Uno studio dell’Istituto Potsdam rivela che nell’ultimo decennio il riscaldamento globale ha subito una netta accelerazione, a +0,35 gradi centigradi.
Mancava solo l’ufficialità. Ed è arrivata puntuale, a poche settimane dalla Cop23 che si terrà a Bonn. La concentrazione di CO2 in atmosfera ha raggiunto il valore record di 403,3 ppm nel 2016, il 145 per cento in più dei valori preindustriali. A dirlo è l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) nell’ultimo Greenhouse gas bullettin. L’ultima volta
Mancava solo l’ufficialità. Ed è arrivata puntuale, a poche settimane dalla Cop23 che si terrà a Bonn. La concentrazione di CO2 in atmosfera ha raggiunto il valore record di 403,3 ppm nel 2016, il 145 per cento in più dei valori preindustriali. A dirlo è l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) nell’ultimo Greenhouse gas bullettin.
L’ultima volta che il pianeta ha vissuto un’epoca con questi livelli di gas serra, la temperatura media globale era di 2-3 gradi Celsius più elevata, e il livello dei mari era più altro di 10-20 metri. “Senza una rapida riduzione della concentrazione di CO2 e degli altri gas serra, andremo incontro a pericolosi aumenti di temperatura entro la fine del secolo, ben al di sopra i livelli concordati dall’Accordo di Parigi”, ha commentato il segretario generale del Wmo, Petteri Taalas. “Le future generazioni erediteranno un pianeta meno ospitale”.
Solo nel biennio 2015-2016, la concentrazione di CO2 è aumentata del 2,5 per cento, a causa anche dell’effetto della corrente tropicale El Nino, come confermato recentemente anche dalla Noaa. “La CO2 rimane in atmosfera per centinaia di anni e negli oceani anche più a lungo”, ha detto Taalas. “Le leggi della fisica ci dicono che avremo un clima più caldo ed maggiori eventi estremi in futuro e non esiste al momento nessuna bacchetta magica per rimuovere la CO2 dall’atmosfera”.
Infatti scienziati e ricercatori spiegano che, anche se dovessimo smettere immediatamente di emettere anidride carbonica, metano e biossido di azoto in atmosfera, ci vorrebbero centinaia di anni perché i livelli oggi raggiunti possano rientrare in parametri “sicuri”. Ovvero a livelli che ci permettano di conservare ecosistemi e cicli naturali come li conosciamo oggi e che hanno permesso alla specie umana di crescere e prosperare.
Atmospheric levels of CO2 surged at record speed in 2016, says @WMO https://t.co/omoD2QIwQa This is why it matters pic.twitter.com/Ujm9TNbuv8
— UN Climate Change (@UNFCCC) 30 ottobre 2017
Se l’anidride carbonica è passata dalle 280 ppm (nel 1750) alle attuali 403,3 ppm, i valori degli altri due gas ad effetto serra destano la stessa preoccupazione. Il CH4 (metano) ha anch’esso raggiunto un record nel 2016, ovvero 1.853 ppb (parti per miliardo), una concentrazione pari al 257 per cento in più rispetto i livelli preindustriali. Allevamento e agricoltura intensiva, impiego dei combustibili fossili, ma anche fonti naturali come le zone umide, hanno contribuito ad un aumento esponenziale negli 250 anni.
Anche la curva del biossido d’azoto (NO2) è impietosamente volta a livelli eccessivamente alti: il 122 per cento rispetto ai livelli preindustriali, con un valore di 328,9 ppb. L’NO2 contribuisce all’assottigliamento dello strato di ozono. Strato che ci protegge dalla radiazione ultravioletta.
“I numeri non mentono, stiamo ancora emettendo troppo”, ha dichiarato Erik Solheim, responsabile dell’ambiente delle Nazioni Unite. “Gli ultimi anni hanno visto un’enorme crescita delle rinnovabili, ma dobbiamo ora raddoppiare gli sforzi per garantire che le nuove tecnologie a basse emissioni di carbonio siano in grado di prosperare, abbiamo già molte delle soluzioni per affrontare questa sfida. Ci vuole ora la volontà politica globale e un nuovo senso di urgenza”. Il tempo è prossimo a scadere. E riguarda tutti noi, nessuno escluso.
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