È una scoperta relativamente recente e non esistono ancora studi dettagliati, è però ormai chiaro che i cani sono in grado di percepire la presenza di neoplasie con l’olfatto. In particolare i cani sarebbero capaci di avvertire il peculiare odore rilasciato dalle cellule tumorali.
Meglio di una macchina
La precisione con cui i cani individuano diversi tipi di tumore è impressionante ed è ampiamente superiore al 90 per cento, rendendoli spesso più affidabili della maggior parte dei macchinari attualmente presenti negli ospedali.
Liù è una femmina di pastore tedesco dell’Esercito italiano da poco salita all’onore delle cronache per il suo talento nell’individuare l’insorgere del cancro quando la malattia non si è ancora sviluppata. Liù lavora nel reparto di urologia dell’ospedale Humanitas di Castellanza, in provincia di Varese, da cinque anni ed è specializzata nell’individuare i tumori alla prostata. Fiutando i campioni di urine dei pazienti il cane percepisce la presenza del tumore e il 98 per cento delle diagnosi effettuate da Liù si è rivelato corretto. Secondo i medici dell’ospedale lombardo, il naso di Liù avrebbe dimostrato che il tumore ha una molecola particolare che l’olfatto del cane può individuare. L’obiettivo ora è quello di scovare questa molecola e di riuscire a isolarla, al fine di anticipare sempre più le diagnosi e concentrarsi sulla prevenzione.
Le abilità mediche dei cani non sono comunque una novità, questi animali vengono infatti impiegati da tempo per assistere diabetici ed epilettici. Quell’incredibile calcolatore di informazioni olfattive che è il naso del cane è infatti capace anche di percepire l’ipoglicemia e le crisi epilettiche prima che si manifestino. Ormai ampiamente diffusi negli Stati Uniti e nel Regno Unito, i diabete alert dogs (DADs) sono addestrati per allertarsi quando fiutano l’odore dell’ipoglicemia e a portare al proprietario il kit d’emergenza.
Una nuova analisi dimostra che i combattimenti tra cani sono ancora diffusi in Italia. Alcuni interventi legislativi e una guida per i cittadini mirano a contrastare il fenomeno
Dopo Milano, il progetto realizzato con LifeGate nell’ambito della Water Defenders Alliance arriva nel porto toscano. Obiettivo: prevenire l’inquinamento delle acque attraverso una tecnologia in grado di assorbire oli e idrocarburi.
La legge sulla valorizzazione del mare contiene una norma di principio per la tutela di un ecosistema unico, ma per ora non sono previsti strumenti reali.