Zen

Alla domanda “che cosa è lo zen” non si può rispondere con una semplice formula; è come se cercassimo di conoscere l’intima natura della vita

Alla domanda “che cosa è lo zen” non si può
rispondere con una semplice formula; è come se cercassimo di
conoscere l’intima natura della vita, descrivendone semplicemente
le varie forme. Così lo zen. Per sua natura sfugge a
qualsiasi definizione. Come la vita, si può e non si
può capire. Come la vita, si può cogliere con
l’intuizione, si può percepirne lo spirito attraverso la
pratica.

La tradizione fa risalire l’origine dello zen al momento in cui
il Budda raggiunse l’illuminazione. Dopo la sua morte, la
predicazione del Budda fu variamente interpretata e rielaborata, e
ciò diede origine a diversi filoni, tutti ispirati al
pensiero originale, ma ognuno sviluppatasi in una direzione
diversa. Fu Bodhidarma, nel 527 d. C., che – con il proposito di
ritornare allo spirito originale della predicazione del Budda –
introdusse il Buddismo in Cina.

Lo zen nasce praticamente dall’incontro tra gli sviluppi
più elevati della filosofia indiana con il taoismo e con la
peculiare natura della mentalità cinese, pragmatica e
intrisa di confucianesimo; con l’aggiunta, infine di quel quid
indefinibile che vi impresse Bodhidarma.

Dalla scuola Mahayana, una delle correnti del buddismo che
incise più profondamente sul carattere dello zen, si attinge
il concetto di “buddità essenziale” implicita in ogni
esistenza in tutti i livelli della creazione, da cui consegue la
più completa tolleranza e accettazione verso ogni essere e
ogni cosa. Anche la finalità ultima dello zen è la
stessa del buddismo: la libertà dello spirito.

Dal taoismo deriva il concetto dell’eterno fluire della vita in
cui non hanno mai termine i processi di crescita e di mutamento; in
cui tutto è nuovo ed eterno allo stesso tempo; in cui l’uno
e il molteplice rappresentano la stessa identica realtà.
Taoista è anche il principio del wu wei, il “non fare”,
così importante nello zen, il fluire in sintonia con gli
eventi, il dominarli addattandovisi.

Lo spirito pratico della mentalità cinese porta lo zen a
eliminare ogni traccia di intellettualismo e a concentrare
l’attenzione sulla vita di tutti i giorni nei suoi vari aspetti. I
più profondi valori dello spirito devono esprimersi
attraverso l’azione e il lavoro, in ogni momento della giornata.
D’altra parte lo spirito umanista, innato nella visione cinese,
porta a porre l’accento sull’uomo, sull’esperienza quotidiana e
sulle esperienze concrete. La sapienza, per un cinese, non
può mai comportare una fuga dal mondo. E’ proprio
quest’interesse sull’uomo, sulla condizione umana e sul mondo, che
ha portato la prospettiva filosofica cinese, di cui anche lo zen si
è fatto interprete, a elevare la compassione allo stesso
livello della sapienza.

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