Uno studio giapponese ha osservato una migliore qualità del sonno nei bambini nutriti con latte materno, mentre secondo uno studio norvegese esiste un’associazione tra l’allattamento al seno e un minor rischio di ADHD.
La campagna Futuro Bio invita a riconoscere il biologico come una scelta naturale e condivisibile, frutto di un legame autentico con la terra, una connessione fisiologica dimostrata anche dalle neuroscienze.
In ogni scelta che si fa con consapevolezza e che si porta avanti con convinzione, ci sono le proprie idee, i propri valori, la propria visione del mondo, la volontà di cambiare e di riscrivere il futuro. Un piccolo gesto può avere un significato profondo e conseguenze che fanno la differenza.
Da qui parte la campagna Futuro Bio, sostenuta dal Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste), un invito a riconoscere la scelta del biologico come naturale e condivisibile. Dalla terra ai banchi di un mercato, le decisioni etiche e responsabili degli agricoltori si intrecciano con quelle dei consumatori, su un piano umano – e ambientale – comune. Non si tratta “solo” di coltivare in un certo modo o di acquistare determinati prodotti, ma di un’azione culturale collettiva sulla possibilità di fare della Natura la nostra natura e a recuperare il legame con essa per creare e condividere benessere.
La campagna si sviluppa su riviste cartacee, web e social (Facebook e Instagram) e dà voce a chi “ogni giorno lavora nel rispetto della terra, delle piante, degli animali e dell’uomo, con l’obiettivo di diffondere una cultura del consumo consapevole e valorizzare l’impegno degli agricoltori biologici”. Catia, Stefano, Lorenzo, Marinella, Emanuele, Camillo, Emilio, Anna sono alcuni dei contadini e imprenditori agricoli che hanno prestato il loro volto alla campagna Futuro Bio: storie diverse tra loro, ma con valori comuni che ispirano scelte condivise, capaci di delineare un futuro virtuoso orientato al benessere del Pianeta, scelte in cui molti possono riconoscersi.
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Scegliere prodotti bio significa sostenere un sistema che protegge la biodiversità e garantisce qualità senza compromessi, significa scegliere di sostenere un metodo agricolo che punta sulla sostenibilità, che si prende cura con amore e passione di un equilibrio naturale e che tramanda la fertilità della terra con senso di responsabilità per chi verrà dopo affinché il benessere di oggi non comprometta le possibilità di domani.
C’è un legame autentico tra la terra e la vita, quella degli animali e quella delle persone. E questa non è un’idea romantica o uno slogan. È un legame che si è trascurato, che si è dimenticato, ma che non è ancora completamente perduto e che inconsciamente riconosciamo e cerchiamo. Lo dimostrano anche le neuroscienze applicate al comportamento dei consumatori, analisi che misurano le risposte cognitive e affettive agli stimoli naturali e alimentari.
Uno studio effettuato da Andrea Bariselli, neuroscienziato e fondatore di Strobilo, ha indagato se e come il cervello rispondesse in modo differenziato alla degustazione di miele biologico rispetto a quello convenzionale. L’ipotesi iniziale era che la qualità percepita di un prodotto biologico potesse tradursi in una differenza osservabile a livello neuroelettrico, anche in assenza di informazioni consapevoli.
L’osservazione, commissionata da un’associazione di produttori di miele biologico, è stata condotta su un campione di 15 partecipanti adulti, bilanciati per età e genere, in uno spazio controllato ma non clinico, volto a favorire una risposta naturale agli stimoli. Ogni partecipante è stato sottoposto a un protocollo di degustazione alla cieca di tre mieli, due convenzionali e uno biologico: i tre mieli sono stati assaggiati in ordine casuale, senza che gli assaggiatori fossero a conoscenza della loro provenienza o categoria.
È stata quindi effettuata una misurazione non invasiva dell’attività del cervello tramite elettroencefalogramma ponendo il focus sulle onde theta (3–6 Hz), frequentemente associate a processi cognitivi profondi come la memoria autobiografica, la rievocazione sensoriale e l’elaborazione emozionale implicita. Le aree osservate con maggiore attenzione sono state le regioni temporali, fronto-limbiche e l’ippocampo. I dati sono stati normalizzati su scala 0–100 per ogni soggetto, permettendo una comparazione trasversale. Sono state poi calcolate le medie di attivazione e l’indice di coerenza spaziale EEG, ovvero il grado di similarità nei pattern neurali tra i soggetti esposti allo stesso stimolo.
Gli assaggi dei due mieli convenzionali hanno registrato un’attivazione media delle onde theta del 62 e del 57 per cento, mentre le degustazioni di quello biologico del 78 per cento. Si è registrata poi una coerenza spaziale EEG tra soggetti del 41 per cento per il miele convenzionale e del 73 per cento per il miele bio.
