Il cucciolo apprende nei primi mesi di vita le nozioni che ne segneranno l’esistenza futura. Ecco i consigli dell’esperto per stabilire un corretto rapporto con il nostro migliore amico.
Il cane è “programmato” fin da cucciolo per interagire con l’uomo. Lo rivela una recente ricerca dell’Università dell’Arizona.
Il cane, il compagno più fedele dell’uomo, è “programmato” fin da cucciolo per interagire e comunicare con lui. E se è riuscito a conquistarsi il ruolo di migliore amico dell’essere umano è anche grazie alle abilità sociali che porta in sé fin dai primi mesi di vita, e che sembrano essere già presenti subito dopo la nascita e non apprese nel tempo. Ed è proprio grazie alle abilità sociali dei piccoli della specie che viene a instaurarsi fin da subito un legame con noi che durerà per il resto dell’esistenza. Lo ha scoperto una ricerca dell’Università dell’Arizona, pubblicata sulla rivista Current biology.
Per indagare compiutamente il legame tra il cucciolo e l’uomo, gli studiosi americani hanno analizzato 375 soggetti dell’età di otto settimane, forniti da un’organizzazione che addestra cani da destinare a persone con disabilità fisiche. I risultati dello studio hanno gettato una luce diversa sul rapporto fra il cane e la specie umana. Di ogni esemplare i ricercatori conoscevano il pedigree e quindi i rapporti di parentela. E questa conoscenza li ha portati a scoprire se a spiegare le differenze nelle abilità sociali fossero i geni ereditati.
Gli studiosi hanno constatato che la genetica spiega oltre il 40 per cento delle differenze nelle capacità dei cuccioli di seguire un uomo che indica qualcosa con una mano, per esempio, o di mantenere il contatto visivo con l’interlocutore. Mentre molti piccoli rispondevano ai segnali fisici e verbali emessi dalla persona, tuttavia, pochi la osservavano per farsi aiutare nella risoluzione di compiti irrisolvibili. Il che suggerisce che, se i cuccioli nascono sapendo come rispondere a una comunicazione avviata dall’essere umano, imparano invece col tempo a intraprenderla di loro iniziativa.
Lo sviluppo del cucciolo di cane è simile a quello dei bambini della specie umana. “Nei bimbi il comportamento rivolto al cercare aiuto non è molto sviluppato. Ma i piccoli umani, come i loro coetanei canidi, sono programmati per comunicare al meglio con gli adulti di altre specie. E, sotto questo aspetto, uomini e cani sono decisamente simili. Infatti anche i cuccioli, un po’ come succede nell’essere umano, sono biologicamente preparati per interagire in modo sociale”, hanno notato i ricercatori dell’Università dell’Arizona. Il prossimo passo, conclude lo studio, sarà quello di identificare i geni coinvolti nella capacità canina di interagire con gli esseri umani.
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