Barcellona, le condanne dei leader indipendentisti scatenano la protesta

Strade bloccate, aeroporto preso d’assalto, migliaia in piazza. Barcellona ha reagito duramente alle condanne del leader indipendentisti catalani.

Erano passati soltanto pochi minuti dalla condanna, da parte della giustizia spagnola, di nove dirigenti indipendentisti catalani e già le strade di Barcellona cominciavano a riempirsi. “Non possiamo restare a casa senza fare nulla”, si dicevano i militanti. Le loro organizzazioni, nello stesso momento, annunciavano manifestazioni “che dureranno a lungo”.

Per i dirigenti indipendentisti pene tra 9 e 13 anni di reclusione

La sentenza a danno dei leader del movimento indipendentista è stata giudicata in effetti da una parte degli osservatori europei particolarmente dura. Le pene sono state comprese infatti tra 9 e 13 anni di reclusione, per i reati di sedizione e malversazione a danno dello stato. I sette magistrati si sono espressi all’unanimità, condannando di fatto i dirigenti per essersi “ribellati”.

Si tratta dell’applicazione di norme che ha un solo precedente nella storia recente della Spagna (ovvero dal ritorno alla democrazia dopo la dittatura del generalissimo Franco). Era il 23 febbraio 1981: all’epoca, il procedimento fu avviato nei confronti del generale Tejero, per aver guidato un tentativo di colpo di stato.  

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Barricate all’aeroporto di Barcellona © Alex Caparros/Getty Images

Due anni fa il referendum e la dichiarazione d’indipendenza

Due anni fa, infatti, il 1 ottobre 2017, si è tenuto un referendum attraverso il quale i cittadini catalani hanno votato a favore di una dichiarazione unilaterale di indipendenza. Il re di Spagna Filippo VI aveva parlato di “condotta irresponsabile che può mettere in pericolo la stabilità economica e sociale di tutta la Spagna”. Ciò nonostante, poche settimane dopo il parlamento della Catalogna ha approvato, venerdì 27 ottobre, l’avvio di un “processo costituente” con l’obiettivo di raggiungere l’indipendenza dalla Spagna.

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Violenta reazione degli indipendentisti catalani alle condanne dei loro leader © Alex Caparros/Getty Images

L’allora primo ministro Mariano Rajoy aveva reagito immediatamente, chiedendo di destituire l’esecutivo della Catalogna,  a cominciare dal presidente Carles Puigdemont. Al contempo, la procura generale spagnola aveva annunciato l’apertura di un procedimento contro il Parlamento catalano per “ribellione”. Lo stesso Puigdemont era stato quindi costretto a rifugiarsi in Belgio per sfuggire ad un mandato di cattura. E, a Barcellona, i lealisti nei confronti di Madrid erano scesi in piazza per dichiarare la loro volontà di non abbandonare la Spagna.   

Violente proteste a Barcellona, preso d’assalto l’aeroporto

Dopo la sentenza del 14 ottobre 2019, la questione catalana torna ora ad occupare le prime pagine dei giornali europei. Nel pomeriggio, a Barcellona il centro storico era già attraversato da parecchie migliaia di persone, che reclamavano “libertà per i prigionieri politici”. Il corteo si è quindi incamminato verso l’aeroporto della città, al fine di tentare di occuparlo.

La polizia in tenuta anti-sommossa ha caricato a più riprese alcune centinaia di militanti che hanno cercato di accedere ai terminal. I manifestanti hanno risposto lanciando pietre e incendiando dei cassonetti. Il bilancio, secondo fonti sanitarie, è stato alla fine di 53 feriti. Mentre sono stati 108 i voi annullati dal gestore dello scalo Aena. “Le strade rimarranno nostre”, hanno assicurato gli indipendentisti. Per questo il primo ministro socialista Pedro Sanchez ha inviato dei rinforzi per aiutare le forze dell’ordine presenti sul posto.

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