitto e alloggio, nonché l’ottima birra artigianale Sorres, “la birra d’abbazia”.
Nelle vicinanze, da non perdere è la Grotta Ulàri, formatasi nella roccia calcarea risalente al periodo miocenico (tra 7 e 12 milioni di anni fa). All’interno vivono e si riproducono cinque specie diverse di pipistrelli, per cui si tratta della colonia riproduttiva mista più grande dell’isola, dichiarata S.I.C. (Sito di Interesse Comunitario). Si può visitare solo se accompagnati da una guida che con caschetto e frontale vi porterà a vivere un’esperienza unica, adatta anche ai più piccoli.
Dal santuario partono alcuni cammini interessanti e semplici, anche se ancora privi di cartellonistica. Con un’escursione di un paio d’ore si raggiunge la cima del monte Palao da cui si apre la vista spettacolare sulla valle dei vulcani, mentre un itinerario ad anello un pò più lungo (16 chilometri) conduce allo splendido Nuraghe de santu Antine, a Torralba, uno di quelli conservati meglio in Sardegna.
Il paesaggio è segnato dalla pastorizia e dall’agricoltura. Si cammina lungo sentieri sterrati o strade secondarie, costeggiando prati, muretti a secco e boschi, mentre qua e là spuntano tracce antiche come le domus de janas, le tombe preistoriche scavate nella roccia tipiche della Sardegna prenuragica.
Per un paese come Borutta, il turismo legato ai cammini rappresenta un’opportunità preziosa per rilanciare il territorio attraverso un’economia virtuosa, destagionalizzata, con una spinta culturale che permette di puntare sull’innovazione e la sostenibilità. Intorno alle tradizioni, alla cucina, ai piccoli musei, ai racconti della storia dei luoghi, quando si fa tappa, si accende un dialogo vitale tra abitanti e viandanti. L’ospitalità nutre il cammino (e l’ospitalità sarda è sacra!) e l’incontro porta un nuovo respiro al territorio attraversato.
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