Il Canada dichiara l’emergenza climatica. E triplica la capacità di un mega-oleodotto

Il Canada ha vissuto 24 ore schizofreniche. Prima l’approvazione dello stato di emergenza climatica, poi l’ok all’ampliamento dell’oleodotto Trans Mountain.

Esattamente come già accaduto nel Regno Unito, anche la Camera dei Comuni del Canada ha deciso di dichiarare lo stato di emergenza nazionale legata ai cambiamenti climatici. Il voto è arrivato nella notte di lunedì 17 giugno, su una mozione presentata dal ministro dell’Ambiente Catherine McKenna, che è stata approvata con 186 parlamentari a favore e 63 contrari.

Tonight, we’ll vote on the climate emergency. The science shows that Canada is warming at twice the global average and that we need to meet our international obligations. That’s why I’m voting for the motion and that’s why Canada’s already taking action. ?? #ClimateActionNow https://t.co/O899KU72Js

— Catherine McKenna ?? (@cathmckenna) 17 giugno 2019

Il ministro McKenna: “La scienza ci impone di agire”

“La scienza – aveva spiegato poco prima della seduta la stessa McKenna – mostra che il Canada si sta scaldando ad una velocità doppia rispetto alla media globale. Inoltre, siamo obbligati a centrare gli impegni assunti a livello internazionale. È per questo che voto a favore della mozione”.

Il riferimento è ad un rapporto scientifico pubblicato nel mese di aprile, che ha valutato l’impatto attuale del riscaldamento globale nella nazione nordamericana. Il documento, curato da un gruppo di 40 esperti, ha parlato di “effetti irreversibili”, di ondate di calore mortali moltiplicate per dieci rispetto ad oggi e di tempeste di intensità estrema se nulla sarà fatto per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra nell’atmosfera.

Leggi anche: 12 anni per agire o il clima impazzirà

La mozione descrive quindi i cambiamenti climatici come “una crisi reale, provocata dall’attività umana, i cui impatti si avvertono su ambiente, biodiversità, salute pubblica e economia del Canada”. Il conseguente stato di emergenza “impone come risposta che la nostra nazione centri le promesse di riduzione delle emissioni previste dall’Accordo di Parigi, al fine di limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi centigradi”.

justin trudeau canada
Il primo ministro del Canada Justin Trudeau © Dave Chan/Getty Images

Il via libera all’estensione dell’oleodotto Trans Mountain

Purtroppo, però, come spesso accade, alle parole non sembrano seguire i fatti. A neanche 24 ore di distanza dal voto, il primo ministro Justin Trudeau ha concesso il proprio via libera ai lavori di estensione del contestato oleodotto Trans Mountain.

Il mega-cantiere dovrebbe partire prima delle elezioni legislative, previste per il 21 ottobre. Secondo Trudeau, l’opera è necessaria per migliorare la propria immagine nel Canada occidentale. Una manovra soprattutto elettorale, dunque, che ai cittadini costerà la bellezza di 7,4 miliardi di dollari canadesi (5 miliardi di euro) e tre anni di lavori (se basteranno).

One second they declare a #ClimateEmergency and the next second they say yes to expand a pipeline.

This is shameful.
But of course this is not only in Canada, we can unfortunately see the same pattern everywhere…https://t.co/zVbWXnLBSQ

— Greta Thunberg (@GretaThunberg) 19 giugno 2019

300mila barili di petrolio proveniente da sabbie bituminose al giorno

Alla fine, il Trans Mountain triplicherà la propria capacità e sarà in grado di trasportare 300mila barili di petrolio al giorno su un tragitto lungo 1.150 chilometri. Inoltre, il greggio sarà quello che l’associazione Greenpeace ha giudicato “il più sporco della Terra”. Ovvero quello estratto dalle sabbie bituminose della provincia dell’Alberta, a Burnaby.

Fort McMurray sabbie bituminose
Infrastrutture per l’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose a Fort McMurray, in Canada ©Ian Willms/Getty Images

Patrick McCully, dirigente del Rainforest Action Network, ha parlato perciò di “ipocrisia”: “È come dichiarare la guerra al cancro e immediatamente dopo fare pubblicità alle sigarette”. Mentre secondo la Fondazione per la natura, “ora la capacità del Canada di rispondere alla crisi climatica è in discussione”. E anche la sua stessa credibilità.

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