Cosa significa vivere in un mondo con 400 ppm di CO2

La conferma arriva anche dall’Omm: la CO2 in atmosfera non scenderà più al di sotto delle 400 ppm per decenni. La soglia di sicurezza da non superare era fissata a 350 ppm.

Nuovo anno, nuovo record per quanto concerne la concentrazione di CO2 in atmosfera. L’Osservatorio di Mauna Loa, lo scorso 18 aprile, ha registrato la quota record di 410 ppm (parti per milione). È la prima volta nella storia dell’umanità che viene raggiunta una tale concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Pari a quella presente sul pianeta 3 milioni di anni fa. E questo non fa che confermare quello che i ricercatori avevano predetto lo scorso anno, ovvero che difficilmente scenderemo nuovamente sotto quota 400 ppm, a patto che non ci sia una drastica riduzione delle emissioni climalteranti. Complice il periodo (tra aprile e maggio solitamente si registrano i valori più alti) e gli strascichi de El Niño, le concentrazioni continuano a rimanere estremamente alte, almeno se si vorrà restare al di sotto di 2° C di aumento delle temperature, come previsto dall’Accordo di Parigi.

Le concentrazioni di CO2 in atmosfera registrate dall'Osservatorio di Manua Loa.
Le concentrazioni di CO2 in atmosfera registrate dall’Osservatorio di Manua Loa.

Non sono buone notizie quelle che ci giungono dallo Scripps Institute for Oceanography di San Diego, California. La concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha superato le 400 ppm (parti per milione). E potrebbe essere un dato permanente, ovvero non scendere più al di sotto di questo valore.

 

A confermarlo c’è il fatto che settembre, di solito, è il mese in cui si registra la concentrazione media più bassa di tutto il resto dell’anno. “È possibile che ottobre scenda sotto i 400 ppm? Praticamente impossibile”, scrive il ricercatore Ralph Keeling, a capo del programma di monitoraggio della CO2 sul sito dell’istituto. “Negli ultimi 20 anni ci sono stati solo 4 anni (2002, 2008, 2009 e 2012) nei quali a ottobre la concentrazione mensile era più bassa di settembre. Tuttavia in quegli anni il calo era di 0,45 ppm, quantità che non sarebbe abbastanza per far registrare una concentrazione inferiore a 400 ppm a ottobre di quest’anno”.

400 ppm
I livelli di CO2 a gennaio 2015.

400 ppm. Per sempre

Non si tratta della prima volta che la concentrazione di anidride carbonica supera le 400 parti per milione. Accadde nel 2013, quando le misurazioni effettuate a Manua Loa, nelle Hawaii, superarono quella soglia. Stesso record si ebbe a maggio 2015. Ora il dato reso noto poco anni fa potrebbe essere definitivo.

A confermarlo è anche Gavin Schimdt, scienziato del clima alla Nasa, che a Climate Central risponde: “Nella migliore delle ipotesi (in questo scenario), potremmo aspettarci un equilibrio nel breve termine e così i livelli di CO2 probabilmente non cambierebbero molto – ma inizierebbero a diminuire nel giro di un decennio o giù di lì”. Ovvero se smettessimo di immettere anidride carbonica nell’atmosfera già da oggi, ci vorrebbero decine di anni per scendere al di sotto di questo livello critico. “Secondo me, non vedremo più un mese al di sotto di 400 ppm”. Tanto più che agosto è stato il mese più caldo mai registrato.

Cosa significa essere al di sopra delle 400 ppm e perché è un problema

Molti degli studi sul clima si basano su carotaggi del ghiaccio al Polo, o sui sedimenti. Da qui infatti è possibile conoscere come i livelli di anidride carbonica sono cambiati durante le ere geologiche e di conseguenza è possibile realizzare dei modelli climatici e ipotizzare degli scenari futuri.   Ciò che risulta dalle decine di studi scientifici è che questi valori di CO2 si sono avuti tra 2 e 4,6 milioni di anni fa, e tra 15-20 milioni di anni. Quando le condizioni climatiche sulla Terra erano estremamente diverse. Climaticamente, geograficamente e a livello di specie viventi. L’uomo non era ancora comparso.   Ciò che più preoccupa è che nella storia ci sono voluti millenni per raggiungere questi livelli, con tutte le conseguenze del caso. Oggi invece abbiamo raggiunto le 400 ppm in meno di 150 anni. E nessuno sa cosa dobbiamo aspettarci.  

