Per salvare il clima, dobbiamo trasformare il nostro intero sistema economico. Ma siamo ancora fuori strada

Per capire se il nostro sistema economico si sta trasformando in chiave sostenibile, un report analizza 40 diversi indicatori. La bocciatura è netta.

Per scongiurare la catastrofe climatica, bisogna contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. È il limite che gli scienziati hanno messo nero su bianco e che la comunità internazionale, nell’Accordo di Parigi, ha tradotto in “ben al di sotto dei 2 gradi centigradi”. Per raggiungere un risultato simile, il nostro intero sistema economico si deve trasformare radicalmente. Una trasformazione che, in questo momento, non c’è. O, per lo meno, non si avvicina nemmeno al grado di ambizione necessario. A dirlo è il report State of climate action 2021 pubblicato da una coalizione di organizzazioni di cui fanno parte, tra gli altri, il World resources institute e Climate action tracker.

Positivi zero indicatori su quaranta

Lo studio misura quaranta diversi indicatori che riguardano otto settori: produzione di energia, industria, trasporti, uso del suolo, gestione delle zone costiere, agricoltura, tecnologie per la rimozione della CO2 e finanza per il clima. Sui quaranta totali, nessuno progredisce a un ritmo almeno sufficiente per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030. Tre risultano stagnanti: l’imposizione di un prezzo per la CO2 e la riduzione delle emissioni associate alla produzione di acciaio e cemento.

Cina, sabbia, cemento
In tre anni la Cina ha usato più cemento di quanto ne abbiano usato gli Stati Uniti in un secolo © Feng Li/Getty Images)

Fatta eccezione per quei nove per cui gli autori non dispongono di dati sufficienti, tutti gli altri sono fuori strada, in modo più o meno grave. Per esempio, oggi appena il 5,5 per cento del parco veicoli circolante è elettrico, ma entro il 2030 bisognerebbe arrivare al 20 per cento o addirittura al 40. Il carbone rappresenta ancora il 38,1 per cento della produzione globale di energia, una quota che dovrebbe essere pressoché azzerata da qui a un decennio. Il consumo di carne bovina e ovina nei paesi ricchi dovrebbe attestarsi su una media di 79 chili annui pro capite nel 2030, ma oggi è ancora a quota 93,6.

Quando il nostro sistema economico va fuori strada

Ci sono poi tre indicatori che vanno addirittura nella direzione opposta rispetto a quella necessaria per salvare il clima. La percentuale di viaggi effettuati da veicoli commerciali leggeri privati sta aumentando, invece di diminuire. Così come aumentano le emissioni di gas serra legate all’agricoltura che, entro il 2030, dovrebbero calare del 22 per cento rispetto al 2017. Preoccupa anche lo stato delle foreste. Per essere in linea con l’Accordo di Parigi, il tasso di deforestazione dovrebbe crollare del 70 per cento entro il 2030 rispetto al 2018. Eppure, dal 2010 in poi è stato in continua crescita, al pari delle emissioni a esso associate.

Un pascolo di mucche in un’area deforestata in Brasile. © Mario Tama/Getty Images

“Dobbiamo fare leva su tutte le risorse disponibili in ogni settore, per trasformare la nostra produzione di energia, le nostre diete, il modo in cui gestiamo i terreni e altro ancora, tutto contemporaneamente”, ha dichiarato Kelly Levin, co-autrice del rapporto. “Abbiamo bisogno di un cambiamento trasformativo ed è molto chiaro che i trend non si stanno muovendo abbastanza in fretta”.

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