Veterinaria

Quali sono gli usi della cannabis in medicina veterinaria

Anche in medicina veterinaria la cannabis si sta rivelando un aiuto importante per il trattamento di molti disturbi e malattie. E il suo uso si estende anche al controllo del dolore, specie nei pazienti oncologici.

La cannabis (cannabis sativa e sue varietà) sta conquistando un posto privilegiato in medicina veterinaria per la cura di diverse patologie, ma si sta rivelando utile anche per risolvere problematiche comportamentali dei nostri amici a quattro zampe. Dai cani ai gatti, passando per i cavalli e con un orizzonte aperto anche ad altri animali, questa umile pianta conosciuta da secoli per le sue virtù terapeutiche non manca di stupire e ottenere effetti sempre più importanti. Per quel che riguarda la cannabis e il suo impiego abbiamo intervistato la dottoressa Serena Ribolzi, medico veterinario. Ecco cosa ci ha raccontato.

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cannabis in veterinaria
La cannabis è importante anche per la terapia del dolore © Pixabay

Da quanto tempo si usa la cannabis in medicina veterinaria?
Quando si parla di cannabis in ambito medico si fa riferimento alla cannabis sativa e alle sue varietà. Il fiore di questa pianta presenta delle escrescenze che producono una resina che contiene i metaboliti della pianta (fitocomplesso). Si tratta di  fitocannabinoidi, terpeni e flavonoidi che le conferiscono proprietà farmacologiche. Di queste molecole, le più note sono il thc (tetraidrocannabinolo), avente proprietà psicoattive, e il cbd (cannabidiolo) che non presenta attività psicoattiva, ma conserva, come il thc, proprietà farmacologiche antidolorifiche, antispastiche, antinfiammatorie, analgesiche e anticonvulsionanti.

L’organismo umano è in grado di produrre sostanze cannabinoidi (endocannabinoidi) che si legano a recettori propri, distribuiti in quasi la totalità di organi e tessuti (sistema endocannabinoide). I fitocannabinoidi prodotti dalla pianta sono simili alle molecole prodotte dall’organismo umano e potenzialmente in grado di svolgere le stesse funzioni. Per questo motivo si compiono continuamente studi basati sull’estrazione di singoli metaboliti dal fitocomplesso della pianta per valutarne le proprietà farmacologiche. L’evidenza scientifica della presenza di un “sistema endocannabinoide” simile a quello umano nel cane e nel gatto ha favorito negli ultimi anni un crescente interesse e la volontà di impiego di preparazioni a base di fitocomplessi della cannabis sativa anche in medicina veterinaria.

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La cannabis si sta rivelando utile nella cura di molte malattie di cani e gatti © Pixabay

Per quali patologie si usa la cannabis? Il suo uso si limita a cani e gatti?
Prodotti a base di cbd vengono attualmente utilizzati per patologie dolorose croniche a carico dell’apparato muscolo-scheletrico. Non solo, anche dopo un intervento di chirurgia ortopedica questi composti possono essere adoperati sia per il controllo del dolore sia per favorire la guarigione dell’osso. Inoltre, hanno manifestato efficacia nel dolore neuropatico (conseguenza di un danno al sistema nervoso centrale o periferico) e nel dolore oncologico. Possono essere utilizzati nelle manifestazioni comportamentali ansiose, nei soggetti con epilessia, e in corso di patologie infiammatorie.

Soggetti anziani e debilitati possono trarre giovamento dall’utilizzazione di prodotti a base di cbd e del fitocomplesso della pianta, che agiscono non solo come un antidolorifico, ma stimolano l’appetito e hanno un effetto calmante, regolarizzando il ritmo circadiano. Sono efficaci, inoltre, nel rallentamento della degenerazione neurologica cerebrale e periferica e apportano un miglioramento nelle forme senili di cherato-congiuntivite secca. Questo insieme di effetti benefici aiuta a migliorare il benessere generale e la qualità della vita degli esemplari anziani.

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Soggetti anziani e debilitati possono trarre giovamento dall’utilizzazione di prodotti a base di cbd e del fitocomplesso della pianta © Erik-Jan Leusink/Unsplash

Le proprietà antinfiammatorie si sono rivelate efficaci anche in casi di stomatiti croniche in gatti con patologie infettive, permettendo una riduzione del dolore, il miglioramento della mucosa orale e quindi la possibilità per questi soggetti di tornare ad alimentarsi migliorando il loro stato di salute. È stato evidenziato che il cbd possiede proprietà anticonvulsionanti e può essere utilizzato in soggetti affetti da epilessia idiopatica. Questi pazienti sono costretti a prendere a vita farmaci che hanno nel tempo effetti collaterali che possono ridurre la qualità della vita. Con un attento monitoraggio è possibile utilizzare prodotti a base di cbd per impostare uno specifico protocollo terapeutico che conduca a una riduzione della dose minima efficace del farmaco antiepilettico, diminuendone in questo modo gli effetti collaterali. 

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L’impiego della cannabis risulta efficace nel trattamento di patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico © Pixabay

Nei pazienti oncologici l’approccio terapeutico che spesso viene richiesto dal proprietario è quello finalizzato a togliere il dolore e permettere una qualità della vita dignitosa durante la progressione della patologia. La cannabis sativa è in grado di agire sul dolore neuropatico per la compressione di tessuti circostanti che masse in espansione possono causare e sulla modulazione della risposta infiammatoria scatenata dalle cellule tumorali. Inoltre, la pianta agisce stimolando l’appetito e aiutando questi soggetti a mantenere un buon livello di nutrimento e di benessere generale che aiuta emotivamente anche i proprietari. In questi pazienti a quattro zampe si rende spesso necessaria la prescrizione galenica di un preparato farmaceutico che, oltre al cbd, contenga anche thc, la molecola con maggior azione di modulazione del dolore.

I benefici dell’utilizzo di prodotti a base di cbd si sono riscontrati anche in presenza di alterazioni del mantello e della cute, con un miglioramento del pelo e di lesioni cutanee di diversa origine. L’utilizzo della cannabis sativa non è esclusiva della medicina veterinaria che si occupa di animali da compagnia (cani e gatti), ma è utilizzata anche per gli equini e non è da escludere un suo possibile utilizzo in altre specie animali.

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Cure a base di cannabis si stanno rivelando importanti anche nelle malattie dei cavalli © Pixabay

Quali sono le prospettive di utilizzo in un prossimo futuro di questa pianta nell’ambito della medicina animale?
Quando si parla di benefici della cannabis terapeutica in medicina veterinaria si fa riferimento ad evidenze scientifiche e prove di efficacia basate sull’esperienza di utilizzo. Il crescente fermento che gravita intorno a questa pianta ha favorito opportuni approfondimenti sulle proprietà – ancora in gran parte sconosciute – e studi scientifici preliminari insieme a  ipotesi di applicazione terapeutica in medicina umana.

Il medesimo approccio è in evoluzione anche in ambito veterinario e sicuramente porterà in tempi brevi a pubblicazioni scientifiche che renderanno a tutti gli effetti la cannabis sativa un’alternativa terapeutica per un crescente numero di patologie dolorose e degenerative, come per esempio nel controllo delle funzioni riproduttive, per quel che riguarda la sfera emotiva e i processi cognitivi, nel campo della neuroprotezione, nel caso di malattie ormonali come il diabete, e l’elenco potrebbe continuare.

In conclusione, le potenzialità dell’umile pianticella conosciuta da secoli sono ancora in fase di sviluppo, ma le certezze non mancano. E il campo degli interventi della magica “mary jane” apre nuove frontiere alla cura e al benessere dei nostri amici a quattro zampe.

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