Le differenze osservate sono state statisticamente significative e hanno mostrato che il miele biologico genera un’attivazione più intensa e più coerente rispetto ai due mieli convenzionali. Secondo l’esperto, i dati suggeriscono che il cervello umano non è neutrale di fronte a ciò che ingerisce, ma risponde con maggiore attivazione e coerenza a ciò che percepisce come “naturale”. Il biologico, quindi, non è solo una scelta etica o ambientale, ma si manifesta come una forma di coerenza neurobiologica.
“Anche se sembriamo dimenticarcelo e tutto intorno a noi ci allontana dalla natura, noi siamo essere biologici e conserviamo un’intelligenza relazionale con essa”, spiega Bariselli. “Quando assaporiamo un prodotto autentico, il cervello risponde con chiarezza, come se individuasse una traccia familiare. Non si tratta di nostalgia, ma di connessione fisiologica, ovvero riconosciamo quello che è compatibile con noi”. Altri studi effettuati dallo scienziato sull’assaggio di olio, cioccolato, pasta biologici e perfino sull’annusare diversi tipi di terreno, biologico o sovra-sfruttato, hanno mostrato risultati comparabili a quelli dell’analisi sul miele.
“Il nostro cervello si basa ancora su meccanismi di sopravvivenza che funzionano sull’allerta, sulla paura. Quando avverte qualcosa di piacevole, proviamo invece un senso di rilassatezza diffuso. La scienza oggi ci mostra che la riconnessione con il naturale non è una moda, ma una possibilità concreta di riequilibrio neurofisiologico”. In questo senso, il biologico è un’opportunità per tornare a un linguaggio che ci appartiene da sempre.
Aggiornamento del 19 novembre 2025
Nell’ambito di Biolife, la fiera dello stile di vita sostenibile che si è svolta a inizio novembre a Bolzano, all’interno della campagna Futuro Bio è stata organizzata una conferenza dal titolo: “Alimentazione e agricoltura bio, alleati per un futuro sano e consapevole”. L’incontro ha riunito esperti e operatori del settore per riflettere sul legame profondo tra la salute della terra, la qualità del cibo e il benessere umano.
Renata Alleva, nutrizionista e specialista in Scienza dell’alimentazione, ha incentrato il suo intervento sul ruolo dell’intestino e del microbiota, definito come “il nostro secondo cervello”, la cui biodiversità dipende fortemente dalla qualità della dieta e dell’ambiente in cui viviamo. Una dieta prevalentemente vegetale, ricca di fibre e micronutrienti, è la base per nutrire un microbiota equilibrato e resiliente, mentre l’eccesso di alimenti ultra-processati e contaminanti ambientali ne compromette l’equilibrio e favorisce infiammazione e patologie.
L’esperta ha sottolineato come l’inquinamento, lo stress e le cattive abitudini alimentari influiscano sull’epigenetica e sullo stato di salute generale, mentre il contatto con la natura, gli animali e un ambiente sano stimolano una risposta positiva del microbiota. Ha inoltre ricordato come una dieta biologica o biodinamica, povera di residui chimici e pesticidi, riduca l’esposizione a contaminanti e possa contribuire alla prevenzione di disturbi cognitivi nei bambini, disfunzioni metaboliche e tumori, in particolare quelli ematologici e mammari.”Uno stile di vita sano – ha spiegato Alleva – potrebbe evitare fino a undici milioni di morti ogni anno. Mangiare bene significa coltivare la nostra biodiversità interiore, sostenere quella del pianeta e ritrovare equilibrio fisico, mentale e spirituale”.
Giovanni de Gramatica ha raccontato la storia del Maso del Gusto, in Trentino, realtà agricola di famiglia convertita al biologico già nel 1981, quando la perdita di vitalità del terreno spinse i nonni a interrogarsi sul proprio modo di coltivare. L’azienda si fonda sull’idea di agricoltura come organismo vivente, dove ogni elemento – piante, animali, bosco e uomo – concorre a mantenere un equilibrio dinamico. “Il compito dell’agricoltore –ha detto – non è tanto quello di portare qualcosa alla natura, ma di creare le condizioni perché la vita possa tornare a esprimersi”. Maso del Gusto sta avviando collaborazioni con mense scolastiche, con l’obiettivo di diffondere la conoscenza di questi temi e promuovere una cultura del cibo che nasce da un terreno vivo, fertile e in equilibrio con la natura.
A chiusura dell’incontro, Giovanni Buccheri, direttore di Demeter Italia, ha ribadito il filo conduttore del progetto Futuro Bio:”Ogni scelta agricola e alimentare può contribuire concretamente alla salute della terra e delle persone. L’agricoltura virtuosa, attenta alla salute del suolo e dell’uomo, rappresenta un modello di futuro fondato sulla cura, sull’equilibrio e sulla qualità autentica”.
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