Il lockdown non è bastato, il riscaldamento globale verso i 3 gradi

Nel 2020 il coronavirus ha fatto calare del 7 per cento le emissioni, ma questo avrà un impatto marginale sul riscaldamento globale. Per invertire la rotta serve la volontà politica.

Le misure di lockdown imposte nel corso del 2020 per tenere a freno la pandemia da coronavirus hanno inferto un duro colpo alle attività economiche e alla coesione sociale. Quantomeno, però, il Pianeta ha respirato: per le emissioni di gas serra climalteranti si stima un crollo del 7 per cento rispetto all’anno precedente. Nemmeno una circostanza così eccezionale, però, è sufficiente per invertire la rotta del riscaldamento globale. A dare questo avvertimento è la nuova edizione dell’Emissions gap report con cui, come ogni anno, il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (Unep) fa una proiezione delle emissioni di gas serra attese per il 2030. E le mette a confronto con i livelli che permetterebbero di evitare la catastrofe climatica.

Nuovo record di emissioni nel 2019

Durante il 2019 le emissioni di gas serra hanno raggiunto un nuovo record di 52,4 gigatonnellate di CO2 equivalente. A fare la parte del leone, ancora una volta, quelle dovute all’uso di combustibili fossili. Dal 2010 questa quantità è cresciuta a un ritmo medio dell’1,3 per cento all’anno che, secondo i dati preliminari, potrebbe attestarsi al +1,1 per cento nel 2019. Considerando anche le emissioni legate ai cambiamenti nell’uso del suolo, più difficili da monitorare, il dato del 2019 appare ancora più drammatico perché raggiunge le 59,1 gigatonnellate di CO2 equivalente, segnando un +2,6 per cento rispetto all’anno precedente. A incidere soprattutto gli incendi divampati da un capo all’altro del Pianeta, dall’Indonesia all’Australia, passando per l’Amazzonia.

Vigili del fuoco al lavoro nella periferia di Sydney
Gli incendi in Australia hanno bruciato una superficie pari a quella dell’Austria © David Gray/Getty Images

Il riscaldamento globale resta un’emergenza

Il 2020 deve ancora arrivare al termine ma è evidente che sarà un anno fuori dalla norma. Secondo le stime preliminari, la pandemia avrà come esito un -7 per cento delle emissioni di CO2 rispetto al 2019 (un calo meno marcato se si considerano altri gas serra). Un dato senza precedenti nella storia recente, se si considera che la crisi finanziaria globale del 2008 le aveva fatte scendere solo dell’1,2 per cento.

Questo però non ci autorizza ad abbassare la guardia. Tutt’altro. Innanzitutto, le concentrazioni di anidride carbonica, metano e ossido di azoto in atmosfera sono comunque aumentate. Se poi si inserisce il dato del 2020 nel trend dei prossimi decenni, il suo peso diventa pressoché irrilevante. Per la precisione, attenua di appena 0,01 gradi centigradi il riscaldamento globale atteso per il 2050.

L’Unep è molto chiaro in merito. Le promesse assunte dai singoli stati nel quadro dell’Accordo di Parigi (le cosiddette nationally determined contributions) sono “seriamente inadeguate”. Anche qualora venissero rispettate, le temperature globali salirebbero di almeno 3 gradi centigradi entro la fine del secolo. In pratica, una catastrofe.

Possiamo salvare economia e clima, insieme

Anche se il tempo stringe, non tutto è perduto. Per risollevare l’economia dal trauma della Covid-19, i governi stanno stanziando 12mila miliardi di dollari, cioè il 12 per cento del pil globale del 2020. Finora, però, questi pacchetti di stimolo non hanno fatto altro che conservare lo status quo. Soltanto in alcuni casi sporadici sono stati usati per spronare la transizione verde: in questo senso brillano soprattutto Corea del Sud, Francia, Germania, Regno Unito e Unione europea.

Se i decisori politici procedessero compatti verso una ripresa verde, i benefici sarebbero immensi. Potremmo ancora tagliare fino al 25 per cento le emissioni di gas serra previste per il 2030 e avremmo così il 66 per cento delle possibilità di mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Se poi questa ripresa verde venisse associata a nuovi e più ambiziosi impegni degli stati ad azzerare le proprie emissioni – come per esempio ha promesso il presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden – potremmo ancora sperare di restare al di sotto degli 1,5 gradi centigradi.

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