Cashback e cashless, quali sono i veri obiettivi verso la sostenibilità economica e finanziaria

Sono state spese tante parole sul cashback, il rimborso del programma Italia cashless. Ma qual è il reale obiettivo del governo? C’entrano evasione fiscale e rilancio dei consumi.

Rilanciare i consumi, aumentare la digitalizzazione del paese e soprattutto, per cercare di ridurre l’enorme peso dell’evasione fiscale tracciando il più possibile le operazioni. Sono questi i tre obiettivi per il quale il governo ha lanciato dall’8 dicembre il programma Italia cashless, al quale a oggi sono già iscritti 3,6 milioni di cittadini italiani, che hanno registrato oltre 6 milioni gli strumenti di pagamento elettronici attivati, tra bancomat e carte di credito. L’app IO, necessaria per iscriversi (e che a sua volta necessita di un account spid, il sistema unico di accesso con identità digitale ai servizi online della pubblica amministrazione) e per partecipare al cashback, il rimborso di una quota delle spese effettuate, nel frattempo vola verso gli 8,6 milioni di download, e i problemi tecnologici registrati nei primi giorni sembrano essere finalmente superati: ora si parte veramente.

Come funzionano cashback e Italia cashless

L’operazione Italia cashless è partita ufficialmente l’8 dicembre attraverso il programma cashback che ha come obiettivo l’incentivo dei pagamenti elettronici, con bancomat, carta di credito o app al posto del contante, al fine di aumentare la tracciabilità e ridurre l’evasione fiscale. Per modernizzare il paese e favorire lo sviluppo di un sistema più digitale, veloce, semplice e trasparente:

  • la misura principale è il cashback che prevede il rimborso del 10 per cento della spesa effettuata elettronicamente, per un massimo di 150 euro a semestre con almeno 50 pagamenti effettuati, di qualsiasi importo, in tutti gli esercizi commerciali, dai supermercati ai negozi ma anche con artigiani e professionisti; sono esclusi dal computo per il rimborso gli acquisti online. Il rimborso massimo per singola transazione è di 15 euro;
  • c’è poi il super cashback: i primi 100mila a totalizzare il maggior numero di transazioni con carte e app in sei mesi avranno un bonus 1.500 euro che possono cumularsi al cashback normale (in linea teorica, un consumatore che vince entrambi i super cashback potrà riavere indietro in un anno fino a 3.450 euro);
  • il terzo provvedimento è la cosiddetta lotteria degli scontrini, un vero e proprio sorteggio che può fruttare vincite complessive fino a 5 milioni di euro e 1 milione di euro per chi partecipa alla lotteria;
  • infine, c’è lo speciale extra cashback di Natale, un rimborso del 10 per cento fino a 150 euro in un solo mese, valido per il mese dicembre se di fanno almeno 10 acquisti con carte e app.

Perché il governo punta sulla rinuncia al contante

Funzionamento a parte, è importante comprendere perché il governo ha deciso di dare vita a questa operazione di incentivazione dei pagamenti elettronici e digitali al posto del contante. Le motivazioni principali sono due: da una parte modernizzare e digitalizzare il paese, dall’altra combattere l’evasione fiscale favorendo forme di pagamento tracciabili. E probabilmente ce n’è anche una terza: incentivare i consumi e gli acquisti per aiutare l’economia a ripartire, in un momento così complicato per molti esercizi commerciali.

Un negozio in Italia chiude durante la pandemia di coronavirus, cashback, cashless
Modernizzazione, lotta all’evasione e rilancio dell’economia gli obiettivi di Italia Cashless © Marco Di Lauro/Getty Images

Per quanto riguarda il primo punto, forse sarebbe più corretto affermare “modernizzare la mentalità dei cittadini”: secondo l’Associazione bancaria italiana, infatti, l’Italia è ultima in Europa per numero di operazioni pro-capite annue con strumenti alternativi al contante, con una media di 111 operazioni, contro una media di 265 in tutta l’Unione europea. Tutto ciò nonostante il fatto che in Italia ci siano 3,2 milioni di Pos (terminale di pagamento): 5,2 ogni 100 abitanti, più del doppio della media europea (2,8 ogni cento), e che anche le commissioni pagate dagli esercenti siano più basse delle media europea (1,1 per cento contro 1,2). Quindi finora il mancato boom dei pagamenti elettronici sembra dovuto più a una questione culturale, legata magari anche all’età media elevata del nostro paese, che non a un gap tecnologico.

Evasione fiscale, una piaga da 108 miliardi l’anno 

Decisamente vero invece è che carte di credito, bancomat e acquisti via app (attenzione: gli acquisti su piattaforme online e i bonifici bancari non rientrano nel programma cashback) possano contribuire a combattere e ridurre la piaga dell’evasione fiscale. L’evasione fiscale nel 2017 è stata pari a 108 miliardi di euro, in linea con gli anni precedenti: quanto due manovre finanziarie, secondo la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione pubblicata dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani pubblicata il 7 ottobre.

La relazione include anche una stima preliminare per il 2018, ancora incompleta, ma che indicherebbe un calo dell’evasione di almeno 5 miliardi, principalmente grazie all’introduzione dello fattura elettronica, che ha ridotto considerevolmente l’evasione dell’iva. Inoltre, secondo l’Osservatorio sui conti pubblici italiani è probabile che nel 2020, a causa della crisi, l’incidenza dell’evasione aumenti ancora di più. Il programma Italia cashless, una volta a regime, potrebbe dunque aiutare le casse dello stato a far rientrare almeno un po’ di quel sommerso.

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