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Le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera negli anni. Foto Omm.

Nel 2015 siamo entrati in una nuova era climatica

La corferma la dà l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm): la CO2 ha raggiunto il traguardo storico delle 400 ppm e nel 2015, come media globale in tutto l’anno. Cosa che non era mai accaduta dall’era pre-industriale. “Il 2015 ha inaugurato una nuova era di ottimismo e di azioni climatiche con l’Accordo di Parigi“, ha dichiarato Petteri Tallas, segretario generale dell’Omm.Ma sarà anche ricordato come data di inizio di una nuova era di cambiamenti climatici con concentrazioni di gas a effetto serra a livelli record. L’evento di El Niño è scomparso. Il cambiamento climatico no”.

Dati allarmanti

Inutile negarlo. I dati registrati sono gli stessi, da diversi Istituti scientifici, da diverse parti del mondo. Ed ora ad avvalorare la tesi c’è l’ufficialità dell’Omm che ha rilasciato questi dati proprio in concomitanza della Cop22, che si terrà in Marocco dal 7 al 18 novembre prossimi. “L’anidride carbonica rappresentava circa il 65 per cento del forcing radiativo dei gas serra a lunga durata”, scrive l’Organizzazione in una nota stampa. “Il livello pre-industriale di circa 278 ppm ha rappresentato un equilibrio tra l’atmosfera, gli oceani e la biosfera. Le attività umane, con la combustione dei combustibili fossili hanno alterato l’equilibrio naturale e nel 2015 abbiamo registrato una media a livello globale del 144 per cento in più dei livelli pre-industriali”.

Metano e idrofluorcarburi

Non c’è solo la CO2 come imputato. Il metano (CH4) è il secondo gas serra per effetti a lungo termine e rappresenta il 17 per cento del forcing radiativo. Di questo il 60 per cento proviene da attività umane, come allevamenti, agricoltura e combustione di biomasse.  Il metano atmosferico ha raggiunto un nuovo picco di circa 1845 parti per miliardo (ppb) nel 2015 ed è ora al 256 per cento dei livelli pre-industriali. Storico invece l’accordo firmato da 197 Paesi che mira ad eliminare progressivamente l’uso di idrofluorocarburi (Hfc), utilizzati come refrigeranti. Si dà il caso che questo gas ad effetto serra sia 14mila volte più potente dell’anidride carbonica.

Anche il biossido di azoto (NO2) è un potente gas ad effetto serra e gioca un ruolo importante nella riduzione dell’ozono stratosferico, ovvero lo strato che ci protegge dalla radiazione ultravioletta del Sole. Il 40 per cento di questo gas viene emesso da attività di origine antropica.

“Il vero elefante nella stanza – ha sottolineato Tallas – è l’anidride carbonica, che rimane nell’atmosfera per migliaia di anni e negli oceani ancora più a lungo. Se non riduciamo le emissioni di CO2, non siamo in grado di mitigare i cambiamenti climatici e mantenere l’aumento della temperatura al di sotto di 2° C rispetto all’era pre-industriale. È quindi della massima importanza che l’accordo di Parigi entri effettivamente entrare in vigore ben prima del previsto il 4 novembre e che noi fast-track la sua attuazione. ”

Di una cosa sono sicuri gli scienziati: che non scenderemo sotto questo livello (che avrebbe dovuto consetirci di stare sotto i 2 gradi centigradi) per molte generazioni a venire.

Articolo aggiornato alle 16.00 del 4 maggio 2017
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