La Cina lancia il proprio mercato delle emissioni di CO2

Partirà il 1 febbraio il mercato dei “diritti ad inquinare” voluto dal governo della Cina. Ora chi emette CO2 dovrà pagare (ma solo in un settore).

La Cina lancerà il prossimo 1 febbraio un proprio mercato interno dei “diritti ad inquinare”. Si tratta di un sistema attraverso il quale le aziende saranno obbligate a pagare in funzione delle emissioni di biossido di carbonio rilasciate nell’atmosfera a causa delle loro attività. Un meccanismo simile all’Emission trading system (Ets) che è stato adottato già da anni all’interno dell’Unione europea.

Il mercato della CO2 dovrà fungere da deterrente

Si tratta di una novità che, potenzialmente, potrebbe modificare profondamente i metodi di produzione del colosso economico asiatico, convincendo le aziende ad adottare criteri più stringenti dal punto di vista ambientale e climatico. Chi è più virtuoso potrà infatti vendere i diritti inutilizzati ad altri, innescando teoricamente un processo virtuoso. Teoricamente, perché tutto dipenderà dall’efficacia di tale sistema di scambio delle emissioni. Lo stesso Ets europeo, infatti, a lungo è stato criticato dalle organizzazioni non governative (e non solo), poiché i costi dei “diritti ad inquinare” – decisi da dinamiche di mercato – risultavano irrisori. Il risultato era che per le aziende la necessità di acquisire tali diritti non fungeva da deterrente.

Centrali a carbone, Cina
Un mercato nei pressi della centrale a carbone di Huainan, nella provincia cinese di Anhui © Kevin Frayer/Getty Images

Nel caso della Cina, in particolare, il sistema dovrà essere in grado di accompagnare la nazione verso l’obiettivo che si è fissata in termini climatici. Ovvero raggiungere la carbon neutrality, l’azzeramento delle emissioni nette di CO2, entro il 2060. Ad oggi, però, il 60% della produzione cinese di energia è ancora legata al carbone, la fonte fossile in assoluto più nociva in termini di emissioni climalteranti. È probabile, in questo senso, che sul governo cinese sarà esercitata una forte pressione da parte dei grandi gruppi. Che chiederanno, appunto, di non far gravare improvvisamente costi troppo elevati sui loro business.

La Cina è ancora fortemente legata al carbone

Il mercato delle emissioni cinese, in ogni caso, verrà applicato unicamente al settore dell’energia. Si stima che possa arrivare a coprire quindi un terzo delle emissioni di gas ad effetto serra della nazione asiatica. Ciò che è certo, dunque, è che da solo il sistema non potrà bastare per consentire a Pechino di fare compiutamente la propria parte nella battaglia contro i cambiamenti climatici. Anche e soprattutto tenendo conto del fatto che la Cina ha emesso da sola, nel 2019, il 29 per cento dei gas ad effetto serra rilasciati nell’atmosfera in tutto il mondo. Pari a 14 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2.

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